00:09 20 Febbraio 2020
  • Il Festival dell'Oriente a Milano
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  • Il mago giapponese Keiichi Iwasaki al Festival dell'Oriente a Milano
© Sputnik . Evgeny Utkin
Il Festival dell'Oriente a Milano

Dal 31 gennaio al 2 febbraio a Milano si è tenuto il Festival dell’Oriente: spettacolare, colorato, ma con pochi visitatori.

Ogni anno a Milano (e successivamente in un’altra decina di città d’Italia) i migliori danzatori, cantanti, prestigiatori italiani e provenienti dall’Asia si uniscono per tre giorni al Festival dell’Oriente. Di solito questo evento trascina migliaia di appassionati di yoga, arti marziali, massaggi, cibo, viaggi e, in generale, di cultura orientale. E se venerdì si può girare tranquillamente tra gli stand degli espositori, domenica pomeriggio diventa una grande fatica passare tra la folla di gente.

Di solito, ma non questa volta. Dopo un venerdì praticamente vuoto, si sperava in sabato e domenica. Ci sono stati giorni un po’ più pieni, ma ad occhio e croce il festival ha avuto meno della metà, forse un terzo dei visitatori rispetto alle edizioni passate. Chiedo al titolare di uno stand di massaggi perché secondo lui è cosi vuoto:

“Non saprei, probabilmente dipende da questo virus cinese, dal coronavirus. La Cina è Oriente, questo è il Festival dell’Oriente, quindi della Cina, e quindi del coronavirus. Ma il Festival c’entra con il coronavirus quanto la birra Corona. La Cina è importante per Festival, ma di solito occupa un piccolo spazio tra Thailandia, India, Corea, Mongolia ed altri paesi. Poi c’è da aggiungere che quasi tutti gli artisti e gli espositori, inclusi i cinesi, da anni vivono qui, in Italia, e quindi c’entrano con questa malattia come qualsiasi italiano”.

In tanti erano d’accordo con questa opinione.

Per i visitatori che sono sopraggiunti è stata pura magia. Tanti corsi gratuiti ai quali sarebbe impossibile iscriversi, al Festival erano accessibili. Meditazioni di gruppo, massaggi olistici (ne ho provato uno con Oligenesi, Accademia Nazionale del Massaggio), massaggio-dondolo, massaggio con campane tibetane (ottimo a fine giornata per rilassarsi, provato anche questo con la bravissima Sara Donini), massaggi thailandesi, riflessologia e tanto altro, pittura giapponese, vestizione del kimono.

E decine e decine di spettacoli sui quattro palchi del Festival. Danze tradizionali coreane, indiane e di tante altre nazionalità, prestigiatori, veri maghi (come il giapponese Keiichi Iwasaki), arti marziali, persino una battaglia di cavalieri medievali con l’armatura di 50 chili. Un vero spettacolo.

E poi, ovviamente tanti ristorantini, punti di ristoro, questa volta per niente affollati: etnici, vegetariani e no, vegani, con ottimi piatti orientali.

E nessuna maschera, nessun starnuto… E nessuno che parla del virus, neanche i cinesi. Ne ho incontrato uno che vive da tanti anni in Italia.

“Sei preoccupato per situazione in Cina e per questo coronavirus?” “Si, ma sembra che le autorità cinesi stiano facendo di tutto per evitare la propagazione, e spero che presto sia tutto finito. E comunque, sono qui, mi sento sicuro”.
Tema:
Coronavirus, situazione in Italia (76)
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