18:47 27 Gennaio 2021
Economia
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Il Ministero cinese del Commercio si concentrerà sullo sviluppo dei consumi interni e sullo stimolo del potere d’acquisto della domanda interna.

Questa la dichiarazione resa dal nuovo ministro cinese del Commercio Wang Wentao. Secondo quest’ultimo, la guerra commerciale con gli USA non è più prioritaria per la Cina mentre il mercato interno costituisce le fondamenta della nuova strategia di “doppia circolazione” che caratterizzerà il piano di sviluppo quinquennale la cui pubblicazione ufficiale è prevista per il mese di marzo 2021.

Quest’anno la Cina ha elaborato un nuovo piano quinquennale in condizioni economiche molto difficili per via della pandemia da COVID-19. Nel primo trimestre l’economia cinese ha registrato un calo record del 6,8% per via della cessazione in massa delle attività produttive e commerciali in esito all’imposizione delle rigide misure di quarantena adottate dalle autorità cinesi. Tuttavia, il sacrificio non è stato invano. La Cina è riuscita meglio e più rapidamente di molti Paesi sviluppati a mantenere sotto controllo la diffusione dell’epidemia.

Le decise misure sanitarie hanno consentito alla Cina di riprendere rapidamente le attività commerciali e ritornare alla vita di prima. L’indice PMI che valuta l’attività commerciale nel settore produttivo in Cina solo a febbraio ha registrato un calo fino a 35,7 punti (valori del PMI inferiori a 50 indicano un crollo della produzione). Già nel mese di marzo l’indice PMI si è attestato a 52. Ogni mese i parametri economici registrano un miglioramento. Ad esempio, a novembre il PMI ha raggiunto il 52,1%. Secondo le statistiche diramate dalla Direzione statale cinese di Statistica, a novembre le esportazioni cinesi sono cresciute del 21,1%, mentre le importazioni del 4,5%. Le esportazioni di merci dell’industria elettro-meccanica di produzione cinese tra gennaio e novembre hanno generato 1.370 miliardi di dollari registrando un aumento del 4,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Questa categoria ha totalizzato il 59% del volume totale delle esportazioni del Paese. Sullo sfondo della pandemia di coronavirus la Cina è altresì riuscita a incrementare le esportazioni di prodotti sanitari e dispositivi di protezione individuale. Nei primi 11 mesi di quest’anno questa categoria di prodotti ha registrato un aumento del 42,5% annualizzato.

Tuttavia, non tutti i Paesi sono riusciti come la Cina ad affrontare così velocemente la pandemia. Chiaramente, questo influisce sull’economia di questi Paesi. Poiché la Cina è integrata in maniera significativa nel commercio globale e nelle catene di creazione del valore, l’attuale situazione crea rischi ulteriori per l’economia cinese stessa. Inoltre, la complessa situazione epidemiologica globale non fa che aumentare i rischi che la Cina possa importare soggetti infetti. Alla luce di queste difficili condizioni, la Cina ha modificato radicalmente la propria politica economica. Per la prima volta quest’anno non sono stati stabiliti parametri di crescita di riferimento. Invece dei parametri quantitativi la Cina ha puntato sullo sviluppo qualitativo, sulle politiche sociali, su misure per il miglioramento dello stile di vita dei cittadini. Questo è anche il punto principale del cambiamento che la Cina desidera apportare, come dichiara Liu Ying, ricercatore dell’Istituto di ricerca finanziaria presso l’Università popolare cinese.

“La principale caratteristica della politica economica del 2020 è la modifica operata alle priorità: da uno sviluppo di tipo quantitativo a uno qualitativo. Nel nuovo piano quinquennale non abbiamo stabilito parametri di crescita del PIL di riferimento. Alla luce della crisi scatenata dall’epidemia abbiamo dato spazio a “6 garanzie” e “6 stabilità”. Questa politica prevede il conseguimento di obiettivi quali il mantenimento di un’occupazione stabile, di un certo stile di vita dei cittadini, la stabilità delle catene di produzione e distribuzione, la sicurezza energetica e alimentare. Nel 2020 su “3 principali assi” si è riusciti a conseguire determinati risultati. Si tratta di rilevanti cambiamenti che costituiranno le fondamenta per il conseguimento di uno sviluppo economico di elevata qualità e per la determinazione di nuovi obiettivi di crescita nell’ambito della doppia circolazione e del supporto reciproco della componente esterna e interna”.

