16:10 06 Maggio 2021
Economia
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Recovery plan italiano alle fasi finali. Individuate le missioni, si decide sulle risorse da destinare per ciascuna voce, poi il piano passerà per il Cdm e quindi al Parlamento per poi essere consegnato a Bruxelles.

Due ore intense di riunione sul Recovery plan italiano da presentare a Bruxelles, non c’è più molto tempo e così il presidente del Consiglio Mario Draghi si incontra a Palazzo Chigi con il ministro dell’economia Daniele Franco e con i capi delegazione della maggioranza, oltre agli altri ministri economici.

Un Consiglio dei ministri allargato per decidere come dividere tra le varie voci di spesa, i 191,5 miliardi di euro che giungeranno dall’Europa attraverso il Next Generation EU e i 30 miliardi dal fondo complementare (totale 221,5 miliardi).

Il piano dell’Italia, come prevede la bozza visionata dall'Ansa, si suddivide in “6 missioni”: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione sociale; salute.

Rispettivamente le sei missioni riceveranno:

  • 42,5 miliardi digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura;
  • 57 miliardi rivoluzione verde e transizione ecologica;
  • 25,3 miliardi infrastrutture per la mobilità sostenibile;
  • 31,9 miliardi istruzione e ricerca;
  • 19,1 miliardi inclusione e coesione sociale;
  • 15,6 miliardi salute.

L’impatto sul Pil del Pnrr

Il Piano nazionale di recupero e resilienza (Pnrr) è previsto che avrà un impatto di 3 punti percentuali sul PIL nel 2026, ovvero quando le varie misure messe in pratica inizieranno a rilasciare gli effetti benefici degli investimenti.

Tuttavia già tra il 2022 e il 2026 ci si attende un impatto positivo medio sul PIL di circa il +1,4%, rispetto al quinquennio 2015-2019.

L’obiettivo è incrementare l’occupazione e la ricchezza di imprese e territori attraverso l’innovazione, la digitalizzazione, e investimenti in termini di capitale umano.

Le riforme strutturali richieste dall’Unione Europea

Si dovranno accompagnare a questi investimenti finanziati con debito comune europeo, le riforme strutturali della Pubblica amministrazione e del sistema giustizia.

Queste ultime sono riforme imprescindibili, il loro venir meno farebbe perdere all’Italia il diritto di ricevere i fondi del Next Generation EU.

Chi controllerà l’attuazione?

Al Ministero dell’Economia l’onere e la responsabilità di controllare che vengano realizzati i progetti delle sei missioni, e che tali progetti vengano realizzati entro i tempi concordati.

Anche le tempistiche, infatti, saranno oggetto di valutazione da parte dell’Unione Europea. Si vuol evitare gli errori del passato, quando i fondi investiti giungevano per opere che poi si bloccavano e restavano lì per decenni incompiute.

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