12:48 21 Novembre 2019

Scoprire l'Etna, il vulcano più attivo d'Europa

© AP Photo / Salvatore Allegra
Interviste
URL abbreviato
Di
0 41
Seguici su

L'Etna, il gigante con il pennacchio di fumo che sovrasta la città di Catania, è uno dei maggiori vulcani d'Europa con i suoi 3300 m di altezza e le sue frequenti attività eruttive. Una montagna viva, che respira e si muove in continuazione, modificando la propria morfologia, la propria altitudine, nel corso di 500 mila anni di vita.

L'incessante attività vulcanica, rende famoso il Mongibello – altro nome della montagna – in tutto il mondo, sia per la spettacolarità dei suoi fenomeni parossistici, sia per il fatto che con il tremendo ciclope  si possa sostanzialmente convivere. Nonostante la distruttività delle sue eruzioni, l'attività dell'Etna non è mai stata catastrofica. Da migliaia di anni, la "montagna viva" è abitata dalle popolazioni etnee che svolgono normalmente le proprie attività, convinvendo con le colate, le colonne di fumo, le piogge di ceneri e lapilli, con i frequenti sismi dovuti ai boati o alla risalita dei magmi.

I lenti fiumi di lava basaltica hanno minacciato o anche distrutto città e paesi, ma non sono mai stati una minaccia per la vita umana. Mentre altri vulcani, come il Vesuvio o il Krakatoa, hanno bruciato in pochi attimi la vita di migliaia di esseri umani, l'Etna ha sempre dato il tempo ai suoi abitanti di fuggire. Le sue colate sono, anzi, un'attrazione per turisti e appassionati, che salgono sui monti circostanti la Valle del Bove, per osservare più da vicino i fiumi rossi di magma.

Il vulcano si risveglia periodicamente. All'improvviso un boato comunica alle popolazioni etnee l'inizio di una nuova esplosione sui crateri sommitali. Sono stati diversi i fenomeni parossistici degli ultimi mesi e tra questi il più significativo, quello del 24 dicembre 2018, che poi provocò il terremoto di Santo Stefano nella fascia etnea sud-orientale.

Per capire quali sono le caratteristiche dell'Etna e le differenze con gli altri vulcani, come sia possibile la convivenza tra esseri umani e vulcano, in che modo e se è possibile prevenire le eruzioni, Sputnik Italia ha incontrato il Dott. Marco Neri, vulcanologo e primo ricercatore dell'INGV di Catania.

– Qual è stata l'attività dell'Etna nell'ultimo anno?

– Dobbiamo cominciare la nostra storia a dicembre dello scorso anno, quando l'Etna ha prodotto un'attività laterale, cioè da una fessura eruttiva laterale, che ha causato una piccola colata di lava, finita nella Valle del Bove, però ha causato un sacco di terremoti. Migliaia di terremoti, uno dei quali ha poi colpito il basso versante orientale dell'Etna, causando parecchi danni nei comuni di Zafferana Etnea e Santa Venerina.

Tutte le successive eruzioni, avvenute tra la fine di maggio e luglio, sono avvenute a quota 3000 oppure più in alto, quindi non hanno destato nessuna preoccupazione né hanno prodotto terremoti e danni a centri urbani. Tutto è rimasto confinato a quota 3000.

– Durante l'ultima eruzione di settembre, si sono verificati alcuni eventi sismici lungo la fascia costiera ionica. Si tratta di fenomeni collegati?

– Le ultime eruzioni con i terremoti sulla costa ionica, non c'entrano nulla. Stiamo parlando di fenomeni che avvengono con una elevata frequenza, pertanto è abbastanza facile trovare una sovrapposizione di eventi. Sembra una sincronia, ma non c'è una relazione causa-effetto.

Così non è stato a dicembre. A dicembre la relazione causa-effetto tra l'intrusione del dicco magmatico e i terremoti sul basso fianco orientale dell'Etna era molto evidente.

– In tutto il mondo sorprende il fatto che alcune popolazioni possano vivere sulle pendici di un vulcano attivo. Come mai a differenza di altri vulcani, l'Etna non ha delle eruzioni devastanti?

– L'Etna ha un condotto aperto, cioè all'interno del condotto centrale del vulcano il magma può risalire senza fare grossi sforzi, arrivare in superficie ed eruttare. In altri vulcani, come per esempio il Vesuvio, questo condotto è ostruito da un tappo di lava solidificato al suo interno, che sta lì dal 1944 e che è molto spesso. Quasi 2 km di condotto sono riempiti da lava solida. Il che significa che  la prossima eruzione del Vesuvio dovrà avere un'energia sufficiente per rompere questo tappo, quindi sarà un'eruzione molto violenta.

Una coppia guarda il Vesuvio
© AFP 2019 / Carlo Hermann
Una coppia guarda il Vesuvio

La differenza possiamo sostanzialmente individuarla in questo fatto. Un vulcano a condotto aperto come l'Etna sfoga nel tempo la sua energia dissimpandola lentamente, mentre i vulcani a condotto chiuso, come il Vesuvio, hanno bisogno di molta più energia per eruttare e in quel caso producono delle eruzioni potentissime e devastanti. Tutto ovviamente comincia dal chimismo dei magmi. I magmi basaltici, come quelli dell'Etna, generalmente producono dei vulcani a condotto aperto. E quindi i vulcani basaltici in generale sono meno pericolosi dei vulcani a chimismo acido o con un condotto chiuso.

