07:35 14 Aprile 2021
Economia
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La pandemia mette in crisi anche i produttori ivoriani di cacao. Crolla la domanda dai principali Paesi di export e ora il consorzio che regola la vendita delle fave di cacao prova a scontare il prodotto per incentivare le vendite. Ma oltre 100mila tonnellate restano nei magazzini.

La seconda ondata di Covid ha messo in ginocchio anche i produttori ivoriani di cacao, con le esportazioni che da gennaio si sono drasticamente ridotte.

Per questo il Consorzio regolatore del cacao in Costa d'Avorio (Ccc) ha deciso di scontare le fave di cacao di oltre 280 dollari per riuscire a piazzare sul mercato internazionale oltre 100mila tonnellate di prodotto invenduto.

Il problema, spiega il direttore di una società di export, citata dall’Agi, è che sono pochissimi gli acquirenti interessati, che, approfittando della situazione, ora vorrebbero che lo sconto fosse portato fino a 400 dollari per ogni tonnellata.

Dallo scorso dicembre centinaia di migliaia di tonnellate di fave di cacao, il principale ingrediente del cioccolato, restano ferme nei magazzini del Paese dell’Africa Occidentale a causa della contrazione della domanda proveniente dalle principali destinazioni dell’export: Europa, Asia e Stati Uniti.

Secondo l’agenzia americana Reuters, il consumo di cioccolato sarebbe crollato nei principali mercati e di conseguenza la richiesta di cacao ivoriano. Il Paese africano è uno dei maggiori produttori al mondo.

“Dopo la prima ondata tutti speravano che il commercio sarebbe ricominciato normalmente, abbiamo venduto l’80 per cento del raccolto e poi la seconda ondata ci ha colpito”, raccontava in una intervista alla televisione locale Yves Brahima Kone, del Ccc.

Ora la situazione è addirittura peggiorata. E, sempre secondo la Reuters, il mercato del cacao è destinato a far registrar quest’anno un surplus di 200mila tonnellate proprio a causa della domanda che stenta a riprendersi per colpa della pandemia.

Tra i Paesi maggiormente in difficoltà non c’è solo la Costa D’Avorio ma anche il Ghana. Entrambi dovranno fare i conti con l’abbondanza di raccolto destinata a provocare un eccesso di offerta.

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