Chiaramente la ripresa rapida dell’economia sarebbe impossibile senza l’adozione da parte del governo di serie misure di sostegno. Le autorità cinesi hanno approvato un importante pacchetto di misure fiscali per stimolare l’economia. Il disavanzo di bilancio è stato per la prima volta in diversi decenni portato al 3,6% del PIL. Le autorità centrali hanno approvato l’emissione di apposite obbligazioni di Stato per 1.000 miliardi di yuan finalizzate ad affrontare le conseguenze dell’epidemia. Inoltre, sono state estese le quote di obbligazioni ad uso specifico dei governi locali fino a 3.750 miliardi di yuan. È stato aumentato a 5.000 yuan anche il limite massimo di reddito delle persone fisiche che non è passibile di imposte. Le autorità hanno anche operato tagli alle aliquote delle imposte, IVA compresa.

Nel breve termine questi provvedimenti si sono rivelati efficaci e già nel secondo trimestre l’economia ha ripreso a crescere. Nel terzo trimestre la crescita si è attesta al 4,9%. Le misure fiscali hanno contribuito a sostenere le imprese dedite all’esportazione: i prodotti di queste imprese hanno registrato, infatti, un aumento della domanda provenienti da alcuni Paesi in cui le linee produttive locali si sono fermate. Tuttavia, il 2020 ha dimostrato che nel lungo periodo la Cina dovrà cercare altri modi per garantire lo sviluppo economico e ridurre la propria dipendenza dai mercati esterni. In primo luogo, non si sa quanto durerà l’epidemia nei vari Paesi e, di conseguenza, in che modo si svilupperà l’economia globale. In secondo luogo, sebbene il presidente eletto degli USA Joe Biden appaia più prevedibile rispetto al suo predecessore, a Washington vige ancora la regola del consenso bipartitico in merito alla necessità di contenimento della Cina. Anche se Biden rimuoverà alcune singole misure restrittive o alcuni dazi, il quadro generale delle relazioni sino-americane non sarà molto migliore rispetto agli scorsi anni. Secondo l’esperto Liu Ying, negli ultimi 3 anni la politica economica cinese è stata finalizzata a risolvere le controversie commerciali con gli USA e a ripristinare la normale cooperazione bilaterale. Tuttavia, oggi le priorità sono cambiate e tendono verso l’incremento dell’indipendenza economica e lo sfruttamento del potenziale del mercato interno.

“A partire dal mese di agosto 2017 e per circa 3 anni ci siamo concentrati sulle contromisure da applicare nell’ambito della guerra commerciale avviata dagli USA ai danni della Cina. All’inizio del 2020 abbiamo continuato a ottimizzare e sviluppare la struttura economica interna spostando l’attenzione verso una crescita qualitativa. A inizio anno l’obiettivo principale era far fronte all’epidemia perché allora l’economia aveva registrato un calo del 6,8%. Al tempo dovevamo affrontare l’epidemia e ripristinare la crescita economica. Dopodiché la situazione si è normalizzata e il PIL nei primi 3 trimestre ha registrato una crescita complessiva dello 0,7% di anno in anno. Abbiamo riportato la crescita economica su valori positivi. La Cina quest’anno sarà l’unico Paese del G20 la cui economia ha registrato comunque un incremento. Possiamo dire che nel 2020 il nostro obiettivo principale è stato ripristinare l’attività commerciale e garantire la stabilità, l’apertura e l’efficienza delle catene di produzione e distribuzione. In particolare, alla luce del crollo globale legato alla crisi da coronavirus e considerati i ripetuti focolai dell’epidemia nei vari Paesi, per la Cina è fondamentale avere sotto contro la situazione epidemiologica all’interno del Paese e garantire una conseguente ripresa economica. A mio avviso, questo è il principale obiettivo di quest’anno”.

L’affidamento al potenziale del mercato e dei consumi interni è fondamentale per la Cina non soltanto in vista del peggioramento della situazione dei mercati esteri. Lo stile di vita in Cina migliora a ritmi serrati. Il PIL pro capite nel 2008 si attesta a 3468$, nel 2011 a 5618$, nel 2015 a 8033$. Secondo diverse previsioni nel 2023 la Cina sarà fra i Paesi con il maggior livello di reddito con un PIL pro capite che toccherà i 28.000$. Per non cadere nella trappola del reddito medio in cui il costo della manodopera non riesce a generare per la Cina dei vantaggi competitivi rispetto ai Paesi d’esportazione, il Paese dovrà sfruttare il potenziale della classe media in rapida crescita al fine di garantire la crescita economica e, al contempo, un miglioramento ulteriore dello stile di vita dei cittadini. L’implementazione della strategia della “doppia circolazione” e la riforma della struttura economica, previste nel venturo piano quinquennale, aiuteranno la Cina a rafforzare la sua posizione economica a livello mondiale. Secondo le previsioni del Centre for Economics and Business Research di Londra (CEBR), se tutto andrà come previsto, la Cina supererà economicamente gli USA e diventerà leader mondiale già entro il 2028. 

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