– Esiste un pericolo per gli abitanti dei paesi pedemontani legato al vulcano?

– Il pericolo può sussistere quando un eruzione, anziché avvenire a 3000m di quota, avviene lungo i fianchi. Una colata di lava potrebbe minacciare – e anche distruggere – i centri abitati.

Sull'Etna periodicamente, diciamo ogni dieci anni circa, avvengono queste eruzioni di fianco. Gli uomini perderanno i loro beni, ma non perderanno la vita perché di solito le colate di lava avanzano abbastanza lentamente da permettere alla gente di mettersi in salvo. Anche questo è un motivo importante per l'Etna è abitata da circa tremila anni: le città possono venire distrutte, ma raramente la lava è una minaccia per la vita umana.

– All'INGV di Catania è stato messo a punto un metodo per poter "auscultare" l'Etna e prevenire di qualche ora le eruzioni. In cosa consiste?

Grazie alla scienza noi del vulcano possiamo davvero contare i respiri. Quando il magma risale all'interno del condotto, oltre a dei micro-terremoti e un aumento del tremore vulcanico, provoca anche un aumento dei gas che risalgono in superficie, provoca un aumento della superficie stessa, cioè un rigonfiamento, come se fosse un panettone dentro un forno. Tutti questi segnali vengono raccolti dalle nostre reti di monitoraggio (reti geochimiche, reti sismometriche, etc) e tutti i dati vengono interpretati dalla nostra sala operativa per seguire il magma passo passo. Man mano che sale verso la superficie noi ce ne accorgiamo. E di solito, prima che il magma arrivi in superficie, alcune ore prima noi lo sappiamo. Quindi è un insieme di segnali, non un solo segnale che viene monitorato, che consente di seguire l'ascesa del magma all'interno del condotto.

– Durante l'estate ci sono stati due violenti episodi eruttivi del vulcano Stromboli. L'attività dell'Etna è collegata a quella dello Stromboli?

  • Stromboli nel 2014
    Stromboli nel 2014
    © Foto : Alfio Amantia
  • Tramonto sulla Sciara del Fuoco il 17 settembre 2019
    Tramonto sulla Sciara del Fuoco il 17 settembre 2019
    © Foto : Marco Neri
1 / 2
© Foto : Alfio Amantia
Stromboli nel 2014

Non potrebbero essere più diversi. Perché l'Etna trova il suo bacino magmatico a 30km di profondità, nella parte più superficiale della stenosfera. Lo Stromboli e tutte le isole Eolie, pescano il loro magma da 300km di profondità. Questi magmi eoliani derivano dalla fusione parziale della crosta africana che si flette, cioè sostanzialmente affonda, al di sotto di quella europea.

Man mano che affonda questa crosta africana sotto quella europea, nella zona delle Eolie,  a 200-250 km di profondità comincia a fondere e questo prodotto di fusione, un magma acido ricco di fasi volatili, tende a risalire e a formare le isole eolie. Quindi i vulcani come Etna e Stromboli non potrebbero essere più diversi fra di loro. Se eruttano contemporaneamente è ancora una volta il caso. Perché questi due vulcani, essendo molto attivi, ogni tanto sono sincroni. Però è una sincronia  che non ha una motivazione comune.

– L'attività dell'Etna è sempre la stessa o negli anni si è evoluta?

– Diciamo che varia dalle attività stromboliane e parossistiche, che durano soltanto poche ore, a eruzioni laterali in cui l'attività vulcanica si manifesta attraverso flussi lavici più o meno imponenti. In questo range di tipi di eruzioni, più esplosive o più effusive, consiste l'attività dell'Etna che poi sostanzialmente è abbastanza monotona nel lungo termine. Per noi un'eruzione sommitale esplosiva e un'eruzione laterale effusiva è la norma di un vulcano basaltico. E il chimismo di queste lave, negli ultimi secoli non è mutato.

– Lei ha detto che si possono aprire delle bocche sul vulcano, fino a che quota è possibile che questo accada?

– Le bocche si possono aprire lungo tre zone chiamate zone di rift vulcanico e si possono aprire sino a pochissime centinaia di metri, 300 -400m dal livello del mare. Lultima devastante eruzione è avvenuta a circa 800 m di quota, nel fianco nord orientale dell'Etna, laddove una colata nel 1928 si è distribuita sul fianco sino a distruggere il centro abitato di Mascali, che poi è stato ricostruito più a valle.

– L'eruzione più devastante sinora registrata qual è stata?

– Quella del 1669, che emerge dai Monti Rossi, un cono eruttivo che si trova nella zona dell'abitato di Nicolosi. Da lì la colata di lava nel giro di tre mesi è scesa attraverso tutto il fianco meridionale del vulcano e distruggendo circa otto paesi lungo il suo percorso, fino ad arrivare a Catania.

Catania però non è stata distrutta dall'eruzione. Le mura di cinta dell'antica città borbonica hanno resistito all'avanzata della lava, l'hanno deviata in parte. Questi fiumi di lava hanno circondato il castello Ursino, che a quel tempo si trovava sul mare, e sono avanzate per un chilometro all'interno del mare stesso. Quindi cambiando anche la forma della linea della costa e la zona del porto. Questa è stata sicuramente l'eruzione più devastante della storia del nostro vulcano, 1669.

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

Tags:
Italia, Vulcano
RegolamentoDiscussione
Commenta via FacebookCommenta via Sputnik