14:43 17 Gennaio 2021
Economia
URL abbreviato
Di
0 17
Seguici su

Strumento di "aiuto" o di "controllo"? Ecco cos'è il Mes e di cosa si parla nella riforma che verrà sottoposta al voto del Parlamento mercoledì prossimo.

Per qualcuno è uno strumento utile, per altri è uno strumento di “controllo” che risponde a logiche ormai superate, anche per effetto della pandemia.

Ma che cos’è il Mes e di cosa si parla nella riforma che in queste ore divide l’esecutivo e ne mette a rischio la tenuta? Il Meccanismo europeo di stabilità nasce nell’ottobre del 2012 come successore dell’EFSF, l’European Financial Stability Facility, creato nel 2010 sull’onda della crisi del debito sovrano per fornire prestiti agli Stati in difficoltà, come Grecia, Portogallo e Irlanda.

Il nuovo organismo intergovernativo, con sede a Lussemburgo, nasce come “soluzione” al problema sorto all’inizio di quella crisi, ovvero la mancanza di un prestatore di ultima istanza per i Paesi dell’eurozona che non erano più in grado di attingere ai mercati.

Il fondo salva-Stati si finanzia con l’emissione di strumenti finanziari e con il contributo degli Stati membri. Il primo è la Germania, che partecipa per il 27 per cento, il secondo è la Francia, con il 20,3 per cento e il terzo è l’Italia, con il 17,9. LA “potenza di fuoco” del Mes è di 700 miliardi di euro, 620 arrivano dai mercati finanziari, 80 dagli Stati contribuenti.

Quando viene attivato può concedere prestiti, come nel caso di Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro, o intervenire sul sistema bancario con una ricapitalizzazione diretta o indiretta delle banche, come è successo in Spagna, ma anche acquisendo titoli sul mercato. Il tutto a fronte delle famose “condizionalità”.

Si tratta, come per il caso della Grecia, forse il più celebre, di un pacchetto di riforme strutturali che vanno dal fisco al sistema bancario, dalla spesa pubblica, alle privatizzazioni. A vigilare sull’applicazione delle condizioni c’è la “Troika”, e cioè la Commissione Europea, la Bce e il Fondo Monetario Internazionale.

Lo scorso 30 novembre l’Eurogruppo ha deciso di procedere con la riforma del Meccanismo europeo di stabilità. Una riforma che affida una serie di nuovi compiti al Mes, incluso “lo sviluppo degli strumenti, il rafforzamento del suo ruolo e la creazione di un backstop comune per il Fondo unico di risoluzione (FIS)”.

Quest’ultimo, come spiega in un approfondimento TgCom24, potrà essere utilizzato nel caso in cui le risorse del FIS non siano sufficienti, ad esempio, a salvare un istituto bancario in difficoltà, senza “condizionalità macroeconomica a carico dello Stato membro della banca avviata alla risoluzione”.

Sulle linee di credito, ovvero l’erogazione di aiuti in cambio di un programma di riforme, che rappresentano il principale strumento di assistenza, la riforma non introduce novità, mentre cambiano le modalità di voto per le “clausole di azione collettiva” per rinegoziare il debito, che a partire dal 2022 diventeranno di tipo single-limb.

La riforma entrerà in vigore quando il trattato sarà ratificato da tutti i 19 membri del MES. Il processo di ratifica dovrebbe iniziare a gennaio. “Il rafforzamento del ruolo del Mes rafforzerà ulteriormente le capacità di prevenzione e risoluzione delle crisi dell'area dell'euro e la sua resilienza”, si legge sul sito dell’organismo.

Non fa parte del trattato, invece, la Pandemic crisis support line, ovvero il pacchetto di prestiti a tassi agevolati, che come condizionalità hanno soltanto il vincolo di utilizzo nel settore sanitario.  

Il Pd, Italia Viva e anche parte di Forza Italia sono a favore del ricorso a questo strumento. Ma sul voto di mercoledì, quello sulla riforma, l’opposizione, compresa Forza Italia, ha annunciato compatta che voterà no. Contrari anche parte dei Cinque Stelle. Il Movimento esclude il ricorso al Mes, ma i vertici in queste ore chiedono di votare a favore della riforma.

Ma dire sì, notano alcuni economisti italiani in una lettera aperta, significa “riconfermare una linea europea fallimentare, che in prospettiva mette in pericolo la stessa sopravvivenza dell’Unione”.

“Qualsiasi seria riforma dell'ordinamento europeo deve prevedere l'abolizione del Mes”, notano gli accademici che esortano la politica a non “perdere l'occasione di affermare con forza questo punto”.

“Il Mes – affermano i professori di Economia di diverse università italiane - non è uno strumento di aiuto, ma di controllo, un controllo affidato a funzionari senza nessuna legittimazione democratica e il cui compito statutario è agire “nell’interesse del creditore”, indipendentemente dalle conseguenze che ciò può provocare al paese sottoposto alla sua potestà”. Intanto, nella maggioranza e nel M5S lo scontro resta aperto.

Correlati:

Tensione M5S-Pd, Pasquino: "Ecco perché il governo non cadrà sul Mes"
Avvertimento Delrio (PD) al M5S: se dicono no a riforma Mes, si torna alle elezioni
Crimi sul MES, il M5S voterà sì ma non mette la mano sul fuoco per tutti
RegolamentoDiscussione
Commenta via SputnikCommenta via Facebook