14:26 11 Dicembre 2019
Una colonna dei soldati con il cartellone con la scritta comunismo su una strada di Mosca, il 1917.

“Nazismo come comunismo”, revisionismo storico arma ideologica dell’UE

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La risoluzione europea che equipara il nazismo al comunismo è la testimonianza di un vero “rovescismo”, come lo definisce lo storico Angelo d’Orsi, quando viene taciuto il ruolo dell’Urss nella sconfitta del nazismo.

Il testo adottato dal Parlamento Europeo, che ha ottenuto il voto favorevole dal Partito democratico, dalla Lega, da Fratelli d’Italia e da Forza Italia, incita a lottare contro il revisionismo storico, ma il documento in questione è l’emblema di una riscrittura dei fatti storici. Sputnik Italia ha raggiunto per un approfondimento in merito Angelo d’Orsi, storico, già professore ordinario del pensiero politico all'Università degli Studi di Torino, direttore della rivista Historia Magistra.

– Professore Angelo d’Orsi, come commenterebbe questo testo dell'Unione Europea?

– È un'iniziativa che ritengo ingiustificata e che ritengo politicamente sbagliata ed errata su di un piano storiografico. Mi sembra che questa risoluzione contraddica lo spirito europeo: se lo spirito è quello di creare un'unione e un idem sentire sul piano identitario, questa risoluzione spacca ogni tentativo di andare verso un idem sentire europeo. Credo anche che con questa risoluzione il parlamento dell'Unione Europea mostri la sua sostanziale inutilità e superfluità. Questi signori che nel Parlamento godono di benefit e non hanno nulla o assai poco da fare nella vita hanno formulato un testo che sembra scritto da un mediocre studente di scuola fondato su un imparaticcio scolastico.

È un elenco senza capo né coda pieno di "visto" e "considerato", la risoluzione vuole essere da una parte un documento giuridico e dall'altra parte una sorta di tema scolastico. Questo testo però non ha senso come documento giuridico, poiché non si può imporre a nessuno Stato europeo la linea della persecuzione dei simboli dei passati regimi, anche perché spesso questo implica la rottura di relazioni bilaterali fra Stati. Trovo inquietante che questo documento è uno dei punti di arrivo del "rovescismo", neologismo da me coniato con il quale intendo la fase suprema del revisionismo storico.

– Cioè?

– Con questo esempio raggiungiamo risultati oltre ai quali il revisionismo precedente non aveva osato spingersi. Questo documento oscilla tra il rovesciamento e l'occultamento della verità storica, sulla base di un parallelo che ha sicuramente dei precedenti: non è la prima volta che viene posto un parallelo tra comunismo e fascismo e tra fascismo ed antifascismo, o in Italia tra partigiani e repubblichini o tra combattenti antinazisti e nazisti. Questo sulla base di un elemento che viene evocato nel documento dell'Unione Europea: la nefasta teoria della memoria condivisa, come se la memoria delle vittime potesse essere la stessa cosa di quella dei carnefici; le memorie sono soggettive ed hanno a che fare con gli individui singoli o con gli individui collettivi, cioè i popoli.

La memoria è fatta di oblio e di selezione naturale o innaturale degli avvenimenti che la nostra mente conserva nel suo serbatoio, è fatta di scelte e di rimozioni e quindi la memoria comprende l'errore, volontario o involontario. Soltanto la storia può sciogliere i nodi del passato.

– La storia cosa ci dice?

– Ci dice che è inaccettabile pensare che ci sia una doppia e pari responsabilità tra la Germania hitleriana e la Russia sovietica nello scatenamento della Seconda Guerra Mondiale. La ricerca storica ha dimostrato in modo inequivocabile che la seconda guerra mondiale è frutto dell'iniziativa della Germania hitleriana e quindi retrodatare l'inizio della guerra al patto Ribbentrop - Molotov è una sciocchezza senza pari. È una sciocchezza ideologica che vuole mettere sullo stesso piano gli aggressori e gli aggrediti.

Questa risoluzione efferata del parlamento della UE riconosce che la Russia è stata una vittima fondamentale della guerra ma non certifica il fatto che la Russia è stata la barriera contro la quale si è infranta l'offensiva tedesca. Non si trattava solo di un’offensiva contro la Russia, ma era un'offensiva contro il continente ed era il punto di partenza di un progetto di dominio mondiale, che era nelle carte e nella mente di Hitler e dei suoi gerarchi.

– Secondo lei perché in Occidente, non solo con questa risoluzione ma anche più in generale, si cerca di sminuire il ruolo dell'URSS nella sconfitta del nazismo?

– Stiamo assistendo da una quindicina d'anni ad una nuova ondata di russofobia che si manifesta a vario livello: culturale, nella letteratura, nel cinema e si manifesta sul piano politico ed ideologico. Questa risoluzione quindi rientra in questo nuovo clima di russofobia e si può spiegare soltanto, credo, con il ritorno della Russia ad essere uno dei grandi protagonisti della scena mondiale.

Dopo il 1988 - 1991 ed il crollo, la Russia per anni è uscita dalla scena e siamo andati verso un nuovo ordine mondiale dove c'era un solo attore, una sola superpotenza, una sola lingua ed una sola moneta. Poi però c'è stato un processo evolutivo per il quale siamo passati da un mondo unipolare ad un mondo multipolare, sono emerse due altre superpotenze, ovvero la Cina e la Russia. Questo ritorno della Russia inquieta e si cerca in tutti i modi di bloccarlo sul piano culturale ed ideologico.

– La risoluzione quindi, possiamo dire, rientra in un tentativo di revisione storica in chiave politica antirussa?

– Si torna alla vecchia idea della Russia che non fa parte dell'Europa, mentre noi dobbiamo metterci in testa che la Russia è Europa e dobbiamo smettere di riferirci all'Europa quando ci riferiamo all'UE. L’Unione Europea non è l'Europa, che è invece qualcosa di più grande e che non rientra nella sagoma e nelle cerimonie che si tengono a Bruxelles e a Strasburgo.

Quindi il documento di cui parliamo non è un documento dell'Europa, ma di un gruppo di burocrati che conferma l'atteggiamento antirusso che non ha mai portato nulla di buono all'Europa. È un errore anche storico, poiché in ogni caso ridurre il sacrificio della Russia e l'azione concreta che ha svolto per bloccare le armate hitleriane è un esempio non solo di oblio, ma di cancellazione dei fatti della storia.

Di fronte a questo tutti dovremmo insorgere, invece ad ora c'è stata giusto qualche piccola reazione, ma credo che a livello politico non ci sia stata una vera risposta.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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