11:09 24 Gennaio 2021
Economia
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Lo yuan digitale cinese non rappresenta una minaccia per il sistema finanziario globale a differenza invece di Libra, la criptovaluta di Facebook.

Questo è quanto dichiarato da Zhou Xiaochuan, ex governatore della Banca centrale cinese. Secondo l’esperto, qualora lo yuan digitale entri in circolazione, si semplificherà il sistema delle transazioni internazionali e si renderà possibile una conversione automatica delle valute in caso di acquisti. Tuttavia, si noti che lo yuan digitale non vuole essere utilizzato per soppiantare il dollaro o altre fiat.

È il primo caso in cui Zhou Xiaochuan si è espresso pubblicamente in merito al progetto cinese di valuta digitale di Stato. Zhou, che fu a capo della Banca centrale cinese per ben 15 anni, è noto per il suo approccio innovativo al mondo della finanza. Proprio mentre era governatore si fecero i primi passi per la parziale liberalizzazione del tasso di cambio dello yuan. Infatti, nel 2016 lo yuan fu incluso nel paniere delle valute di riserva. Inoltre, Zhou Xiaochuan fu uno dei primi alti funzionari al mondo a dubitare dell’affidabilità del sistema finanziario dollaro-centrico in esito alla crisi del 2008. Proprio allora Zhou cominciò a sottolineare la necessità di diversificare il sistema valutario mondiale perché i problemi di un Paese non diventassero criticità sistematiche per la finanza globale. Ad esempio, Zhou propose di estendere l’esercizio dei diritti speciali di prelievo (SDR) alle transazioni internazionali. Tuttavia, quest’idea non venne supportata dalla comunità internazionale.

Non è dato sapere cosa spinse la Cina a elaborare una propria valuta digitale, tuttavia è noto che i lavori cominciarono già nel 2014 quando Zhou era ancora a capo della Banca centrale cinese. Possiamo ipotizzare che in una certa misura Zhou fu l’ispiratore del progetto in quanto lo yuan digitale (DCEP, come viene chiamato ufficialmente) presuppone la creazione di un sistema di pagamenti radicalmente nuovo. Fino al 2019 le autorità cinesi non hanno di fatto fornito notizie in merito al progetto della propria DCEP. Poco prima che lo yuan digitale fosse pronto per i test pilota, la Banca centrale cinese diramò le sue specifiche tecniche. Nello specifico, fu comunicato che lo yuan digitale avrebbe sostituito l’aggregato monetario M0 (ossia, il denaro contante in circolazione) e sarebbe stato emesso in due fasi: prima dalla Banca centrale alle banche commerciali e poi da queste alla popolazione. Le schermate apparse in Rete che raffiguravano i portafogli digitali della DCEP cinese consentono di presuppore che come interfaccia utente queste funzioni ricordino molto i sistemi di pagamento mobile già ampiamente diffusi in Cina quali Alipay e WeChatPay. Ma c’è una differenza sostanziale: Alipay e WeChatPay, in sostanza, sono soltanto sistemi informatici che trasferiscono crediti. Lo yuan digitale, invece, è in tutto e per tutto analogo a una valuta fiat con tutte le funzioni del denaro contante e con la medesima sua sovranità.

Zhou ha parlato di alcuni fondamentali, dal suo punto di vista, vantaggi della DCEP cinese: i pagamenti transfrontalieri già oggi vengono effettuati essenzialmente per via telematica con l’ausilio di carte di credito oppure mediante sistemi di pagamento mobile. Tuttavia, la conversione valutaria, nonché le transazioni stesse, non sempre sono effettuate all’istante. Si tratta, infatti, di una procedura piuttosto contorta. Se lo yuan digitale riuscisse a consentire una esecuzione istantanea e simultanea di queste procedure, si migliorerebbero in maniera significativa i sistemi di pagamenti internazionali. Inoltre, i pagamenti effettuati con lo yuan digitale saranno più sicuri e accessibili per un gran numero di persone, sostiene Chen Fengying, esperto dell’Istituto cinese di relazioni internazionali contemporanee, nell’intervista che ha rilasciato a Sputnik.

“Considerata l’attuale fase di sviluppo, possiamo affermare che lo yuan digitale sostituirà a tendere M0 e fungerà essenzialmente da strumento di pagamento e da denaro contante in circolazione. Per le persone comuni sarà uno strumento di pagamento più affidabile ed estremamente più sicuro degli attuali sistemi di pagamento come Alipay e WeChatPay. Lo yuan digitale potrebbe in futuro essere utilizzato anche in assenza di connessione Internet. Questo è un grande vantaggio poiché gli attuali sistemi di pagamento mobile richiedono una connessione Internet per l’esecuzione delle transazioni”.

Secondo l’esperto, i pagamenti mobile si sono rivelati efficaci durante la pandemia da COVID-19 quando le attività economiche si sono trasferite online in virtù delle vigenti serrate. Tuttavia, rimane il problema della disuguaglianza digitale. Diversi sono i filmati che girano sui siti web cinesi dove si percepisce la difficoltà degli anziani senza uno smartphone connesso a Internet ad avere accesso a tutti i servizi finanziari necessari. Lo yuan digitale dovrebbe servire a risolvere questo problema. Il sistema opererà in qualità di strumento per la connessione a Internet, nonché come strumento di identificazione automatica mediante il segnale radio RFID. Dunque, lo sviluppo delle applicazioni DCEP, stando al decorso dei test pilota, è prioritario.

