15:09 16 Maggio 2021
Economia
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Il ministro lancia la lotta ai ritardi e quella per il cambiamento climatico che “non sarà a costo zero per nessuno”.

Il ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani è categorico: “La Commissione Ue ci dà tempi certi, con il rischio di perdere i soldi se non li spendiamo. Ed è a partire da lì che possiamo pensare a un nuovo sistema stabile, competitivo, che duri anche dopo i cinque anni del Pnrr”.

Per sfruttare al massimo i fondi europei e portare a termine la transizione ecologica, allora, bisogna lottare contro i ritardi, pensando anche a un modello di emergenza sullo stile di quello usato per Genova,  ma prima di tutto ci vuole “consapevolezza”, dice al Corriere della Sera.

“Tutti gridano al cambio climatico e vogliono che siano prese misure al più presto, ma non molti rinunciano a qualcosa. Poiché dobbiamo installare rinnovabili a questa intensità, è inevitabile che ci sia un po’ di impatto sul sistema e sul paesaggio”, perché “tutti devono capire che la sostenibilità ha dei costi, non solo economici”.

Il taglio delle emissioni non è a costo zero

Per il ministro è fondamentale che passi il messaggio che il cambiamento climatico non si combatte facendo meno, ma servono interventi e scelte: “Credo che nessuno sia così folle da pensare che la risposta sia la decrescita".

"Non si può chiedere alle persone di perdere il lavoro perché tutto dev’essere verde. La sostenibilità è sempre un compromesso, non può essere un valore assoluto”.

G20 e Cop26

Il ministro parla poi delle sfide globali e della riduzione delle emissioni. “C’è grande consapevolezza delle sfide. Va ridotta la CO2, perché crea una coltre che fa sì che la Terra, in sostanza, si comporti come un’auto al sole che si surriscalda”.

E il taglio della CO2 non risolve il problema, sottolinea Cingolani, “lo mitiga. Se ci va bene, blocchiamo la situazione com’è”.

Una strada difficile da percorrere, soprattutto per chi deve tagliare di più, come Cina e Stati Uniti. L’Europa rappresenta solo il 9% delle emissioni: “Stiamo facendo un enorme sforzo tecnologico, produttivo, sociale. E supponiamo di essere del tutto decarbonizzati tra 30 anni. Basta che le grandi economie emergenti abbiano una piccola deviazione dalla loro traiettoria e il nostro 9% si vanifica”.

“Per l’Italia e per l’Europa – prosegue - la transizione è meno difficile, perché partiamo da una buona base. Ma alternative non ce ne sono, per nessuno”.

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Cambiamenti climatici
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