15:57 07 Marzo 2021
Economia
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La fotografia del settore professionale emersa dal “V Rapporto sulle libere professioni in Italia 2020”, curato dall’Osservatorio libere professioni di Confprofessioni, mostra come nel primo semestre del 2020 oltre 30 mila liberi professionisti hanno dovuto abbandonare la propria attività a causa della crisi scaturita dalla pandemia.

La crisi provocata dalla pandemia del coronavirus ha colpito tutti i settori, uno di questi quello dei liberi professionisti. Secondo quanto emerso dal V rapporto sulle libere professioni, coordinato dal professor Paolo Feltrin e presentato oggi da Confprofessioni, nei primi sei mesi del 2020 oltre 30mila liberi professionisti, in prevalenza donne, hanno dovuto abbandonare la propria attività in seguito alla crisi scatenata dal Covid.

Ai 30mila liberi professionisti si aggiungono poi circa 170 mila lavoratori indipendenti su una platea di oltre 1,5 milioni di lavoratori autonomi bloccati dal primo lockdown.

"L’impatto del Covid-19 sul lavoro indipendente è stato pesantissimo. Nei primi sei mesi del 2020 l’intero comparto perde circa 170 mila lavoratori, di cui 30 mila sono liberi professionisti. Tale flessione va valutata tenendo d’occhio anche le dinamiche di lungo periodo. Per ragioni strutturali, nell’ultimo decennio il lavoro indipendente era già sotto pressione (-735 mila lavoratori circa), colpito da una silenziosa rivoluzione interna nei flussi di entrata e di uscita. Nelle fasce di età più giovani mancano all’appello quasi 1 milione di persone: un crollo solo in parte compensato dalle fasce di età più anziane e dai nuovi ingressi dei laureati (+372 mila), che di norma si vanno a collocare tra i liberi professionisti" ha commentato il presidente di Confprofessioni Gaetano Stella.

settori professionali più colpiti sono quelli legati a:

  • commercio
  • finanza 
  • immobiliare

In media questi settori hanno subito nel primo trimestre del 2020 un calo del 14%, ma si registrano contrazioni anche tra le professioni dell'area tecnica e amministrativa.

I professionisti datori di lavoro registrano invece una flessione del 16,7% rispetto allo stesso periodo del 2019, con una contrazione concentrata prevalentemente al Nord (-23,9%) e nel Centro Italia (-28,3%). Il Sud registra invece un aumento dei datori di lavoro (+15,9%).

"Il dato è sicuramente correlato al tipo di professione svolta. A risentire maggiormente della crisi è stata l’occupazione nel commercio, che meno spesso richiede un titolo di studio universitario, anche nel caso delle libere professioni" afferma Paolo Feltrin, coordinatore del rapporto.

​​Alla presentazione del rapport, avvenuta a Milano in diretta streaming, hanno partecipato Tiziano Treu, presidente del Cnel, il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, il sottosegretario al Lavoro, Francesca Puglisi e altri esponenti.

Confprofessioni in prima linea per i liberi professionisti

"Nei mesi del Covid-19, tra risorse erogate e risorse stanziate, il sistema Confprofessioni, di sua iniziativa, tramite l’Ente bilaterale Ebipro, ha messo a disposizione per gli studi professionali oltre 30 milioni di euro" ha dichiarato Stella.

Il welfare promosso dal sistema di Confprofessioni ha agevolato la possibilità di mantenere aperti gli studi e dare garanzie di continuità di servizio.

Secondo una stima di Assolavoro di fine novembre, il Covid ha cambiato il volto del mercato lavorativo prevedendo nel 2021 oltre 90mila opportunità lavorative nei settori sanitari ed in altri campi.

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