14:38 15 Maggio 2021
Economia
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Il calo delle retribuzioni è dovuto al ricorso massiccio alle ore di cassa integrazione e alla perdita dell'occupazione per la crisi causata dall'emergenza Covid-19.

Il 2020 è stato nel complesso un anno negativo per la crescita dei Paesi europei, segnato dal rallentamento nelle attività produttive per la pandemia di Covid-19. Nella Ue a 27 si è avuto un calo del monte salari dell'1,97% dovuto ai lockdown e alla perdita di posti di lavoro. Il dato peggiore è quello dell'Italia, con una riduzione di salari e stipendi di quasi 40 miliardi in un anno, secondo le tabelle Eurostat aggiornate alle principali componenti del Pil. 

In Italia l'anno della pandemia ha segnato una perdita dei salari di 39,2 miliardi, il 7,47% in meno rispetto all'anno precedente. Il crollo è causato dal ricorso massiccio alla Cig e ad altri ammortizzatori sociali, dalla perdita di posti di lavoro per il mancato rinnovo dei contratti a termine. In un anno i contributi sociali versati dai datori di lavoro si sono ridotti del 5,4%, passando dai 194,2 miliardi del 2019 a 184 nel 2020. Allo stesso tempo il Pil ha subito un calo da 525,732 miliardi nel 2019 a 486,459 miliardi nel 2020. 

La situazione nel resto d'Europa 

Con riferimento allo stesso periodo la Francia ha perso 32 miliardi in salari e stipendi con una riduzione del volume dei salari da 930 a 898 miliardi. La Spagna ha avuto un calo paragonabile a quello dell'Italia con con 28,37 miliardi di stipendi in meno. Il calo, pari al 6,44%, è dovuto ad una più grave riduzione dell'occupazione. Sono 600 mila i posti di lavoro persi in Spagna a fronte di 464 mila in Italia. 

E' andata meglio alla Germania dove la massa salariale si è ridotta solo dello 0,87%, per un valore di appena 13 miliardi, mentre l'Olanda ha registrato addirittura una variazione positiva di salari e stipendi. 

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Eurostat, Lavoro, Italia
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