20:46 12 Aprile 2021
Economia
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E per i dubbi sull’assetto societario. Il debutto ha visto un crollo del 31% delle azioni sul mercato di Londra.

L’ipo di Deliveroo, uno dei grandi brand del food delivery, ha fatto segnare un mezzo fiasco nel giorno del debutto sulla borsa di Londra. Era stata presentata come una delle più grandi quotazioni degli ultimi 10 anni per il mercato della City, ma le azioni sono crollate fino al 31%.

Colpa soprattutto della fuga dei grandi fondi di investimento che non hanno voluto associarsi alla società per il trattamento dei suoi dipendenti, i rider, e per l’assetto societario con due classi di azioni.

La quotazione

La compagnia britannica di consegna a domicilio resta la società tecnologica più preziosa a Londra nonostante la prestazione deludente della prima giornata di scambi.

Le azioni di Deliveroo sono crollate a minimi di 2,76 sterline per azione in apertura prima di stabilizzarsi a 2,99 sterline per azione a metà mattinata.

Il collocamento ha raccolto 1,5 miliardi di sterline, per una capitalizzazione di Borsa di 7,59 miliardi. 

Lo scetticismo dei Fondi

A causare la performance certamente la decisione di alcuni dei più grandi gestori patrimoniali del Regno Unito, come Aberdeen Standard, Aviva Investors, Legal & General Investment Management e M&G Investments di non partecipare all’Ipo.

I problemi legati ai diritti dei lavoratori sono stati la principale preoccupazione degli investitori.

Sul tema si è espresso anche Furio Garbagnati ceo di Weber Shandwick, società di comunicazione, secondo cui i “grandi investitori istituzionali” sono stati “critici sul modello di business che non consente eque condizioni di lavoro. È un segnale interessante, molto”.

Il secondo dubbio è quello relativo alla struttura dell’azionariato: il fondatore e Ceo. Will Shu ha una golden share che gli consente di superare i voti degli azionisti e di dire l’ultima parola sulle condizioni di lavoro dei rider.

Le proteste

La prossima settimana centinaia di rider protesteranno per chiedere paghe più alte e condizioni di lavoro migliori.

Soprattutto dopo la sentenza della Corte Suprema britannica che ha stabilito che un altro colosso come Uber deve assumere i suoi autisti come dipendenti.

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