18:57 14 Aprile 2021
Economia
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Culle sempre più vuote e vittime causate dalla pandemia, fanno calare la popolazione residente in Italia che raggiunge nuovi record negativi dall'unità d'Italia ad oggi.

Al 31 dicembre 2020 risulta che in Italia vive una popolazione residente inferiore di circa 384 mila unità (-0,6%), scrive l’Istat che paragona la perdita alla scomparsa dell’intera popolazione della città di Firenze.

Il declino demografico in atto in Italia in maniera significativa a partire dal 2015, è stato quindi amplificato dalla pandemia.

Nel 2020 fissato un nuovo record storico nel numero minimo di nascite dall’unità d’Italia a oggi (-3,8%), e al contempo si è registrato un massimo storico di decessi dal secondo dopoguerra (+17,6%).

Anche i movimenti migratori hanno risentito degli effetti della pandemia, con una forte riduzione del fenomeno.

Crollano, inoltre, i matrimoni celebrati in Italia nel 2020. A causa dei divieti di svolgere cerimonie con un numero consistente di persone, molte coppie hanno rinunciato e rinviato il matrimonio a data da destinarsi. Sono quindi 96.687 i matrimoni celebrati, un calo del -47,5% rispetto al 2019. Il dato peggiore riguarda i matrimoni religiosi (-68,1%) e in quota significativa anche quelli civili (-29%).

Nord-ovest l’area con il calo di popolazione maggiore

Il maggior calo di popolazione residente si registra nel nord-ovest dell’Italia, dove si registra un deficit di popolazione del -0,7%, mentre nel nord-est la riduzione è del -0,4%.

Non va molto meglio nel centro Italia, dove la contrazione raddoppia al -0,6%. Mentre il sud Italia e le isole perdono nel complesso il -0,7% di popolazione, qui pesano una serie di dinamiche legate anche alla mancanza di opportunità che stanno causando lo spopolamento, ricorda l’Istat.

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nascita, ISTAT
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