03:12 02 Marzo 2021
Economia
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La maggior parte dei Paesi riuscirà a superare le conseguenze del coronavirus già quest’anno. Tuttavia, il peggio deve ancora arrivare. Il significativo aumento delle spese pubbliche ha provocato un’impennata del debito.

 Le banche centrali continuano a mantenere bassi i tassi di interesse, ma non appena le linee di credito subiranno un rincaro, la bomba del debito potrebbe esplodere. Sputnik cerca di capire per voi quando questo potrebbe accadere e chi sarebbero i primi a esserne colpiti.

La voragine del debito

Nel 2020 le banche centrali, tentando di sostenere l’economia duramente colpita dalla pandemia di coronavirus, hanno posto in essere una riduzione senza precedenti dei tassi di interesse. Di conseguenza, l’indebitamento globale è schizzato a 19.500 miliardi di dollari. Il ritmo a cui ciò è avvenuto ha battuto qualunque record. Nel 2018, ad esempio, l’indebitamento ammontava a 3.300 miliardi e nel 2019 a 10.800.

Il debito pubblico oggi è maggiore di quanto non fosse durante la Seconda guerra mondiale, hanno calcolato gli esperti dell’Istituto della finanza internazionale (IIF) che riunisce oltre 400 banche e istituti di credito a livello globale. Stando alle stime preliminari, si tratta di 227.000 miliardi di dollari, un record storico.

Una delle ragioni principali alla base di questo fenomeno sono i tassi di interesse bassi. I prestiti sono diventati più accessibili per favorire la domanda interna e gli investimenti. Ma tutto è ricaduto sui debiti mentre governi e società tentavano di accendere sempre più prestiti a tassi sempre più convenienti. In questo contesto, osserva l’IIF, le multinazionali, interessate da un sostegno statale senza precedenti ai mercati, hanno venduto obbligazioni a ritmi impressionanti.

La situazione è complicata dal fatto che le obbligazioni societarie sono perlopiù caratterizzate da un basso rating (solo di un grado superiori rispetto ai junk bond). Stando ai dati dell’agenzia di rating Standard & Poor’s, gli investitori deterrebbero circa 4.000 miliardi di dollari di obbligazioni di questa tipologia.

I più indebitati

Circa la metà dell’aumento dell’onere debitorio ha interessato le economie più avanzate. In testa alla classifica troviamo gli USA, la Gran Bretagna, l’Eurozona, il Giappone e la Corea del Sud. Il debito complessivo dei Paesi in via di sviluppo nel terzo trimestre si è attestato al 250% del PIL, quello della Cina al 305, quello dei Paesi sviluppati al 432.

“Non è affatto chiaro in che modo l’economia globale riuscirà a ridurre volumi così significativi di titoli di credito in futuro senza creare gravi conseguenze per l’economia stessa”, si legge nel rapporto dell’IIF.

L’Istituto della finanza internazionale avverte che per via della pandemia si è rafforzato in maniera significativa il rischio di rifinanziamento: molti Paesi e molte società non sono più in grado di attirare nuovi finanziamenti per ripagare quelli precedenti. E poiché il FMI e la Banca mondiale hanno speso ingenti somme per finanziare i programmi di contrasto alla crisi, ad oggi non sappiamo chi potrebbe finanziare tali linee di credito.

La sede della Banca Mondiale a Washington
La sede della Banca Mondiale a Washington
Tra i mercati in via di sviluppo a preoccupare maggiormente l’IIF sono il Libano, la Cina, la Malesia e la Turchia dove si registra la crescita maggiore del settore non finanziario. Nonostante i bassi tassi di interesse la riduzione del gettito statale ha reso molto più onerosa la concessione di prestiti.

Una triste sorte

A commentare la situazione è stato anche Jerome Powell, presidente della Fed.

“I prestiti ricevuti da governi e multinazionali durante la pandemia hanno spianato la strada verso la crisi economica: quarantene, calo dei consumi, stallo delle imbarcazioni, hotel vuoti e milioni di disoccupati. I prestiti a basso prezzo hanno consentito di pagare gli stipendi ai dipendenti e di non licenziarli e di conservare i propri asset performanti. Grazie ai prestiti sono stati finanziati anche i sussidi di disoccupazione con cui chi era stato licenziato potesse pagare le bollette e mangiare”, osserva il presidente della Fed.

People are seen queuing outside the Jobcentre plus at Gateshead, England (File)
© AP Photo / SCOTT HEPPELL
Disoccupati davanti ad un centro per l'impiego di Gateshead, England (File)
Ad ogni modo sono stati gli USA ad accumulare più debiti di tutti gli altri, il che costituisce un pericolo per l’economia globale: il debito americano equivale al 335% del PIL, ossia 80.000 miliardi di dollari. Di questi circa 28.000 sono prestiti concessi allo Stato. Entro il 2028 gli americani spenderanno un quinto del bilancio pubblico solo per ripagare gli interessi.

Il disavanzo di bilancio nel 2020 è più che triplicato raggiungendo i 3.100 miliardi di dollari. Secondo le previsioni, le misure adottate per contrastare il coronavirus faranno schizzare in breve tempo il disavanzo a 4.000 miliardi. Questo non farà che gonfiare il debito pubblico, il che metterà a rischio default diversi Paesi.

Stando ai dati del Ministero statunitense delle Finanze, le spese pubbliche sono cresciute del 47% fino a raggiungere la cifra record di 6.500 miliardi di dollari nell’ambito del piano su larga scala per contrastare le conseguenze della pandemia e della recessione.

Il FMI ha messo in guardia riguardo al fatto che in caso di crisi economica quasi il 40% dei debiti societari delle grandi economie sono a rischio default. Nello specifico, negli USA, secondo le stime della banca di investimenti Goldman Sachs, i valori saranno persino peggiore di quelli del crack del 2008.

“Siamo seduti su una bomba ad orologeria, ma non sappiamo quando scoppierà”, sostiene Emre Tiftik dell’IIF. Non appena la crisi si placherà e le banche centrali cominceranno ad aumentare i tassi, l’economia sarà travolta da un’ondata di default, probabilmente la più distruttiva di tutte quelle mai registrate.

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