00:06 06 Dicembre 2020
  • Questo selfie è stato preso dal rover Curiosity Mars della NASA il 26 febbraio 2020
  • L'area centrale della nostra galassia - la Via Lattea
  • Questa immagine di una galassia a spirale NGC 691 è stata scattata dal NASA / ESA Hubble Space Telescope
  • Lancio del missile Soyuz-2.1dal cosmodromo di Baikonur
  • Una parte della gigantesca Nebulosa Tarantola
  • La nuova mappa 3D della NASA traccia l'accumulo e il movimento atmosferico di metano
  • Vista dell'Algeria dalla Stazione Spaziale Internazionale
  • Galassia a spirale NGC 3887
  • Vista della Terra dalla Stazione Spaziale Internazionale
  • Galassia NGC 4618 nella costellazione di Hounds Dogs
  • Immagine di una formazione sulla superficie di Marte
  • Vista dell'Algeria dalla Stazione Spaziale Internazionale
  • Galassia NGC 1589 nella costellazione del Toro
  • Vista della Terra dalla Stazione Spaziale Internazionale
Questo selfie è stato preso dal rover Curiosity Mars della NASA il 26 febbraio 2020

Mentre sulla Terra imperversa la pandemia di coronavirus, l'unico luogo umano che non è stato ancora colpito è la Stazione Spaziale Internazionale.

In primo luogo, si osserva che tutte le navicelle spaziali inviate su altri corpi celesti sono sottoposte alla cosiddetta "quarantena planetaria", cioè devono rispettare i requisiti fissati dal Comitato per la ricerca spaziale (COSPAR), al fine di proteggere gli altri pianeti dai microrganismi terrestri e la biosfera terrestre da possibili agenti patogeni trasmissibili durante il rientro dallo spazio delle apparecchiature prima in orbita.

Così come avviene ora, tutte le merci trasportate continueranno ad essere trattate con biocidi che permetteranno di scongiurare il trasferimento di agenti patogeni. Ma si deve anche cominciare a effettuare ricerche in vitro per studiare gli effetti esercitati dal volo nello spazio e dagli elementi presenti sulla superficie lunare o marziana, quali l’assenza di campo gravitazionale e la radiazione di particelle pesanti. Possibile è altresì l’invio del virus influenzale su un satellite automatico di ricerca Bion-M o all’interno di studi simulati in vitro sulla Terra. Questo per evitare di inviare campioni di coronavirus e per osservare gli effetti che può avere nello spazio e durante un volo interplanetario. 

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