23:59 05 Marzo 2021
Economia
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Le previsioni sulla ripresa del Pil nel terzo trimestre 2020 sono viste al ribasso dall'Istat, mentre l'Ocse avverte che la ripresa arriverà solo nel 2021 ma sarà lenta e disuguale.

Nel suo rapporto odierno l'Istituto nazionale di statistica ha rivisto al ribasso le stime di crescita per il Pil italiano nel terzo trimestre 2020. Nel periodo compreso tra luglio e settembre si è assistito ad una crescita del 15,9% rispetto al trimestre precedente, mentre le precedenti indicazioni prevedevano un avanzamento del 16,1%.

Il dato più preoccupante viene però dal raffronto con il terzo trimestre del 2019, per una flessione contratta del 5%, anche in questo caso in aumento rispetto al calo tendenziale del 4,7% rilevato nel mese di ottobre.

In peggioramento anche gli indicatori relativi al cosiddetto Pil acquisito, ovvero quello che potrebbe essere ottenuto in caso di variazione nulla nel quarto trimestre, con tale valore che tocca il -8,3% rispetto all'8,2% delle stime precedenti.

Il rimbalzo atteso nel 2021

Per assistere ad una ripresa dell'economia italiana, secondo il rapporto Prospettive Economiche dell'Ocse pubblicato quest'oggi a Parigi, sarà invece necessario attendere il 2021, quando è atteso un aumento del Pil netto del 4,3%, mentre le stime per il 2022 parlano di un 3,2%.

Atteso però un contestuale aumento del tasso di disoccupazione, che nel 2020 sarà del 9,4%, per arrivare fino all'11% nel 2021, cominciando una lenta discesa solo l'anno successivo, quando ci si attende che tale indice si vada ad attestare intorno al 10,9%.

Ripresa lenta e disuguale

L'organismo internazionale per la cooperazione e lo sviluppo ha quindi avvertito che "la ripresa sarà lenta e disuguale" e che bisognerà attendere almeno fino al 2021 per avere nuova linfa negli investimenti, cioè in corrispondenza con il raggiungimento dell'immunità di gregge che dovrebbe essere garantita dalla massiccia diffusione dei vaccini contro il Covid-19.

Tra i settori che si riprenderanno con maggiore difficoltà figura quello dei servizi "poiché la domanda interna e il turismo rimarranno deboli fino a quando un vaccino efficace non sarà ampiamente diffuso".

 

 

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