Ad esempio, a Shenzhen, dove sono stati effettuati i primi test pubblici su larga scala, la Banca centrale cinese di concerto con le autorità locali ha distribuito a 50.000 cittadini 200 yuan digitali a testa. Questi potevano essere utilizzati nei negozi aderenti al progetto, nonché per il pagamento di taluni servizi quali il taxi. A Suzhou si è tenuto il secondo giro di test con la distribuzione a 20.000 cittadini di 200 yuan digitali a testa. Questa volta, però, la portata dei test è stata ulteriormente estesa: al progetto ha partecipato uno dei maggiori servizi di e-commerce JD.COM. Questo ha consentito l’utilizzo dello yuan digitale non solo per gli acquisti offline, ma anche online. Complessivamente per i test della prima fase sono state identificate 4 zone: Shenzhen, Suzhou, Chengdu e Xiongan. Si suppone che durante questi test possano emergere tutti i possibili scenari di utilizzo della valuta digitale e dei rischi ad essa connessi. La fase di test prevede l’utilizzo della DCEP cinese in qualità di strumento sostitutivo del denaro contante. Tuttavia, il vero potenziale dello yuan digitale potrà essere sfruttato solamente in caso di transazioni transfrontaliere, sostiene l’esperto Chen Fengying.

“Se lo yuan digitale sarà utilizzato in futuro nei pagamenti internazionali, avremo a disposizione una incredibile comodità. Va detto che sono particolarmente ottimista in merito non tanto alla situazione attuale, ma agli sviluppi futuri. Infatti, oggi lo yuan digitale altro non è che l’aggregato M0. Ma se la DCEP cinese diventasse un M2 e venisse impiegata nei pagamenti internazionali, questo consentirebbe di ridurre significativamente le commissioni di transazione e rendere più comoda l’effettuazione di transazioni. Di fatto è ciò che già osserviamo oggi nei sistemi di pagamento mobile in Cina. Chiaramente, l’elemento fondamentale da considerare è la sicurezza e, nello specifico, la riduzione dei rischi valutari. Per via delle fluttuazioni legate al cambio valutario le attività commerciali e di investimento sono fortemente ridotte. Se invece si utilizzasse lo yuan digitale nel commercio, si potrebbe evitare l’impatto che la volatilità ha sui cambi valutari. Nel complesso, a mio avviso, il pluralismo valutario è una tendenza globale di sviluppo, dunque non è un tema che può affrontare un Paese da solo. Mi considero ottimista in merito alle prospettive di interazione tra le diverse organizzazioni internazionali per il coordinamento delle relazioni fra i vari Paesi al fine di predisporre un sistema diversificato di valute che non concorrano necessariamente le une contro le altre. Credo che sia questo il futuro a cui aspiriamo”.

Tuttavia, nella prima fase lo yuan digitale sarà destinato ai consumi interni. Ad ogni modo per ciascuno scenario vengono effettuati rigidi test. Pare che i test su maggior scala in assoluto saranno condotti in occasione delle Olimpiadi invernali di Pechino nel 2022 in presenza di ospiti stranieri. Come osservato da Zhou, la Cina non intende affrettarsi a rilasciare lo yuan digitale sul mercato internazionale, né modificare l’architettura finanziaria globale attuale. Come dimostrato dall’esperienza di Libra, ambizioni internazionali eccessivamente ardite possono scatenare una violenta repulsione da parte degli enti regolatori finanziari e dalle autorità competenti dei diversi Paesi.

Il progetto Libra che, come ipotizzato inizialmente, doveva coinvolgere 2,3 miliardi di utenti Facebook in tutto il mondo e doveva operare in regime di blockchain chiusa gestista da un consorzio di ben 100 società, è fallito subito perché le Banche centrale di diversi Paesi, Fed inclusa, hanno dichiarato che Libra avrebbe costituito una minaccia alla stabilità finanziaria. Dunque, grandi player come Mastercard e PayPal hanno abbandonato il progetto.

Invece dell’indicizzazione al paniere delle più rilevanti valute globali Libra ha deciso ora di ancorarsi al prezzo del dollaro. Infine, a inizio dicembre Facebook ha rinominato Libra in Diem. Secondo gli osservatori statunitensi, il cambio di nome indica il desiderio di distaccarsi dal contesto negativo al quale si cominciava ad associare la neonata criptovaluta Libra per via delle critiche mosse dalle autorità di molti Paesi.

L’ex governatore della Banca centrale cinese Zhou ha sottolineato che la Cina terrà in considerazione la deludente esperienza di Libra e non costringerà la comunità internazionale ad adottare proprie innovazioni finanziarie. Diverso invece è il caso in cui lo yuan digitale diventi attrattivo e utenti non cinesi decidano di utilizzarlo di loro spontanea volontà. Ad ogni modo, prima dell’emissione della DCEP cinese a livello globale ci vorrà molto tempo. Stando alle previsioni più ottimistiche la DCEP entrerà in circolazione a pieno regime in Cina non prima del 2023.

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