19:12 27 Gennaio 2021
Economia
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Per l'ex presidente della Bce, che ieri ha presentato il rapporto del G-30 sugli scenari economici post-pandemia, sarà cruciale il rendimento dei progetti finanziati con il Next Generation Eu: “La sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita".

“Le autorità devono agire urgentemente, perché la crisi di solvibilità sta già erodendo la solidità delle imprese in molti Paesi”. È questo l’allarme lanciato dal rapporto del G-30, il think thank specializzato in economia e finanza presieduto dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi con l’economista indiano-americano, Raghuram Rajan.

Il paper affronta il tema dell’accumulo dei debiti da parte delle imprese messe in ginocchio dalla crisi economica prodotta dal Covid e del futuro delle aziende nel post-pandemia. Paradossalmente, nota Draghi in un colloquio con il Corriere della Sera ed altri media internazionali, nel mondo ci sono meno insolvenze di imprese rispetto al 2019. Merito, spiega l’economista, del “flusso di sussidi pubblici e credito garantito da parte dei governi” che “sta coprendo una realtà che è molto più preoccupante di quanto possiamo stimare per il momento”.

La previsione è quella “dell’aumento dei crediti deteriorati in tutto il sistema bancario in gran parte del mondo”. In sintesi, bisogna evitare che si vada verso una “stretta al credito” da parte delle banche che devono “continuare a sostenere l’economia e il settore privato”. Un nodo, quello dei crediti deteriorati, che prima o poi verrà al pettine, è convinto il banchiere. Per questo, avverte, “a un certo momento qualcosa andrà fatto per il capitale delle banche”.

Sullo sfondo ci sono i miliardi del Recovery Fund, con cui, spiega il giornalista Federico Fubini, sempre sul Corriere, i governi vorrebbero finanziare progetti già esistenti per evitare di far aumentare troppo il debito pubblico emettendo titoli di Stato.

Su questo Draghi è molto chiaro: “La sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation Eu”. “Se saranno sprecate, il debito – aggiunge - alla fine diventerà insostenibile perché i progetti finanziati non produrranno crescita. Se invece i tassi di rendimento dei progetti fossero elevati e tali da giustificare l’investimento pubblico, allora la crescita arriverebbe e diventerebbe il fattore decisivo per la sostenibilità del debito”.

Insomma, sarà di fondamentale importanza valutare la “qualità” dei progetti, ovvero il loro “rendimento” sociale. “Se sono vecchi o nuovi non è importante, ciò che conta - e molto - è che il loro valore sociale sia dimostrabile”, ha detto ai giornalisti. In ballo, sottolinea l’economista, c’è “il futuro dei Paesi in questione”.

“L’impatto sulla crescita e sulla sostenibilità del debito negli anni a venire  – annota Draghi - sarà maggiore, quanto più grande è il debito iniziale. Per questo è così importante che i Paesi con un debito elevato facciano una valutazione molto attenta del tasso di rendimento dei progetti che finanzieranno”.

Una vera e propria ripresa, conclude l’ex numero uno all’Eurotower, non ci potrà essere finché non si tornerà alla normalità. “Il virus e la rapidità con cui si arriverà alla vaccinazione di massa determineranno tutto”, scommette l’economista.

A commentare le parole di Draghi è il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, protagonista di un acceso confronto con il premier Giuseppe Conte proprio sul piano per utilizzare le risorse del Recovery Fund.

L'ex presidente della Bce, ha scritto in una delle sue Enews, "ci richiama a una visione seria e intelligente del futuro delle imprese, dei posti di lavoro, del debito pubblico". "Ed evidenzia - continua l'ex premier - la necessità di predisporre un Next Generation Ue di grande qualità".

"Abbiamo una gigantesca opportunità, sembra dire Draghi: non sprechiamola. Analisi - conclude - davvero condivisibile".

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