10:35 18 Maggio 2021
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Il fondo britannico Tci, azionista di Atlantia, ora chiede al governo italiano di evitare "interferenze politiche" e lasciare alla società dei Benetton il tempo di valutare l'offerta a rialzo degli spagnoli di Acs.

Il fondo britannico Tci, azionista di Atlantia, la società che controlla per l’88 per cento la società Autostrade per l’Italia, fa il tifo per gli spagnoli di Acs e accusa il governo italiano di interferire politicamente sulla società dei Benetton.

Sullo sfondo c’è la partita per l’acquisto di una quota rilevante di Aspi. Lo scorso 8 aprile, come ricorda Il Fatto Quotidiano, il colosso spagnolo delle infrastrutture Acs, guidato dal proprietario del Real Madrid, Florentino Perez, ha offerto 10 miliardi di euro per acquisire Autostrade e dare vita ad un “grande gruppo autostradale europeo”.

Un’offerta a rialzo rispetto a quella dello Stato italiano, che con Cassa Depositi e Prestiti e i fondi Blackstone e Macquaire, aveva offerto ai Benetton 9 miliardi per comprare la società.

Secondo i commentatori quello di Perez, che conosce bene la famiglia Benetton, e che con Atlantia condivide la proprietà del gruppo spagnolo Abertis, potrebbe essere un “assist” per consentire alla società di concludere a proprio vantaggio la trattativa.

Al momento, però, lo Stato italiano non sembra essere intenzionato ad alzare la posta, mentre su fa strada l’ipotesi del golden power.

Nel frattempo è arrivato l’altolà del fondo Tci, che ha chiesto all’esecutivo di Mario Draghi di non fare “pressioni” sulla società e permetterle di prendere in considerazione l’offerta del gruppo spagnolo.

La lettera, di cui l’Ansa ha reso noto il contenuto, è stata indirizzata al premier Draghi, e ai ministri di Economia e Infrastrutture, Franco e Giovannini, oltre che alla Commissione Ue.

In sostanza il fondatore e ad di Tci, Christopher Hohn, accusa Palazzo Chigi di esercitare “un’interferenza politica” sulla trattativa, facendo notare, come riferisce Repubblica, come l’offerta del gruppo spagnolo sia "significativamente più ampia di quella fatta dal consorzio guidato dalla Cassa depositi e prestiti". E ricorda come fu proprio “il precedente governo italiano” a chiedere che la transazione "venisse condotta nel quadro di giuste condizioni di mercato".

“Pensiamo – ha concluso Hohn - che una più alta valutazione di Aspi, insieme alla possibilità per Cdp di unire le forze con Acs, potrà essere considerata positivamente dal governo, da Atlantia e dai suoi azionisti, compresi quelli di minoranza".

La questione sarà discussa nel prossimo Cda di Atlantia, che dovrebbe riunirsi il 23 aprile. La decisione definitiva è attesa per il prossimo 28 maggio, quando sarà convocata l’assemblea dei soci.

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