12:09 01 Marzo 2021
Economia
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L'Italia guarda al modello francese per la costituzione del comitato interministeriale per la transizione ecologica, guidato dal nuovo ministro dell'Ambiente, Roberto Cingolani.

Coniugare la crescita industriale ed infrastrutturale del Paese con la tutela dell’ambiente e del territorio per intraprendere la strada dello sviluppo sostenibile. Sarà questo il compito del ministero dell'Ambiente guidato dal manager di Leonardo, Roberto Cingolani, che sarà anche a capo di un Comitato interministeriale per la transizione ecologica.

Sostenibilità che, nel nostro Paese, è un’esigenza più che altrove, vista la densità della popolazione italiana e la morfologia del nostro territorio che negli anni, come ricorda la professoressa Grazia Pagnotta sull’ Huffington Post, ha conosciuto più di una tragedia legata al dissesto idro-geografico.

I super-ministeri europei

I modelli a cui guardare sono quelli degli altri Paesi europei che si sono già dotati di un dicastero di questo tipo. Come l’Austria, dove, come si legge sul Fatto Quotidiano, esiste un ministero che raggruppa fra i suoi compiti la gestione di energia, trasporti, industria, innovazione tecnologica e azione climatica, con a capo l’ambientalista Leonore Gewessler. Oggi il Paese è tra quelli più efficienti in tema di politiche energetiche sostenibili, con l’attenzione all’ambiente e al clima che permea tutti i settori, dai trasporti, all’industria.

Inquinamento dell'ambiente
© AP Photo / Branden Camp
Inquinamento dell'ambiente
Anche in Spagna tra gli obiettivi principali del ministero della Transizione c’è quello dello sviluppo delle rinnovabili, imprescindibile per la decarbonizzazione, unito alla battaglia contro lo spopolamento delle aree rurali del Paese. Alla guida del dicastero c’è una donna, Teresa Ribera.

In Germania il ministero per gli Affari economici e l’Energia, guidato da Peter Altmaier, è impegnato per ridurre le emissioni e sviluppare le rinnovabili, che in Germania già permettono di soddisfare il 50 per cento del fabbisogno energetico nazionale. Insomma, qui l’attenzione all’ambiente non viene percepita come un freno alla crescita, ma come volano per lo sviluppo. 

Ambiente, energia e trasporti sono collegati anche in Svizzera, che ha accorpato le aree in un unico dicastero.

L'Italia guarda al modello francese

In Francia il ministero della Transizione ecologica è stato istituito un anno fa dal presidente Emmanuel Macron con una dotazione di 48 miliardi di euro, esclusi i fondi che arriveranno dall’Europa, per gestire “ambiente, energia, clima, trasporti ed economia circolare”.

È proprio al modello francese che, secondo il Corriere della Sera, guardano il premier Mario Draghi e il neo ministro Cingolani.

Dallo scorso luglio a gestirlo c’è Barbara Pompili, che il 10 febbraio scorso ha presentato un progetto di legge su “Clima e resilienza” che punta a mettere “l’ecologia al centro”, con la riduzione del 40 per cento delle emissioni di gas serra entro il 2030, in linea con gli impegni assunti nell’accordo di Parigi. L’adozione del pacchetto di norme è prevista per il prossimo settembre.

I dubbi degli esperti

Tra le condizioni che permetteranno al nuovo ministero della transizione ecologica italiano di poter portare avanti politiche efficaci sarà la disponibilità di fondi. Ma ci sono anche gli scettici.

Secondo Davide Tabarelli, professore all’Università di Bologna e presidente di NE-Nomisma Energia, intervistato nei giorni scorsi dal Giornale, il ministero dell’Ambiente, quello dello Sviluppo economico e quello delle infrastrutture da soli già gestiscono la materia.

“Magari – spiega - mettendoli insieme ci sarebbero dei risparmi”. “C’è molta confusione”, avverte però l’esperto, e “il rischio è che diventi l'ennesimo carrozzone”.

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