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09:22 15 Ottobre 2019

Allarme Monte Bianco, si teme una maxi valanga

© AP Photo / Alexis Moro
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Da un momento all'altro rischia di crollare il ghiacciaio Planpincieux sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco, in Valle d'Aosta.

I dati forniti dal radar che sorveglia il ghiacciaio di Planpincieux confermano la velocità di movimento della massa di 90 centimetri al giorno.

Una maxi valanga di ghiaccio di 250 mila metri cubi, grande come un grattacielo di medie dimensioni, potrebbe a breve precipitare a valle, travolgendo boschi e pascoli, e bloccando la viabilità e raggiungere la Val Ferret di Courmayeur, una delle perle turistiche delle Alpi.

La notizia sconvolgente del collasso del ghiacciaio Planpincieux è arrivata fino al palazzo delle Nazioni Unite attraverso le parole del premier Giuseppe Conte: «È un allarme che non può lasciarci indifferenti. Deve scuoterci tutti e mobilitarci».

È possibile prevenire il rischio di crollo? Che cosa succede se il ghiacciaio Plampincieux sul Monte Bianco crolla sulla Val Ferret? Per fare il punto della situazione Sputnik Italia ha raggiunto Dott. Massimiliano Fazzini, climatologo dell’Università di Camerino.

– Dott. Fazzini, a che cosa è dovuto lo scioglimento del ghiacciaio Planpincieux?  È tutta colpa dei cambiamenti climatici e delle temperature anomale?

– La colpa di questo anomalo movimento e di questo rischio di crollo di ghiacciaio è dovuta ad una duplice circostanza: il ghiacciaio è in suo movimento naturale e questa frammentazione del corpo glaciale è dovuta ad una complessa morfologia. Ci sono sassi di roccia, piuttosto che degli strapiombi, è chiaramente in quelle zone il ghiaccio tende naturalmente a frantumarsi, considerando il fatto che il ghiaccio è sempre in movimento. Però evidentemente con il caldo che c’è stato negli ultimi 2-3 mesi e in generale a causa dei cambiamenti climatici e a riscaldamento, il processo è notevolmente amplificato ed è accelerato.

– In questo momento molti fanno le scommesse sul caso di ghiacciaio Planpincieux che è diventato subito mediatico. Pensa anche Lei che si va verso il maxi-crollo o si può ancora evitare la catastrofe?

– Innanzitutto anche qualora si dovesse andare verso un maxi-crollo, non si può fare nulla perché la morfologia del ghiacciaio è talmente complessa e intervenire sarebbe praticamente impossibile. Per cui dobbiamo attendere che ci sia un crollo frammentario, parziale o totale della parte interiore del ghiacciaio stesso. Ma non si può assolutamente intervenire.

Comunque, vorrei sottolineare che da un punto di vista della protezione della popolazione non c’è nessun rischio anche qualora l’intero corpo glaciale dovesse cedere e dovesse collassare.

– Quali potrebbero invece essere le conseguenze di questo distacco a livello ambientale e riguardo alla biodiversità?

– Sicuramente le conseguenze a livello ambientale sono notevoli, perché innanzitutto c’è il discorso turistico, paesaggistico – la lingua del ghiaccio non si vedrebbe più dal fondovalle.

Però qui il problema vero è che si andrebbe a perdere centinaia di miglia di metri cubi di risorsa idrica, di acqua che è toccata in questo tratto di ghiacciaio. Questo a sua volta potrebbero avere delle conseguenze sulla ricarica dei bacini idroelettrici in Valle d’Aosta.

– Le Sue previsioni per i prossimi giorni?

– Sicuramente adesso tutto dipende dalla situazione meteorologica e dall’evoluzione del ghiaccio.

– La situazione generale dei ghiacciai sembra allarmante. Per il Cnr entro 25 anni potrebbero sparire tutti i ghiacciai alpini. Vuol dire che dobbiamo abituarci a notizie come queste?

– Senza andar a fare dei richiami ai modelli di simulazione climatica del Cnr, io vorrei sottolineare che negli ultimi 15 anni la temperatura alle quote sommitali del sistema alpino è aumentata di più di 1 grado e c’è una inerzia termica. Per cui le temperature sicuramente non diminuiranno.

Anche se le temperature non aumentassero più, comunque lo zero termico sarà intorno di 3000 metri, per cui i tutti i ghiacciai di piccoli dimensioni posizionati a quote inferiori ai 3000 metri sono destinati nel giro di 15-20 anni a scomparire totalmente e anche gli apparati glaciali più estesi e complessi, come quelli presenti nel massiccio del Bianco, sono destinati a ridursi sia di lunghezza che di spessore.

– Cosa si può fare per evitare questo scenario “apocalittico”?

– Come abbiamo già stabilito, la causa principale di tutto ciò che sta accadendo è da attribuire al riscaldamento globale. Allora a questo punto bisogna minimamente ridurre le emersioni di gas serra e “sperare” che arriva il momento del minimo solare che dovrebbe durare per almeno 3-4 anni. Questi due fattori messi insieme potrebbero sicuramente aiutare a non far aumentare le temperature e quindi salvaguardare quello che è rimasto a livello degli apparati glaciali sulle Alpi.  

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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