10:55 24 Gennaio 2021
Economia
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In vista del vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Ue in programma a Bruxelles il 10 e 11 dicembre, i presidenti di BDI (Germania), MEDEF (Francia), CONFINDUSTRIA (Italia), CEOE (Spagna) e LEWIATAN (Polonia) hanno inviato una lettera congiunta ai presidenti delle istituzioni europee per esortare a superare lo stallo negoziale.

“L'Europa ha urgentemente bisogno di un Piano per la ripresa e la crescita; gli strumenti chiave del Recovery Plan europeo, il Quadro Finanziario Pluriennale dell’Ue (QFP) e il Next Generation Ue (NGEU) sono oggi più importanti che mai e devono diventare operativi senza ulteriori ritardi”, si legge nella missiva.

Le Associazioni industriali hanno esortato i leader europei a superare lo stallo negoziale che tiene in ostaggio il bilancio comunitario pluriennale e il Next Generation Ue, evitando così l’esercizio provvisorio e sbloccando in tempo i fondi destinati a famiglie ed imprese europee. Le 5 “Confindustrie” rappresentano le imprese dei Paesi a cui saranno destinati circa i due terzi delle sovvenzioni della Recovery and Resilience Facility (RRF), il principale strumento di Next Generation Ue.  

​Crollo del 7,3% del Pil nel 2020

Secondo le prospettive economiche dell’autunno elaborate da Business Europe, l'economia europea subirà un crollo pari al 7,3% del Pil nel 2020, a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia.  Nel corso delle ultime settimane, si sottolinea nel comunicato diffuso da Confindustria, per effetto della seconda ondata di diffusione del virus e delle nuove chiusure delle attività economiche, la situazione è ulteriormente peggiorata.

Sebbene i dati ufficiali mostrino solo lievi aumenti della disoccupazione, in realtà, secondo le stime, la diminuzione delle ore lavorate sarà equivalente a 18 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nel terzo trimestre del 2020. Il percorso per tornare ai livelli di produzione pre-Covid, secondo gli industriali europei, sarà lungo e caratterizzato da un elevato grado di incertezza. 

“Pertanto, è imperativo che i responsabili politici facciano quanto è in loro potere per sostenere i nostri sistemi economici. I cittadini e le imprese europee aspettano con ansia il via libera al Piano per la ripresa”, hanno sottolineato le associazioni dei cinque Paesi Ue.

Procedure semplici

Nella lettera si invitano le istituzioni europee e gli Stati membri a coinvolgere le parti sociali sia nell’elaborazione che nell’attuazione dei piani nazionali di ripresa e resilienza e a definire regole semplici e chiare per assicurarne un’effettiva operatività.

Modifiche delle regole su aiuti di Stato

Inoltre, i cinque Presidenti hanno posto l’accento sull’esigenza di un quadro coerente e flessibile sugli aiuti di Stato con l’obiettivo di finanziare la ripresa a livello nazionale, basato su regole adattate e processi di notifica più brevi e agevoli per le misure che richiederanno un’autorizzazione preventiva da parte della Commissione europea.

Investire su priorità chiare

Infine, le cinque Associazioni industriali hanno sottolineato la necessità che le riforme e gli investimenti facciano perno su priorità chiare, per poter rispondere adeguatamente agli ambiziosi obiettivi Ue in materia di protezione ambientale e innovazione digitale. 

“Ciò sarà possibile solo consentendo nuove forme di cooperazione pubblico-privato, finalizzate non solo a dare continuità alle riforme attuate, ma anche a generare investimenti produttivi. Sarà ugualmente fondamentale garantire sostegno adeguato a progetti ampi e integrati, per coprire l’intero ciclo dell'innovazione”.

Il piano B di Bruxelles per superare il veto di POLONIA E Ungheria 

Polonia e Ungheria si sono opposte all’adozione del bilancio comunitario pluriennale, bloccando così anche il Recovery Fund, perché contrarie al meccanismo sul rispetto dello stato di diritto, che diventerà una condizione per ricevere i fondi Ue.

Da giorni a Bruxelles si parla di piano B per superare lo stallo negoziale, che prevede di procedere a 25. "I 25 sono uniti, mentre Polonia e Ungheria sono isolate e dobbiamo a questo punto sostenere un piano B a 25, l'idea di Ursula von der Leyen, che è una opzione sul tavolo anche se nessuno la vuole, ed è un chiaro segnale per i nostri partner", ha confermato oggi il presidente del gruppo del Ppe al Parlamento europeo, Manfred Weber.

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