13:11 24 Gennaio 2021
Economia
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In un editoriale pubblicato sul Corriere Economia, Ferruccio De Bortoli punta il dito contro le lungaggini burocratiche che dai primi anni Duemila hanno fatto perdere all'Italia 200 miliardi di investimenti.

“L’Italia ha accumulato, dal Duemila in poi, un gap di mancati investimenti, rispetto alla media europea, di circa 200 miliardi, mostrando una cronica incapacità di spendere anche i fondi europei a disposizione, qualche volta perdendoli”. Lo scrive in un editoriale pubblicato sull’inserto economico del Corriere della Sera, l’ex direttore dello stesso quotidiano, Ferruccio De Bortoli.

Secondo il giornalista per riuscire ad investire tutte le risorse del Recovery Fund “entro il il 2026” sono necessari “commissari con poteri particolari”. È “inevitabile”, scrive De Bortoli, soprattutto per i progetti che riguardano “le infrastrutture fisiche, ma a maggior ragione in terreni poco esplorati dalla pubblica amministrazione, come nella digitalizzazione o nella transizione energetica”.

Il giornalista cita l’economista Giuseppe Pennisi e sottolinea come i commissari siano “essenziali nella fase esecutiva”. “Alla politica – ricorda - spetta l’indirizzo e la vigilanza”.

E rimarca, come ha fatto ieri anche Mario Draghi, l’importanza di una “attenta programmazione”, visto che “l’ultima tranche di finanziamenti europei sarà erogata con una valutazione ex post dell’attuazione dei progetti”. A questa dovrà affiancarsi “una rigorosa struttura finanziaria di controllo”.

Sul piano dei trasporti, ad esempio, si legge nel commento del giornalista, sono circa 50 le opere urgenti da commissariare. Ma i nomi dei commissari straordinari ancora non ci sono. Un episodio, questo, che secondo De Bortoli fa riflettere sulla “farraginosità dei procedimenti rallentati anche quando si vorrebbe, con le migliori intenzioni, accelerarne i tempi”.

Secondo l’ex direttore del Corriere della Sera, insomma, bisognerebbe superare “gli ostacoli burocratici”, ad esempio sugli appalti. Il governo, secondo De Bortoli, dovrebbe poi accedere al Mes sanitario di 37 miliardi.

“Strumento – scrive - che assicura un non disprezzabile risparmio di circa 350 milioni l’anno di interessi con i quali chissà quante strutture sanitarie si potrebbero aprire sul territorio”. E sul quale è in corso un dibattito politico che definisce “esoterico, intriso di falsità e perversioni ideologiche. A carico dei contribuenti”.

Non mancano le stoccate sul dibattito in corso in seno alla maggioranza: “Chissà se nel momento in cui verrà sciolto l’intricato nodo della governance si tornerà a parlare di scelte concrete, di cose da fare, come e quando”.

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