08:50 18 Maggio 2021
Economia
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Un tentativo di riforma per dare più poteri ai commissari straordinari, garantire le infrastrutture necessarie e gli sgravi fiscali, attraendo gli investitori.

Dal 2017 ad oggi ben poco è cambiato a proposito delle Zes, le Zone economiche speciali. Per le otto aree, che sarebbero dovute essere il motore della ripartenza del Mezzogiorno, il governo Draghi ha inserito nel Piano nazionale di ripresa e resilienza un nuovo tentativo di rilancio.

In particolare, l’idea è riformare e riordinare il sistema di gestione e controllo delle Zes per garantire che il flop degli ultimi quattro anni si sblocchi e le Zes inizino a portare i frutti sperati: più investimenti e più crescita al Sud, soprattutto grazie ai 600 milioni di euro garantiti nel Recovery.

Per fare questo, però, servono degli “ingredienti” fondamentali, che l’esecutivo ha individuato prima di tutto nei commissari straordinari. A queste figure, soltanto tre su otto sono state nominate, deve essere garantita più autonomia di manovra e più rapidità di azione.

Le Zes

Le Zone economiche speciali già istituite sono le Zes:

  • Campania
  • Calabria
  • Ionica Interregionale nelle regioni Puglia e Basilicata
  • Adriatica Interregionale nelle regioni Puglia e Molise
  • Sicilia occidentale
  • Sicilia orientale
  • Abruzzo 

Un'altra zona economica speciale è la Zes Regione Sardegna, in fase di costituzione.

Di queste soltanto tre hanno un commissario straordinario che è a capo del comitato di indirizzo di ciascuna zona: si tratta della Interregionale Ionica, della Calabria e quasi in dirittura di arrivo anche l’Abruzzo.

I commissari

Il Pnrr stabilisce dei “meccanismi in grado di garantire la cantierabilità degli interventi in tempi rapidi” e di modifiche delle norme per fare in modo che i commissari abbiano in mano “la titolarità del procedimento di autorizzazione unica” e che siano “l'interlocutore principale per gli attori economici interessati a investire sul territorio di riferimento”.

Un riconoscimento che potrebbe semplificare e velocizzare lo sviluppo delle Zes, fino ad ora rimaste al palo.

Agevolazioni fiscali e infrastrutture

Altri temi che sono cruciali per far partire in modo efficace le Zes sono le agevolazioni fiscali e i collegamenti infrastrutturali.

Due richieste che il mondo dell’industria e delle aziende di beni e servizi hanno rivolto in maniera pressante al governo.

La ministra per il Sud Mara Carfagna ha garantito che il tetto del credito di imposta per gli investimenti sarà aumentato da 50 a 100 milioni di euro e saranno incluse anche le operazioni immobiliari.

A questo punto si aggiungono le semplificazioni burocratiche, un elemento che attrae gli investitori ma che fino ad ora non è stato realizzare.

L’altro tallone d’Achille che ha frenato le Zes fino ad oggi è la fragilità o assenza dei collegamenti infrastrutturali.

Su questo punto sono concentrati i maggiori sforzi di spesa dei 600 milioni del Recovery fund.

In particolare, si punta a realizzare collegamenti tra le aree industriali e i porti, gli aeroporti, i corridoi europei per ridurre i tempi e i costi di trasporto dalle Zes al cuore dell’Europa e il resto del mondo.

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