23:04 15 Gennaio 2021
Economia
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Il coordinatore del centro studi Zabeo spiega a Sputnik Italia il piano per riprogrammare la ripresa delle attività sfiancate dalla pandemia.

Il 2021 “deve essere un tax free year” per le Pmi italiane, è l’unica possibilità per consentire a queste attività, sfiancate dagli effetti economici negativi legati alla pandemia, di prendere fiato e riprogrammare la ripresa. È la proposta della Cgia che il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo ha illustrato a Sputnik Italia.

“Escludendo le imposte locali, il tax free year italiano costerebbe alle casse dello Stato fino a 28 miliardi di euro. Una cifra spaventosa che, ovviamente, potrebbe essere ridotta consentendo l’azzeramento del peso fiscale solo per le attività con ricavi al di sotto di una certa soglia o sulla base della perdita di fatturato”, ha spiegato Zabeo.

Paolo Zabeo, coordinatore Ufficio studi Cgia Mestre

Ma anche “se il mancato gettito fosse di 28 miliardi di euro, tale importo risulterebbe comunque inferiore agli aiuti erogati direttamente quest’anno al sistema produttivo e che fino ad ora ammontano a circa 30 miliardi. Con il tax free, i piccoli imprenditori sarebbero alleggeriti dal peso di un fisco spesso ingiusto, per un anno vivrebbero con meno ansia, meno stress, più serenità e fiducia. Non solo, ma con 28 miliardi risparmiati metteremmo le basi per far ripartire l’economia del Paese”.

La necessità di un azzeramento delle tasse per il 2021 è il modo per “aiutare concretamente il nostro tessuto imprenditoriale e soprattutto il mondo delle micro e piccole imprese. Altrimenti, rischiamo una moria senza precedenti che desertificherà tantissime zone produttive e altrettanti centri storici sia di piccole che di grandi città, minando la coesione sociale che è il pilastro su cui si basa l’economia del nostro Paese”, ha aggiunto il segretario della Cgia Renato Mason.

Il progetto della Cgia

Secondo i dati dell’Ufficio studi della Cgia, in termini di gettito, all’erario verrebbero a mancare 28,3 miliardi di euro così suddivisi: 22,7 miliardi di Irpef; 4,2 miliardi di Ires; 779 milioni di imposta sostitutiva versata dalle partite Iva che hanno aderito al regime forfettario e 500 milioni di euro circa di Imu sui capannoni in categoria D.

In base alla proposta della Cgia, le attività con meno di un milione di euro di fatturato non pagherebbero più le imposte erariali, pur continuando a pagare quelle locali per non mettere in ulteriore difficoltà i Comuni e le Regioni.

Queste imposte ammontano a tre miliardi di Irap, 2,5 miliardi di Imu,  1,6 miliardi di addizionale regionale Irpef e 610 milioni di euro di addizionale comunale Irpef che continuerebbero a entrare nelle casse degli enti locali: per un totale di 7,7 miliardi di euro da parte delle Pmi con meno di un milione di fatturato l’anno.

Semplificare il Fisco

Oltre ad azzerare le imposte erariali per il 2021, la Cgia invita l’esecutivo a semplificare il sistema fiscale per le nostre Pmi.

Come auspicato nei mesi scorsi anche dai vertici dell’Agenzia delle Entrate, sarebbe necessario eliminare l’attuale sistema degli acconti e dei saldi, consentendo alle aziende di pagare le tasse solo su quanto hanno effettivamente incassato.

Un’operazione trasparenza che segnerebbe il passaggio da un prelievo sugli incassi presunti a uno sugli incassi effettivi, eliminando non solo il sistema del saldo e acconto, ma pure la formazione di crediti fiscali e la conseguente attesa, da parte delle aziende, dei rimborsi.

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