05:55 16 Maggio 2021
Economia
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Ieri la notizia dalla Francia sulla possibilità di coltivare il pregiato fungo in laboratorio. Ma l’associazione lancia l’allarme sulle conseguenze della produzione low cost.

Se il Centro nazionale studi tartufi ha accolto l’annuncio della coltivazione in laboratorio del pregiato Tartufo Bianco come un'opportunità per salvare il tubero, di tutt’altro avviso sono i raccoglitori e le associazioni di settore, allarmati da questa notizia e dalla possibilità che anche nel Regno Unito il pregiato fungo venga “copiato” a danno delle produzioni italiane.

“Con la Brexit gli inglesi hanno iniziato a copiare in laborarorio il pregiato Tartufo Bianco che potrebbe presto sostituire sulle tavole britanniche quello italiano, che al contrario cresce spontaneamente”, ha affermato la Coldiretti nel commentare l’annuncio che il pregiato Tuber magnatum pico potrebbe essere prodotto in Gran Bretagna.

Una notizia giunta poco dopo quella della scoperta degli scienziati dell’Istituto nazionale francese per la ricerca sull’agricoltura, l’alimentazione e l’ambiente (Inrae) che nei propri laboratori hanno affinato l’arte di coltivare il prezioso tartufo.

“I funzionari hanno detto – ha spiegato Coldiretti – che un lotto di alberelli di quercia di tartufo bianco è stato già portato nel Regno Unito nel tentativo di avviarne la produzione”.

I timori

Per Coldiretti si tratta di “una novità che desta preoccupazione, poiché il tartufo bianco è quello che finora poteva essere solo trovato in natura, raccolto esclusivamente in ambiente boschivo in Italia ed in alcuni paesi dei Balcani”.

E allora, pur ammettendo che i terreni britannici, calcarei e umidi, sarebbero particolarmente adatti per consentirne la coltivazione secondo gli scienziati, “è auspicabile che i tuberi ‘copiati’ e prodotti negli impianti abbiano comunque una etichettatura apposita, per evitare di ingannare i consumatori e aumentare i rischi della vendita sul mercato di importazioni low cost spacciate per italiane, magari come pregiato tartufo bianco tricolore”.

Un business milionario

Il rischio secondo Coldiretti è di mettere in pericolo un giro d’affari che riguarda il Tartufo Bianco italiano che parla di milioni di euro.

“In gioco c’è un business stimato in oltre mezzo miliardo di euro sull’intera Penisola, con prezzi per il tartufo bianco che quest ‘anno sono arrivate fino a 3.000 euro al chilogrammo per le pezzature più piccole”.

Un settore già in sofferenza

Secondo la Coldiretti il settore è già in affanno a causa delle chiusure dei ristoranti, uno dei principali canali di sbocco della vendita, e dello stop alle mostre, sagre e manifestazioni dedicate al tartufo.

“Un danno gravissimo, considerata anche la deperibilità del prodotto fresco, che colpisce i circa 100.000 raccoglitori ufficiali presenti sul territorio nazionale, dal Piemonte alle Marche, dalla Toscana all’Umbria, dall’Abruzzo al Molise, ma anche nel Lazio e in Calabria".

Ma il tartufo svolge anche – ha spiegato Coldiretti – una funzione economica a sostegno delle aree interne boschive dove rappresenta "una importante integrazione di reddito per le comunità locali, con effetti positivi sugli afflussi turistici come dimostrano le numerose occasioni di festeggiamento organizzate in suo onore”.

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