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07:57 15 Ottobre 2019
Militi storici veronesi e veneziani a Verona

La Battaglia di Lepanto una grande vittoria della Cristianità. Verona ne ricorda l’anniversario

© Foto : Eliseo Bertolasi
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All’alba del 7 ottobre 1571, oltre quattrocento anni fa, nelle acque di Lepanto, porto della costa ionica,  si combatteva una delle più grandi battaglie navali della storia, frutto glorioso degli sforzi della Cristianità controriformistica.

Da una parte la flotta della “Lega Santa” cristiana metà della quale costituita dalla flotta veneziana, dall’altra la flotta turca. Una battaglia il cui esito avrebbe determinato il destino del continente europeo.

Non pare affatto fuori luogo oggi ricordarne l’anniversario nel modo più appropriato, sia nella sua valenza storica, che in quella religiosa.

Con la battaglia di Lepanto in gioco il destino dell’Europa

Fortemente voluta da papa Pio V, il 20 maggio 1571 venne firmata la “Lega Santa” contro i turchi. Vi aderirono il regno di Spagna, la repubblica di Venezia, lo Stato Pontificio, le repubbliche di Genova e di Lucca, i Cavalieri di Malta, i Farnese di Parma, i Gonzaga di Mantova, gli Estensi di Ferrara, i Della Rovere di Urbino, il duca di Savoia, il granduca di Toscana.

Il comando militare della flotta cristiana venne affidato a Giovanni d’Austria, figlio naturale di Carlo V e fratellastro del re di Spagna Filippo II; i suoi luogotenenti erano Marcantonio Colonna, comandante della flotta pontificia e Sebastiano Venier, comandante della flotta veneziana, che prese parte alla battaglia nonostante la sua età avanzata.

I preparativi si protrassero a lungo e la flotta si poté riunire a Messina solo il 24 agosto.

I Turchi, da parte loro, fin da febbraio avevano allestito una flotta di 250 galee e 100 navi da rifornimento e supporto. La loro superiorità numerica e gli ordini avuti dal sultano indussero il comandante in capo della flotta turca, Alì Pashà, a non sottrarsi al combattimento.

Con le due flotte schierate l’una davanti all’altra, la battaglia navale si accese dopo che dalle imbarcazioni ammiraglie partirono i primi colpi d’artiglieria.

Le proporzioni della sanguinosa battaglia possono essere riassunte in poche cifre. Se i caduti cristiani furono circa 9 mila, quelli turchi furono 30 mila, e varie altre migliaia quelli catturati. Soltanto trenta navi turche riuscirono a fuggire; le altre o catturate o distrutte. 

Per commemorare la ricorrenza, a Verona, nella mattinata del 6 ottobre, nella centrale piazza delle Erbe sulle note dell’oratorio militare sacro Juditha triumphans di Antonio Vivaldi e col sottofondo delle campane a festa dell’adiacente torre dei Lamberti è stato innalzato lo storico gonfalone marciano (di San Marco) del Doge Domenico Contarini, vessillo di oltre sei metri di grandezza, recentemente riprodotto.

Alla cerimonia dell’alzabandiera non poteva mancare un picchetto di militi storici: gli Schiavoni veneziani e le Guardie Nobili di Verona nelle loro uniformi settecentesche. Durante la manifestazione in memoria dei caduti della battaglia di Lepanto i militi in costume hanno effettuate numero salve di fucileria coi loro moschetti ad avancarica.

La cerimonia è proseguita nel pomeriggio con la recita del Santo Rosario in latino a suffragio dei caduti e per ringraziamento alla Madonna per la vittoria cristiana, nella Basilica di Sant’Anastasia, dove tutt’ora è conservata una reliquia della battaglia di Lepanto.

Storia e fede

Maurizio Ruggiero, Vito Comencini
© Foto : Eliseo Bertolasi
Maurizio Ruggiero, Vito Comencini

Sputnik Italia presente alla celebrazione ha sentito Maurizio Ruggiero un volto noto del tradizionalismo cattolico, segretario del Comitato per le celebrazioni delle Pasque Veronesi, tra gli organizzatori dell’evento, per cercare di comprendere la portata di tale vittoria:   

– Il papa di allora Pio V affidò alla Madonna la protezione di questa battaglia. Tutti gli equipaggi delle navi, prima della battaglia, in ginocchio recitarono il Santo Rosario, tutti ricevettero la confessione e l’assoluzione generale dei loro peccati. La Chiesa permette in questi casi l’assoluzione generale senza l’audizione dei peccati quando davanti a una battaglia o a un evento importante si difende la cristianità, col patto che se si sopravvive ci sarò poi l’obbligo di una confessione, se non si sopravvive si è comunque salvi perché c’è già stato il perdono dei propri peccati.

