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00:14 22 Ottobre 2019
Simone Sistarelli con uno degli studenti

Popping, una danza in aiuto contro il Parkinson

© Foto : Simone Sistarelli
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Per le persone affette da parkinson le attività quotidiane sono una vera e propria sfida. Immaginiamo che i parkinsoniani riprendessero il controllo del proprio corpo e si divertissero scordandosi della propria malattia. Questo è possibile grazie alle lezioni di danza popping, un progetto meraviglioso firmato da un ragazzo italiano.

Il popping è lo stile di danza hip hop nato negli anni ’70 basato sulla contrazione e il rilascio muscolare istantaneo, ovvero quando i danzatori si muovono a scatti. Il danzatore e insegnante di danza Simone Sistarelli ha creato un metodo incredibile nella sua semplicità: Popping for Parkinson’s. Il progetto nasce a Londra nel 2015 e si basa su lezioni di popping gratuite dedicate a persone affette da Parkinson, luogo dove i malati si trasformano in allievi e riconquistano umanità, potendo divertirsi e socializzare a passi di danza.

Da Londra Popping for Parkinson’s arriva anche in Italia, a Torino e Brescia vengono offerte lezioni gratuite, la richiesta è davvero alta e per poter mandare avanti il progetto è stata lanciata una raccolta fondi. In che cosa consiste questo straordinario progetto? Come il popping aiuta le persone affette da Parkinson a controllare il proprio corpo? Sputnik Italia ne ha parlato con l’ideatore del progetto, il danzatore Simone Sistarelli.

Simone Sistarelli
© Foto : Simone Sistarelli
Simone Sistarelli

– Simone Sistarelli, in cosa consiste il popping?

– È una danza che nasce alla fine degli anni '70 in California ed è una danza che Michael Jackson ha studiato ed è per così dire la "danza dei robot". Quando vediamo in una danza i ballerini che si muovono a scatti, spesso è grazie alla tecnica Popping. È una danza che si basa sulla contrazione - rilascio muscolare istantaneo e volontario: come per creare un effetto di scossa elettrica. Questo stile è stato reso famoso negli anni '80 da molti film e video musicali.

– Dove ha studiato questo stile di danza?

– Ho iniziato a studiarlo in Italia, dove sono nato. Ho iniziato a danzare dai dieci anni, ma il Popping l'ho iniziato a studiare intorno ai dodici anni. Poi ho continuato a studiare con diversi insegnanti, quindi stage a workshop in giro per l'Italia fino a quando, otto ani fa, mi sono trasferito a Londra per studiare danza in un conservatorio ed ho continuato a studiare Popping come mio interesse personale.

– Parliamo adesso del suo progetto: come ha avuto l'idea di insegnare Popping ai pazienti affetti da Parkinson?

– Ci sono diverse ragioni per cui è nato questo progetto. All'inizio il mio pensiero era che come danzatori di Popping noi "tremiamo sulla musica" e le persone con Parkinson tremano senza musica. Ho pensato che se queste persone fossero riuscite a mettere il loro tremore sulla musica sarebbero stati bravissimi. Questa idea iniziale mi ha dato un input.

Ricordiamo che le persone con Parkinson hanno uno stigma sociale perché non c'è tanta conoscenza della malattia e finiscono per essere isolati socialmente; questa danza è divertente e coinvolgente, è una cosa popolare poiché Michael Jackson lo conoscono tutti. Il punto principale è la cultura Hip Hop che insegna ad usare ogni cosa in nostro possesso a nostro favore. L'Hip Hop è iniziato con i bambini nel Bronx devastati dalla povertà e dalla criminalità, invece che perdersi nella miseria hanno iniziato a cantare di questa miseria, trasformando la loro sfortuna in un materiale che poi è diventato oro conquistando tutto il mondo.

Quindi l'idea di base è trasformare le cose negative in una forza ed è quello che avviene con le persone con Parkinson grazie al Popping che si basa proprio sul tremore. Quindi trasformiamo la negatività in positività grazie al linguaggio artistico.

– Quali effetti ha riscontrato sulle persone affette da Parkinson con questa danza?

– I benefici sono tantissimi ed in primo luogo la trasformazione da paziente a studente: queste persone sono considerate tutto il giorno da sé stessi e dagli altri come pazienti che prendono tutto il giorno pillole e medicinali, mentre in quell'ora di lezione il Parkinson diventa solo la scusa per cui ci si incontra diventando studenti e non più malati. Gli studenti ritrovano la loro umanità ed inoltre si crea un discorso di umanità e di coinvolgimento nella società.

A livello psicologico inoltre queste persone scoprono la voglia di imparare qualcosa di nuovo trovando il controllo del proprio corpo e quindi della propria vita. Sto cercando di misurare questi benefici in una maniera più scientifica con una ricerca in collaborazione con l'università di Hertfordshire in Inghilterra ed entro un paio d'anni spero di avere una ricerca pubblicata in merito. Tutti i benefici sono misurabili, sia sui miei studenti regolari che su persone che magari vengono una volta sola quando vado in giro per il mondo, è una trasformazione semplice ma incredibilmente efficace.

– Le lezioni hanno un costo?

– Tutte le lezioni sono gratuite poiché noi non vogliamo lucrare sulla disabilità. Noi vorremmo che il progetto fosse finanziato. Io continuo ad insegnare nelle scuole di danza a chiunque e non ho aperto questo progetto per avere i soldi dei parkinsoniani.

– Il progetto è nato a Londra, però lei gira il mondo. Popping for Parkinson’s è arrivato anche in Italia?

– Il progetto è nato a Londra nel 2015 perché ho finito qui il conservatorio e sono rimasto qui a vivere. Dopo circa tre anni di progetto siamo riusciti a portare un corso settimanale a Torino che è partito l'anno scorso. C'è stata talmente tanta richiesta che noi volevamo aprire una lezione, ma ne abbiamo dovute aprire due! Al momento abbiamo le lezioni a Londra finanziate dal sindaco di Londra. Abbiamo poi un corso settimanale di due lezioni a Torino anche lì settimanale e gratuito e dove stiamo raccogliendo fondi per poter continuare con il corso. La settimana prossima sarò in provincia di Bergamo ad aprire un nuovo corso settimanale gratuito.

Simone Sistarelli
Simone Sistarelli

Detto ciò, io giro sempre, la settimana scorsa sono stato a New York ad insegnare a diverse classi, giro poi molto nel Regno Unito e sono stato a Berlino più volte. Insomma cerco di girare il più possibile e vorrei un giorno avere lezioni di Popping for Parkinson’s come brand in giro per il mondo avendo quindi diversi corsi: questo è il mio obiettivo finale.

– Magari anche in Russia?

– Magari! Sarebbe fantastico condividere questo mio progetto in Russia, sarebbe sicuramente un'ottima esperienza!

I punti di vista e le opinioni espressi nell'articolo non necessariamente coincidono con quelli di Sputnik.

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Morbo di Parkinson
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