23:59 11 Aprile 2021
Economia
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La precisazione del ministero dopo lo scoppio dello scontro anche nella maggioranza: “Gli aspetti decisionali restano alle pubbliche amministrazioni”.

Il ministero dell’Economia è dovuto intervenire con una nota ufficiale per calmare lo scontro in atto sul coinvolgimento della società statunitense di superconsulenza McKinsey nel percorso legato alla riscrittura del Recovery plan.

La notizia aveva scatenato le polemiche anche nella maggioranza. E il Mef ha dovuto precisare che la società che ha collaborato con il ministero e con Palazzo Chigi su altri dossier “non è coinvolta nella definizio dei progetti del Pnrr”.

La governance resta in capo alle istituzioni

Il Mef ha emesso un comunicato in cui precisa i contorni del contratto con McKinsey: “La governance del Pnrr italiano è in capo alle amministrazioni competenti e alle strutture del Mef che si avvalgono di personale interno degli uffici”.

Inoltre “McKinsey, così come altre società di servizi che regolarmente supportano l'amministrazione nell'ambito di contratti attivi da tempo e su diversi progetti in corso, non è coinvolta nella definizione dei progetti del Pnrr”, si legge nella nota diramata da Via XX Settembre per calmare le acque e precisare il ruolo.

“Gli aspetti decisionali, di valutazione e definizione dei diversi progetti di investimento e di riforma inseriti nel Recovery Plan italiano restano unicamente in mano alle pubbliche amministrazioni coinvolte e competenti per materia”, si aggiunge nel testo sottolineando che le decisioni finali e più importanti restano in capo ai ministeri e al governo.

“L'amministrazione si avvale di supporto esterno nei casi in cui siano necessarie competenze tecniche specialistiche, o quando il carico di lavoro è anomalo e i tempi di chiusura sono ristretti, come nel caso del Pnrr” e “l'attività di supporto richiesta a McKinsey riguarda l'elaborazione di uno studio sui piani nazionali ‘Next Generation’ già predisposti dagli altri paesi dell'Unione Europea e un supporto tecnico- operativo di project-management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del piano”.

Il contratto vale 25mila euro e i dettagli dell’accordo “saranno resi pubblici, come avviene per tutti gli altri contratti del genere, nel rispetto della normativa sulla trasparenza”.

Le critiche dopo i rumors

Ad attaccare per primo, dopo le notizie uscite su alcuni organi di stampa era stato l’ex ministro Dem Francesco Boccia:

“Con tutto il rispetto per McKinsey, se le notizie uscite oggi fossero vere, sarebbe abbastanza grave”.

Anche un altro ex componente del governo Conte 2, l’ex ministro del Sud, Giuseppe Provenzano ha esternato su Twitter:

“Un giorno trapela che Draghi ‘il Recovery se lo scrive da solo’, e va bè... Oggi che invece ci lavora McKinsey...Un po' di chiarezza? Dobbiamo richiamare i migliori nello Stato, magari tra i giovani, non delegare a privati esterni funzioni fondamentali. C'è una norma, si attui”.

​Cos'è il Recovery plan

Il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza è il documento che individua le sei aree focus e le azioni da porre in essere per il rilancio dell'Italia grazie ai fondi assegnati al Paese con il Recovery plan, 222 miliardi di euro.

Deve essere inviato all’Europa entro il mese di aprile 2021, per una valutazione delle misure e delle azioni intraprese per superare ed affrontare le conseguenze economiche e sociali causate dal Covid-19. 

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Mario Draghi
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