20:35 10 Maggio 2021
Economia
URL abbreviato
Di
224
Seguici su

L'associazione di Mestre ha calcolato quanto hanno perso le aziende a causa delle chiusure imposte dalla pandemia. La proposta è un contributo aggiuntivo per la categoria gravemente colpita.

Se i lavoratori autonomi fossero stati trattati dal governo come i dipendenti statali, gli sarebbero spettati 250 miliardi. È la proiezione che fa la Cgia di Mestre in base alle risorse spese per il pubblico impiego dal governo che con la legge di Bilancio 2021 ha fatto salire a 3,8 miliardi di euro l’importo a disposizione del fondo per il nuovo contratto di lavoro degli statali.

Secondo la Cgia, “considerando gli effetti che questa decisione avrà anche sui dipendenti delle amministrazioni periferiche, si raggiunge una disponibilità di spesa complessiva pari a 6,7 miliardi di euro: il 26% in più di quanto erogato a tutti i lavoratori del pubblico impiego nell’ultimo rinnovo firmato nel 2018”.

Ed ecco che il nodo arriva al pettine: se, con lo stesso “slancio”, fossero riconosciute alle attività economiche che sono state costrette a chiudere per decreto o per Dpcm sia le perdite di fatturato registrate l’anno scorso sia un contributo aggiuntivo del 26%, lo Stato dovrebbe conferire a questi imprenditori colpiti dal Covid poco più di 250 miliardi di euro: un importo che sfiora la somma degli stanziamenti previsti dal Recovery plan e dalla legge di Bilancio per il 2021, secondo la Cgia che lancia la provocazione.

Solo 29 miliardi ad autonomi e commercianti

Secondo i calcoli dell’associazione di Mestre “fino ad oggi, a causa della pandemia, tutte le attività economiche hanno ottenuto dall’esecutivo - al netto delle agevolazioni in materia di credito e dell’effetto dello slittamento di alcune scadenze fiscali - solo 29 miliardi di euro di aiuti diretti”.

Cgia ammette che la comparazione tra dipendenti pubblici e lavoratori autonomi possa apparire “insensata e, soprattutto, irriverente” ma ha l’obiettivo di far comprendere che “almeno cinque milioni di artigiani, commercianti, esercenti, albergatori e lavoratori autonomi ha subito perdite consistenti a causa delle chiusure imposte per decreto dal governo e no ha beneficiato di indennizzi adeguati” o ammortizzatori sociali.

Altra disuguaglianza su cui punta la Cgia il pericolo di perdere il lavoro, eventualità inesistente per gli statali, o ancora la possibilità per i dipendenti pubblici di “sperimentare lo smart working, riuscendo a conciliare meglio il lavoro con gli impegni familiari e il tempo libero, beneficiando anche dell’azzeramento dei costi di trasporto e di quelli legati alla pausa pranzo”.

“Le crisi economiche – esordisce il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - non sono mai democratiche. Anche questa volta, infatti, a pagare il conto più salato saranno le persone più fragili, come le donne e i giovani. E se questi ultimi sono anche titolari di una partita Iva, i disagi aumentano esponenzialmente”.

Cgia propone la rete di protezione sociale

Secondo Zabeo “è giunto il momento di creare una rete di protezione sociale finalmente universale che coinvolga tutti: lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti sia del pubblico che del privato”. Un percorso da mandare avanti allargando “le tutele anche a coloro che ne sono attualmente sprovvisti, utilizzando, in prima battuta, le risorse che spenderemo per il cashback. Un provvedimento, questo, che assume sempre più i contorni di una vera iattura. Nei prossimi 2 anni, infatti, costerà alle casse dello Stato quasi 5 miliardi di euro che scandalosamente regaleremo alle persone più ricche”.

I primi passi del governo

Cgia ammette che “con la legge di Bilancio per l’anno in corso il Governo ha cominciato a fare qualche piccolo passo nella giusta direzione, anche se siamo ancora in una fase embrionale e del tutto insufficiente”, afferma il segretario Renato Mason parlando di “un welfare più equo e solidale che estende i suoi effetti anche al popolo delle partite Iva”.

L’embrione è costituito da “un sistema che poggia sull’esonero parziale dei contributi Inps dovuti dai lavoratori autonomi e dai liberi professionisti, finanziato tuttavia da un fondo di copertura pari a un solo miliardo di euro, e sull’introduzione dell’identità straordinaria di continuità reddituale e operativa, vale a dire una specie di cassa integrazione a sostegno del reddito dei professionisti iscritti alla gestione separata Inps”, aggiunge Mason.

Tags:
Coronavirus
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook