00:45 11 Aprile 2021
Economia
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L’invito ai clienti a non ordinare dalle app per le consegne a domicilio che saranno ferme in 30 città. Critiche all’accordo al ministero del Lavoro firmato da Assodelivery.

I “Rider per i diritti” (o riderxidiritti come si fanno chiamare sui social) incroceranno le braccia domani per 24 ore per una protesta nazionale che coinvolgerà 30 città in tutta Italia per chiedere condizioni di lavoro più eque e il superamento del contratto “pirata” firmato dall’associazione delle piattaforme digitali Assodelivery al ministero del Lavoro per l’assunzione dei rider e arrivare, invece, a un contratto nazionale.

Domani, quindi, scatta il “No delivery day” e sui social i rider hanno lanciato l’appello ai clienti a non ordinare tramite lo smartphone e le app per fermare tutta la macchina delle consegne a domicilio da Milano a Roma, da Napoli a Palermo, da Bari a Genova.

L’accordo al ministero

Il patto firmato ieri al ministero tra Assodelivery, Cgil, Cisl, Uil e il protocollo con Ugl è un primo passo contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo nel settore del food delivery.

Scooter Uber Eats
© Depositphotos / Fransz
Ma i rider non si accontentano, vogliono un contratto nazionale.

Just Eat che è uscita da Assodelivery è pronta a trovare un accordo per assumere i suoi fattorini come dipendenti e applicare il contratto nazionale della logistica, con nove euro di compenso orario di base, più ferie, malattia e indennità.

Glovo, Uber Eats e Deliveroo resistono.

Intanto, il ministro del lavoro Andrea Orlando incontrerà la ministra spagnola del lavoro che ha fatto un legge che inquadra i rider come dipendenti.

L’appello ai consumatori

I Rider per i diritti hanno pubblicato una lettera aperta in cui si rivolgono in particolare ai consumatori.

"Abbiamo bisogno del vostro supporto, il 26 non ordinate". Da anni "stiamo lottando affinché siano riconosciuti i nostri diritti".

I rider ricordano che "in questa pandemia ci hanno definito come lavoratori 'essenziali', "in un contesto dove le piattaforme non ci fornivano nemmeno le mascherine e, per una simile ovvietà, siamo dovuti ricorrere in tribunale".

Ma "essenziali lo siamo stati per davvero, avendo sorretto sulle nostre spalle il settore della ristorazione colpito dalle chiusure dovute all'emergenza sanitaria. Ma gli 'essenziali' non possono continuare ad essere anche gli 'invisibili'".

 

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