19:24 22 Aprile 2021
Economia
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Anche con bilanci in perdita, le imprese italiane si ritrovano a pagare tasse su redditi imponibili. Sono le regole del fisco che ogni anno decretano la chiusura di molte imprese.

Il sistema fiscale italiano impone anche alle società con bilanci in perdita di pagare le tasse e così risulta che, nel 2018, il 24% delle società che hanno dichiarato perdite di bilancio, si sono comunque ritrovate a dover pagare tasse sul reddito imponibile.

La situazione emerge dalle ultime statistiche Ires pubblicate dal Dipartimento delle finanze, riporta Italia Oggi e mostra un sistema in cui le limitazioni alla deducibilità dei costi sostenuti dalle imprese, porta anche quelle in perdita a dover pagare tasse che finiscono per far sprofondare ulteriormente il bilancio, con la conseguenza che molte alla fine chiudono.

Nel 2018, riportano i dati statistici, le società che hanno chiuso l’anno in utile sono state il 58% del totale, quelle con un bilancio in perdita il 34% e l’8% ha chiuso l’anno fiscale in pareggio di bilancio.

Se però si passa sul piano fiscale, le regole fanno risultare che il 64% dei soggetti ha dichiarato un redditto d’impresa rilevante ai fini fiscali e “magicamente” il numero di imprese in perdita scende al 29%.

La maggiore incidenza del fenomeno si rileva nel settore immobiliare, dove il 39% delle società ha dichiarato perdite, tuttavia per via della parziale deducibilità dell’Imu che per una impresa dell’immobiliare è una tassa con dai costi elevati, ne risulta un utile tassabile.

Ma a non favorire le imprese italiane sono anche le regole del Tuir che impongono la non deducibilità degli interessi passivi delle imprese.

Il risultato? L’8% delle imprese del 2018, su un totale di 1.229.010, sono fallite o sono entrate in liquidazione o sono state dichiarate estinte.
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