02:02 28 Febbraio 2021
Economia
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Tra le ipotesi in campo c’è quella di un superamento “graduale” del blocco, con il divieto di licenziare che potrebbe restare soltanto per alcuni settori, quelli considerati più a rischio, o in base al fatturato delle aziende.

Il 31 marzo prossimo scadrà il blocco dei licenziamenti. L’Italia è l’unico Paese europeo ad aver optato per un blocco totale che riguarda sia i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, sia i licenziamenti collettivi, con pochissime eccezioni.

Il nuovo ministro del Lavoro, Andrea Orlando, ha 45 giorni per capire come gestire l’impatto dello sblocco. Per ora, come si legge sul Corriere della Sera, il ministro Dem ha fatto sapere che presenterà entro la fine del mese una “proposta di riforma degli ammortizzatori sociali”, mentre vanno avanti gli incontri con i sindacati e i rappresentanti delle imprese.

Tra le ipotesi in campo, oltre ad una proroga del blocco, ricorda il Sole24Ore, c’è anche quella di un suo superamento “graduale”, con il divieto di licenziare che potrebbe restare soltanto per alcuni settori, quelli considerati più a rischio, o facendo una distinzione basata sul fatturato delle aziende.

Finora a fare le spese della crisi prodotta dalla pandemia sono stati soprattutto i soggetti con meno tutele, come i lavoratori precari e le partite iva. A dicembre 2020, secondo i dati Istat, citati dal Corriere, ci sono stati 444mila occupati in meno rispetto al 2019, con il tasso di occupazione che ha subito una flessione dello 0,9 per cento.

Senza il blocco dei licenziamenti e le altre misure messe in campo per fronteggiare la crisi, la Banca d’Italia ha ipotizzato che gli occupati in meno sarebbero stati 600 mila in più.

In molti, però, si interrogano sul fatto che la norma sia o meno da considerarsi legittima. Alcuni giuristi, spiega il Sole24Ore, pongono dubbi sulla sua costituzionalità, vista la possibile conflittualità con l’articolo 41 che disciplina la libertà di impresa. 

Inoltre, la misura doveva servire a tamponare una situazione eccezionale, e invece si è protratta per oltre un anno. È successo soltanto una volta nella storia del nostro Paese, nel 1945, dopo la Seconda Guerra Mondiale.

All’epoca il blocco, però, durò otto mesi. Allo scadere del provvedimento chiusero centinaia di attività, e decine di migliaia di persone persero il lavoro. Gli effetti che produrrà la norma, che ha rappresentato un unicum nel Vecchio Continente sconvolto dalla pandemia, potremo giudicarli soltanto nel prossimo futuro.

Intanto, a tracciare un primo bilancio è il ministero del Lavoro che assieme alla Banca d’Italia ha reso noto come “nel 2020 i contratti di lavoro cessati hanno superato quelli attivati” e “che la maggior parte delle attivazioni è stata a termine”, con l’effetto di congelare il “ricambio generazionale” fisiologico del mercato del lavoro.

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