15:57 10 Aprile 2021
Economia
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Il Ceo del gruppo Carlos Tavares già si era lamentato dei costi di produzione elevati negli stabilimenti della penisola. A Melfi e Sevel ora partono i tagli sui servizi esterni, come mensa e pulizia.

È iniziata la spending review del Ceo di Stellantis, Carlos Tavares, sugli stabilimenti italiani. E c’è già chi parla di francesizzazione del gruppo nato dalla fusione tra Fca e Psa-Peugeot visto che, per il momento, sembra si guardi solo agli stabilimenti della Penisola per raggiungere l’obiettivo del taglio di 5 miliardi di euro di costi stabilito dal super manager portoghese.

La stretta, secondo quanto riferiva qualche giorno fa Affari Italiani, partirà da Melfi e Sevel, e riguarderà le spese sui servizi, in particolare quelli esterni, come costi di pulizia e mensa, per poi estendersi a tutti gli altri stabilimenti.

Secondo i siti specializzati, come Industria Italiana, non si tratta di un dettaglio trascurabile visto che un pavimento perfettamente pulito è indispensabile per far muovere i veicoli automatici che trasportano i prodotti all’interno degli stabilimenti. Il taglio deciso da Tavares, quindi, per lo stesso sito, rischia di essere addirittura “controproducente”.  

Inoltre, continua la cassa integrazione nella maggior parte degli stabilimenti italiani come Melfi, Cassino, Mirafiori e Grugliasco. E se nei giorni scorsi il manager portoghese in Francia ha rassicurato le organizzazioni sindacali sul fronte dei tagli, che Oltralpe non ci saranno, i lavoratori italiani iniziano a preoccuparsi, visto che, come sottolinea La Verità, le alternative per risparmiare sui costi sono ridotte all’osso, e una di queste passa proprio per la riduzione degli stabilimenti e dei dipendenti. La seconda prevede la produzione di nuovi modelli, ma a rimetterci saranno sempre quelli di casa nostra.

Del resto lo stesso successe quando Psa acquisì Opel dalla General Motors e lo stesso Tavares riportò i bilanci in attivo sacrificando 8mila di 38mila dipendenti. Per ora il Ceo di Stellantis ha detto a sindacati italiani che non ci saranno modifiche sui livelli occupazionali, anche perché il costo del lavoro nel nostro Paese resta tra i più competitivi.

Diverso il discorso sulla competitività, a partire dalle spese accessorie che fanno lievitare i costi e assottigliare i margini di guadagno. Il paragone che fa Industria Italiana è eloquente: una Maserati prodotta a Grugliasco costa 6.000 euro, mentre i costi scendono a 1.700 euro a Mulhouse. Stesso discorso per le 500 elettriche, con i costi che in Italia lievitano di mille euro rispetto alla Spagna.

“I problemi che abbiamo trovato sono molto simili a quelli che c'erano in Psa sette anni fa e in Opel quattro anni fa”, ha detto Tavares in un’intervista alla stampa francese qualche giorno fa.

Ma anche eventuali tagli in questo senso potrebbero non essere indolore visto che dell’indotto di Fca fanno parte oltre 2mila aziende per 200mila dipendenti, che pesano per il 5,6 per cento sul Pil del nostro Paese.

Intanto il manager ha istituito una commissione di vigilanza sulla produttività industriale, la Stellantis Enlarged Europe, proprio con l’obiettivo di stabilire come e quando aumentare la produzione e contenere i costi, dove, ancora una volta, il peso specifico italiano conta poco: su 25 manager solo 9 sono nostri connazionali.

Altri introiti potrebbero arrivare dalla quotazione in borsa di Comau, gruppo di robotica industriale che varrebbe tra 250 e 500 milioni di euro e che era stata “individuata da Fca come possibile asset da cedere”. L’operazione, però, secondo Industria Italiana potrebbe portare ad un ulteriore indebolimento dell’Italia all’interno del gruppo, partecipato, non a caso, per il 6,2 per cento anche dal governo francese.

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