15:59 07 Marzo 2021
Economia
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Gli USA detengono ancora il primato dello sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale, ma la Cina sta attivamente colmando questo divario, mentre l’Europa rimane indietro.

Queste le conclusioni riportate nella recente relazione pubblicata dalla Information Technology and Innovation Foundation (ITIF). Si riporta che gli USA continuano a registrare i migliori valori nei principali settori di sviluppo dell’IA, mentre per alcuni aspetti la Cina ha già superato gli USA. Secondo l’ITIF, invece, l’Europa non sarà in grado di concorrere ad armi pari con USA e Cina se non renderà più flessibile la legislazione in materia di tecnologie dell’innovazione.

Gli esperti dell’ITIF hanno effettuato una stima dello sviluppo complessivo delle tecnologie di intelligenza artificiale nei vari Paesi in base a determinate metriche che si rifanno a 6 principali categorie: risorse intellettuali (talenti), ricerca, scoperte, attrezzature, applicazione di tecnologia e dati. È emerso che gli USA conservano il primato in 4 categorie (talenti, ricerca, scoperte e attrezzature). Gli autori dello studio osservano che gli USA guidano per mole di investimenti in startup e per finanziamento alla ricerca. Ad esempio, nel 2019 negli USA esistevano più startup del settore IA che in Cina. Queste realtà hanno attirato investimenti in venture capital per almeno 8 miliardi di dollari in più rispetto alle concorrenti cinesi. Il vantaggio concorrenziale statunitense nelle categorie summenzionate è garantito, tra l’altro, dagli ingenti investimenti nella ricerca. L’ITIF stime che gli investimenti americani in ricerca e sviluppo sia di un ordine di grandezza tre volte maggiore di quelli cinesi.

La Cina, osservano i ricercatori, si è però posizionata meglio degli USA in quanto ad applicazione delle tecnologie di IA e ai Big Data. Storicamente la Cina si è sempre distinta nel ridimensionare i traguardi conseguiti dagli americani nell’ambito delle scienze fondamentali e nell’applicarli alla vita quotidiana. Come osserva Li Kaifu, direttore di Sinovation Ventures, in Cina l’intelligenza artificiale è utilizzata ovunque per pagare, ordinare prodotti e cibo dal proprio smartphone. Ad esempio, durante la pandemia da COVID-19, mentre Li Kaifu si trovava in isolamento, tutti i suoi acquisti gli venivano consegnati da robot. Negli USA al momento queste tecnologie non trovano una così ampia applicazione.

Inoltre, riporta l’ITIF, la Cina ha conseguito importanti traguardi anche nella categoria delle “attrezzature”. Ad esempio, dei 500 supercomputer più potenti al mondo ben 241 si trovano in Cina. Negli USA 113 e in UE solo 91.

La Cina poi è in testa anche per numero di pubblicazioni scientifiche legate all’IA. Nel 2018 la Cina ha pubblicato 24.929 opere sul tema, l’UE 20.418 e gli USA solo 16.233.

Le autorità cinesi hanno reso lo sviluppo dell’IA una priorità per il Paese e questa linea politica sta dando i suoi frutti, riconoscono gli autori dello studio. Si rileva che la Cina ha già ampiamente superato l’UE per molti parametri e, se l’UE non cambierà il suo approccio nella regolamentazione delle nuove tecnologie, l’Europa si ritroverà dietro a USA e Cina nello sviluppo dell’IA. L’esperto cinese Liu Yushu, collaboratore dell’Istituto di studi finanziari in seno all’Università popolare cinese non è concorde con le stime dell’ITIF. Secondo Liu Yushu, l’UE sta adottando un approccio equilibrato nei confronti dello sviluppo dell’IA.

“È erroneo pensare che l’Europa rimarrà indietro nello sviluppo dell’IA. Questa tecnologia dischiude una molteplicità di settori e direzionalità. L’Europa non rimarrà indietro. Anzi, la tutela delle libertà personali e della vita privata, il rispetto delle norme di natura etica, l’interazione tra uomo e macchine dotate di intelligenza artificiale sono una priorità della scienza di oggi. E a differenza di Cina e USA che hanno conseguito importanti traguardi in determinati settori in breve tempo, l’approccio europeo presuppone l’instaurazione graduale di un sistema solido e la riduzione dei rischi incontrollati legati all’IA. Dunque, anche se l’Europa si sta muovendo più lentamente in questa direzione, si noti che lo sta però facendo in maniera assai più stabile”.