Immaginiamo questa scena fantastica bellissima, dove vediamo tutti gli equipaggi recitare il Santo Rosario, c’era lo stendardo della Lega Santa che riportava il Cristo Crocifisso coi Beati Apostoli Pietro e Paolo, c’era ovviamente la grande devozione mariana. Non a caso una volta ottenuta la vittoria e il trionfo, il senato veneto proclamò: “Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii victores nos fecit”, (“non il valore, non le armi, non i condottieri ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori”). Già questo rappresenta un atto bellissimo di umiltà e devozione alla Madonna. Poi c’è anche l’episodio legato al santuario di Loreto. Un dato importante della battaglia fu il fatto che mentre sulle navi cristiane c’erano persone libere, sulle navi musulmane chi remava erano schiavi cristiani detenuti a forza. Questi riuscirono a scatenarsi prendendo attivamente parte al combattimento contro i loro oppressori. Ecco, questi cristiani schiavi dei turchi ormai liberati dalle catene arrivarono fino a Porto Recanati e fecero un pellegrinaggio coi loro comandanti fino al santuario di Loreto, ancora oggi uno dei santuari mariani più importanti al mondo. Ai piedi della Madonna offrirono le loro catene in ringraziamento alla loro liberazione. Col ferro di quelle catene vennero fatte le cancellate ancora oggi presenti nel santuario di Loreto. Tra l’altro lo stesso santuario pochi anni prima venne saccheggiato dai turchi. Il motivo per cui a Loreto vediamo dei bastioni fortificati era proprio per difendere il santuario dalle incursioni barbaresche e turche.

Bandiera Marciana sotto la Torre dei Lamberti a Verona
© Foto : Eliseo Bertolasi
Bandiera Marciana sotto la Torre dei Lamberti a Verona

Per ricordare ai fedeli la prodigiosa vittoria di Lepanto riportata per intercessione di Maria Santissima, il papa Pio V aggiunse alle invocazioni delle Litanie Lauretane quella di “Auxilium Christianorum, ora pro nobis”, (“Ausilio dei Cristiani, Pregate per noi”).  Non solo! Addirittura proclamò il 7 ottobre: Festa di Santa Maria delle Vittorie, poi diventata festa del Santo Rosario, tutti gli anni festeggiata in ricordo della grande strepitosa vittoria di Lepanto che salvò la cristianità dai turchi. 

– Qual è l’importanza di quella battaglia? Se non ci fosse stata o se la Santa Alleanza avesse perso cosa sarebbe successo?

– Probabilmente ora avremmo il turbante in testa, pronunceremmo frasi strane di una lingua strana, molto orientale e sicuramente saremmo di un’altra religione.

Ricordare il passato per leggere il presente

Il deputato della Lega, consigliere comunale di Verona Vito Comencini presente alla cerimonia ha voluto contestualizzare nella realtà dei nostri giorni l’importanza di tale commemorazione:

– Ricordare gli eroi di quella battaglia, chi ha salvato l’Europa e la civiltà cristiana in quel preciso frangente storico, non solo è molto importante, ma è anche una questione di grande attualità visto i fatti di estremismo islamico che capitano oggi in Europa e continuano, come in passato, a minacciare la cristianità.

Carlo Bonazzi comandante della Guardia Nobile di Verona ha espresso la sua fierezza nel comandare il raggruppamento di militi storici:

– Il reparto fu istituito nel 1797 dal sindaco di Verona Franceso Emilei in emergenza per la minaccia franco-giacobina. Per me è un onore comandare la Guardia Nobile di Verona, perché ricorda il valore di questi soldati che difesero contro l’armata napoleonica tutto ciò che avevano di più caro: la loro città, le loro famiglie anche la loro cristianità; non va dimenticato che i francesi arrivarono anche per depredare le nostre chiese.     

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Italia, Verona
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