09:18 23 Aprile 2021
Economia
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Il colosso svedese perde il suo quarto mercato ma pagano le conseguenze della guerra diplomatico-commerciale anche Adidas, Nike e Uniqlo.

Lo scontro diplomatico tra l’Occidente e la Cina sulla situazione della minoranza uigura dello Xinjang si trasferisce sul fronte economico e finanziario.

A farne le spese per primo è stato il colosso dell’abbigliamento svedese H&M, che è stato bandito dalle principali piattaforme dell’e-commerce cinese, tra cui Alibaba e Tmall, per la presa di posizione, a dire il vero non molto recente ma risalente a un anno fa, della compagnia sulle condizioni dei lavoratori del settore del cotone della regione cinese e delle violazioni dei diritti umani.

Il social network cinese Weibo, analogo di Twitter, ha riportato alla luce la nota stampa in cui H&M dichiarava di non voler più acquistare il cotone dallo Xinjang e la tensione è salita alle stelle.

Pechino e il bando

La Lega della gioventù comunista ha sfruttato la dichiarazione rinfocolando la polemica seguita alle sanzioni Ue e controsanzioni cinesi.

“Diffamare e boicottare il cotone dello Xinjiang mentre si spera di fare soldi con la Cina? Non lo si può nemmeno sognare!”.

Dopo queste parole i prodotti del gruppo svedese sono spariti dagli store virtuali e adesso di teme per le centinaia di negozi. La Cina è il quarto mercato per la compagnia.

Non solo H&M

Dopo il bando cinese alla società svedese la guerra del cotone ha coinvolto anche i marchi Nike, Adidas e Uniqlo che hanno registrato cali in Borsa.

Pechino ha invitato i cinesi a non rivolgersi ad aziende straniere e ad acquistare Made in China.

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Xinjiang, Cina
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