La Cina, a differenza degli USA, sta adottando un approccio centralizzato all’elaborazione di una strategia di sviluppo dell’IA. Già nel 2017 fu reso noto il Programma di sviluppo dell’IA di nuova generazione con orizzonte 2030. Questo programma, nello specifico, prevede l’elaborazione di norme etiche che disciplinino l’applicazione e lo sviluppo dell’IA. A differenza degli USA in cui lo sviluppo di queste tecnologie è mosso essenzialmente dagli interessi imprenditoriali, l’approccio cinese in un certo senso è più vicino a quello europeo: consente di elaborare norme disciplinari più complesse in grado di garantire uno sviluppo graduale. Nonostante l’opinione diffusa tra alcuni analisti occidentali secondo cui la Cina si sarebbe guadagnato un vantaggio concorrenziale nel settore dei dati per via dell’assenza di qualsivoglia meccanismo che ne disciplini la conservazione, la Cina ha invece fatto passi da gigante anche nell’elaborazione di queste norme.

Ad esempio, nel 2018 fu pubblicato il Libro bianco che presenta un nuovo sistema onnicomprensivo per l’elaborazione di standard atti a disciplinare i concetti fondamentali dell’IA, i suoi prodotti finali e le sue applicazioni. Un capitolo a parte del Libro bianco è dedicato alla creazione di norme di natura etica. Nel 2019 su iniziativa del Ministero cinese della Scienza e della Tecnica è stato creato il Comitato direttivo di esperti sull’intelligenza artificiale che nello stesso anno fissò 8 principi fondamentali per la regolamentazione dell’IA. Questi sottolineano che lo sviluppo dell’IA deve attenersi all’uguaglianza, l’umanità, la tutela dei dati personali e della privacy. Inoltre, l’Accademia pechinese per l’intelligenza artificiale ha anch’essa elaborato dei principi sulla base dei quali fare ricerca, creare e sviluppare soluzioni basate sull’IA. Anche questi principi si incentrano sull’importanza di utilizzare queste tecnologie soltanto per il bene dell’intera umanità, garantendo la trasparenza del proprio lavoro, l’impiego legittimo dell’IA e una reazione tempestiva a eventuali sfide o minacce.

In tal mondo la Cina si configura come un player responsabile nello scacchiere internazionale. Sebbene alcuni politici occidentali parlino di “corsa all’IA” poiché queste tecnologie potrebbero essere classificate tra le dual use, la Cina punta non tanto alla leadership mondiale quanto a sviluppare forme di cooperazione internazionale per fare ricerca sull’IA. Infatti, secondo Liu Yushu, nessun Paese da solo potrà conseguire risultati significativi in questo settore.

“La Cina non ha mai voluto occupare posizioni di leadership in una determinata branca del sapere o della tecnica. Con lo sviluppo dell’IA la cooperazione è la nostra priorità. Come osservato dal presidente Xi Jinping durante il suo intervento presso il Forum di Davos, il progresso scientifico e tecnologico deve fare il bene dell’umanità. Non dev’essere sfruttato per esercitare pressioni sugli altri Paesi. La Cina stimolerà forme di scambio internazionale nei settori della scienza e della tecnica, coopererà con altri Paesi per creare un ecosistema aperto, equo e non discriminatorio che favorisca lo sviluppo della ricerca. Il futuro sviluppo dell’IA in Cina deve affrontare due grandi sfide. In primo luogo, non possiamo permettere che i giganti del tech, che detengono una risorsa preziosa come i Big Data, sfruttino a loro vantaggio questa posizione monopolistica. In secondo luogo, dobbiamo promuovere lo sviluppo della ricerca sull’IA. Stando al rapporto del Ministero cinese della Scienza e della Tecnica “Sviluppo dell’intelligenza artificiale di nuova generazione” pubblicato nel 2020, la Cina nel 2019 ha presentato domanda per il riconoscimento di oltre 30.000 brevetti. Questo la dice lunga sui grandi traguardi raggiunti dalla Cina, anche nel settore dell’IA. Ma questi successi non devono darci alla testa. Dobbiamo capire che la maggior parte dei traguardi raggiunti si concentra sulle scienze applicate, mentre abbiamo ancora molto da fare sulle scienze fondamentali e sulle tecnologie. Pertanto, in futuro si renderà necessario migliorare i meccanismi pertinenti e aumentare gli investimenti”

L’esperto indica determinati ambiti nei quali la Cina presenta il maggior potenziale di crescita nello sviluppo di tecnologie basate sull’IA. Anzitutto, la Cina dovrà incrementare la propria capacità computazionale. Più gli algoritmi di IA si fanno complicati, maggiore è la domanda di capacità computazionale. In tal senso la Cina occupa una nicchia del mercato globale in qualità di fornitore di risorse a basso prezzo anche grazie alla convenienza dell’energia elettrica cinese. In secondo luogo, sebbene gli USA conservino il primato mondiale nella produzione di chip e circuiti integrati all’avanguardia, la Cina ha conseguito importanti traguardi nella formazione di docenti e nella creazione di attrezzature finalizzate proprio al machine learning. Infine, la Cina continuerà anche in futuro a sviluppare gli ambiti più applicativi delle tecnologie dell’IA, spiega l’esperto.

