22:55 15 Gennaio 2021
Economia
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Riutilizzati, rivisitati, congelati o donati. I resti dei pranzi natalizi quest’anno non sono andati sprecati secondo l’indagine dell’associazione del settore agricolo.

Cene ristrette a pochi familiari, niente pasti al ristorante, poca convivialità, ma soprattutto spreco zero. Quest’ultimo dato emerge dall’indagine di Coldiretti/Ixè secondo cui quasi otto italiani su 10, il 78%, mettono a tavola gli avanzi dei pranzi e delle cene di Natale riducendo gli sprechi come mai prima di quest’anno.

Alcuni li riutilizzano, sulla spinta della crisi economica legata alla pandemia, altri li reinventano cercando di impiegare quanto avanzato con una nuova sensibilità. E poi un 10% decide di congelare tutto in freezer per consumarlo nelle prossime settimane.

C’è anche un 1% che dona quanto avanzato in beneficenza e l’11% delle famiglie dove invece non avanza nulla dai pranzi natalizi, scrive Coldiretti. Il dato chiave è che “nessuno dichiara di buttare i resti del pranzo o del cenone nel bidone, con il Natale 2020 che si classifica come il primo con sprechi azzerati”.

La nuova tendenza sostenibile

Per Coldiretti si tratta di “una tendenza favorita dal clima di sobrietà che ha caratterizzato la festa anche a tavola con in media quattro persone che hanno mangiato insieme a tavola per le feste, più che e dimezzate rispetto allo scorso anno quando in media si contavano nove commensali”.

Lo spreco zero è quindi conseguenza di un regime più sobrio legato al lockdown: “L’addio alle tradizionali tavolate imposto dalle limitazioni legate all’emergenza Coronavirus ha avuto effetto anche sulla preparazione dei pasti, con una media di 2,5 ore trascorse in cucina per realizzare i vari piatti, in netto calo rispetto alle 3,8 ore dello scorso anno a causa, con il taglio di una portata su tre rispetto ai lunghi pranzi del passato”.

Il valore degli avanzi e come usarli

Secondo la Coldiretti ammonta comunque a quasi 400 milioni il valore di cibi e bevande preparati e non consumati sulle tavole degli italiani a Natale e gli italiani costretti a casa dal lockdown si sono sbizzarriti in cucina trasformando gli avanzi in nuovi piatti, con la cosiddetta cucina del giorno dopo della tradizione contadina.

Le ricette più quotate sono polpette o polpettoni a base di carne o tartare di pesce secondo gli agricoltori di Campagna Amica che le consigliano come ottime soluzioni per recuperare il cibo del giorno prima, ma anche le frittate possono dare un gusto nuovo ai piatti di verdura o di pasta, senza dimenticare la ratatouille.

La frutta secca in più può essere facilmente caramellata per diventare un eccellente “torrone”, mentre con quella fresca si ottengono pasticciate, marmellate o macedonie.

E per dare un nuovo sapore ai dolci più tradizionali, come il pandoro o il panettone, si ricorre spesso alla farcitura con creme.

“Recuperare il cibo è una scelta che fa bene all'economia e all'ambiente anche con una minore produzione di rifiuti”.

La spesa a tavola

Per il tradizionale appuntamento del Natale con pranzi e cene sono stati spesi quest'anno 1,8 miliardi di euro, con un calo del 31% rispetto allo scorso anno a causa delle restrizioni imposte dalle misure anti-Covid e della crisi economica legata alla pandemia.

“Se nel menu della vigilia – conclude la Coldiretti - è stato servito soprattutto il pesce presente in otto tavole su 10 (78%), a Natale ha prevalso la carne e hanno vinto bolliti, arrosti e fritti, dall’agnello ai tacchini, ma anche minestre, zuppe, paste ripiene, cappelletti in brodo e pizze rustiche e i dolci fatti in casa”.

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Natale, Coldiretti
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