20:00 07 Dicembre 2019
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Parola al professore cacciato dalla Luiss per i suoi tweet

© AP Photo / Matt Rourke, File
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Essere cacciati dall’università per un tweet? È possibile ed è successo al professore di storia Marco Gervasoni, epurato dalla Luiss per il linguaggio usato sui social. Un caso che fa molto riflettere sulla tutela della libertà di espressione e su quanto nelle università, così come nel dibattito pubblico, viga il politicamente corretto.

Tutto è cominciato con un tweet critico sull’immigrazione illegale e sul caso Sea Watch. Lo storico Marco Gervasoni usa i social senza peli sulla lingua e il suo linguaggio non è stato gradito dall’università Luiss che gli ha revocato il contratto. Ora, che un’università privata possa decidere liberamente quali professori assumere e quali no è normalissimo, ma qui si è di fronte ad altro.

Non si è messa in discussione l’attività didattica del professore Gervasoni, che non ha fatto politica in classe, bensì sono state processate le sue idee espresse fuori dall’università, in questo caso sui social. Questo è poco ma sicuro: se non rientri nella cornice del politicamente corretto e nel coro del mainstream sei fuori dai giochi. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista lo storico e saggista Marco Gervasoni, professore di storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise.

– Professore Gervasoni, cosa le è successo esattamente alla LUISS?

– Intorno a luglio dopo aver ricevuto l'incarico mi è arrivata una lettera del direttore del dipartimento che mi chiedeva spiegazioni su un mio tweet ed in generale su cosa scrivessi sui social. Dopo aver risposto a quella mail sono venuto a sapere indirettamente e non formalmente che mi è stato revocato il preincarico. Passata l'estate ricevo una chiamata da un funzionario che mi informa che il preincarico è stato revocato.

– Qual è stata la sua reazione?

– Sono rimasto stupito perché credevo che la mia lettera di risposta chiudesse il caso. Ero invece venuto a sapere tramite dei colleghi che il dipartimento aveva revocato il preincarico. Avevo quindi scritto delle mail al dipartimento dicendo di aver saputo indirettamente che mi era stato revocato il preincarico, poiché la firma del contratto non c'era ancora stata, ed alla fine ho ricevuto la chiamata che mi informava della decisione.

– L'università dovrebbe essere un luogo di dibattito, come può un tweet provocare queste reazioni?

– Nel comunicato loro non parlano di un unico tweet, ma asseriscono che siano stati diversi e che quindi il problema riguarda in generale la mia comunicazione sui social. Io credevo di essere in un paese in cui la libertà di espressione fosse tutelata e che quindi sulla mia piattaforma social potessi scrivere ciò che pensassi, ma evidentemente non è così.

– Possiamo dire che la libertà di espressione non è garantita quindi nelle università?

– Dipende quale espressione, nel senso che se si fanno dei post dove si invoca l'impiccagione per Salvini o per Giorgia Meloni la libertà è garantitissima, se invece si fanno tweet critici nei confronti dell'immigrazione selvaggia e nei confronti delle ONG no. Il linguaggio usato sui social è ovviamente diverso da quello accademico e quindi la contestazione del linguaggio è ipocrita, poiché mi si chiede di usare un linguaggio accademico in un ambito non accademico. Diciamo quindi che nelle università pubbliche e private, chi è a sinistra ha più diritti di chi non lo è.

– Ma parliamo dei social, è uno spazio dove si ha la libertà di esprimersi ma sul quale comunque c'è un grande controllo delle idee ed addirittura alle volte ne nascono processi. Abbiamo quindi una situazione davvero paradossale.

– Le due cose sono connesse: siccome i social sono utilizzati soprattutto dai movimenti che non sono rappresentati dal mainstream, come i giornali e le televisioni, ovviamente si finisce per colpirli. Questo accade anche in Francia dove Macron ha fatto una legge in base alla quale non bisogna usare un linguaggio d'odio. Ovviamente se io sui social diffamo qualcuno lui ha tutto il diritto ad andare dagli avvocati, mentre qui siamo ad un passo successivo, ovvero di controllare e costringere le piattaforme a chiudere i siti. Non è un caso che Facebook abbia chiuso una serie di pagine come quella di Casapound e di altri.

– Possiamo quindi dire che chi non rientra nella cornice del politicamente corretto ha vita dura e rischia anche di perdere un contratto di lavoro?

– Io non vorrei generalizzare il mio caso e di farne una legge generale, certamente possiamo dire che nelle università italiane chi non segue i dettami del politicamente corretto e lo esprime, vede l'ostilità della maggioranza del corpo accademico e viene quindi ostracizzato.

– Ma anche più in generale nei mass media e nel dibattito pubblico si viene additati se non si rientra in una certa cornice prestabilita, non crede?

– Diciamo che in generale la sinistra, i progressisti i globalisti hanno definito cos'è il mainstream e quindi per quanto riguarda l'immigrazione le frontiere devono essere aperte, chi critica le politiche immigratorie viene considerato xenofobo. Negli Stati Uniti Trump, ma anche Boris Johnson e chi critica l'Unione Europee è sospettato di simpatie fasciste. Io personalmente ho fatto dei tweet di apprezzamento al discorso di Viktor Orban che ha tenuto sabato alla festa di Atreju e sono stato insultato per aver espresso le posizioni di un “fascista”, che è in realtà, ricordiamolo, un presidente eletto democraticamente in un paese dell'Unione Europea.

​La cosa interessante, tornando al mio caso, è che il governo indirettamente ha in qualche modo preso posizione in favore della revoca del mio contratto visto che il sottosegretario Alessia Morani del PD, su Twitter ha scritto che la Luiss aveva fatto bene. Questo è un dato interessante poiché in questo modo il governo ha fatto sapere che è stato giusto revocare il contratto a Marco Gervasoni.

La sottosegretaria in questione non se ne rendeva nemmeno conto poiché in questo modo non è più una contesa tra Luiss e Marco Gervasoni, ma un governo attraverso un suo sottosegretario ha preso posizione. Ecco, il PD dà lezione ovunque parlando di come il governo russo, ungherese o polacco caccino le persone ma poi un esponente del PD, sottosegretario, ha detto che ha fatto bene la Luiss a togliermi il contratto…

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Crisi dei migranti, Italia
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