“Al momento sulla industrializzazione dell’IA incidono 3 fattori: algoritmi, capacità computazionale e Big Data. Considerata la situazione attuale possiamo identificare tre ambiti in cui nel 2021 e 2022 si presenta un potenziale ancora maggiore di crescita. Anzitutto la capacità computazionale. Al momento la complessità degli algoritmi di IA cresce in maniera esponenziale e, di conseguenza, cresce rapidamente anche la domanda di capacità computazionale. In alcune aree caratterizzate da costi bassi dell’energia elettrica (ad esempio, la Mongolia interna) si incentiverà la costruzione di una nuova infrastruttura computazionale che soddisferà la crescente domanda di questa risorsa. Il secondo punto riguarda lo sviluppo di chip per l’IA. Secondo la ricerca congiunta di IDC e Inspur, nel 2020 i server GPU cinesi hanno gestito il 95% della quota di mercato. Proprio con questi processori funzionano essenzialmente le macchine per l’IA. In futuro, maggiore sarà l’ambito di applicazione dell’IA, maggiore sarà l’impiego dei chip FPGA e ASIC. Si prevede che entro il 2024 la quota di mercato degli altri chip aumenterà contribuendo alla diversificazione del mercato. La politica di assedio tecnologico promossa da Trump ha convinto sempre di più la Cina della necessità di sviluppare tecnologie e chip propri per l’IA. Pertanto, in questo settore sarà necessario investire di più. Il terzo punto riguarda l’utilizzo sempre maggiore delle tecnologie dell’IA in ambito industriale. Il 2021 e il 2022 saranno gli anni dell’esplosione del digitale. Secondo le stime iResearch al momento tutte le grandi società cinesi intendono implementare progetti nell’ambito IA e circa il 10% delle società ha già integrato l’IA nella propria attività principale. Sin dal 2012 grazie alla trasformazione digitale delle imprese cinesi di diversi settori sono state accumulate quantità enormi di dati. Nel 2020 la Cina ha definito questi dati un nuovo fattore produttivo. Dunque l’accelerazione della trasformazione digitale e lo sviluppo dell’IA a livello aziendale sono un processo naturale da stimolare il più possibile”.

Al contempo l’esperto sottolinea la necessità di cooperare a livello internazionale per sviluppare ulteriormente le tecnologie dell’IA. Secondo l’esperto, si tratta di una fetta di mercato molto grande e c’è ancora posto per tutti. Si consideri, tra l’altro, che per l’elaborazione ad esempio di tecnologie di IA di terza generazione non è possibile fare da sé.

“Questo problema va affrontato da due punti di vista. Anzitutto, il mercato dell’IA è molto vasto, pertanto sia la Cina sia gli USA sia altri Paesi potranno approfittarne. In secondo luogo, non c’è ragione di scontrarsi. Stando ai dati IDC, le spese globali per lo sviluppo dell’IA raddoppieranno entro il 2024 fino a quota 110 miliardi di dollari rispetto agli attuali 50,1. Si prevede che i ritmi medi annui di crescita tra il 2019 e il 2024 saranno circa pari al 20,1%. Ciò significa che il mercato globale dell’IA sarà sempre più grande in futuro. E tutti potranno accaparrarsi una nicchia nelle rispettive catene di distribuzione. Inoltre, la cooperazione nello sviluppo dell’IA di terza generazione assumerà un’importanza sempre crescente. L’IA di prima generazione è stata sviluppata grazie alle conoscenze, quella di seconda grazie ai dati. L’IA di terza generazione prospererà grazie a 2 fattori. Poiché l’IA di prima e seconda generazione imita solamente il comportamento degli umani in maniera unilaterale, si presentano delle restrizioni e si rende necessario elaborare teorie e metodologie di IA che siano sicure, affidabili e scalabili al fine di conseguire il passaggio alla terza generazione. Pertanto, nello sviluppo di queste tecnologie nessuno riuscirà a costruire una macchina a porte chiuse, senza l’aiuto degli altri. Dobbiamo perciò rafforzare la cooperazione e condurre di concerto le ricerche necessarie, favorire lo scambio delle competenze”.

Intelligenza artificiale è un termine ombrello che comprende diversi ambiti di applicazione di questa tecnologia. Un po’ come l’elettricità a suo tempo rese possibile la comparsa di tutta una serie di settori industriali, servizi, collegamenti e cambiò il modo di vivere. Allo stesso modo l’intelligenza artificiale potrebbe rivoluzionare la vita nel XXI secolo. Pertanto, è chiaro che le nazioni dovranno non tanto chiudersi e isolarsi nella corsa all’IA, ma al contrario unire gli sforzi per l’elaborazione di standard comuni. In fin dei conti, la rete Internet è diventata globale proprio grazie alla messa in comune di tecnologie, principi, standard. Se l’approccio globale allo sviluppo dell’IA sarà univoco, questa tecnologia potrà effettivamente fare il bene dell’umanità. È questo il fil rouge che caratterizza tutti i disciplinari cinesi fino ad oggi pubblicati sul tema.

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