03:58 29 Novembre 2020
Economia
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“Qualsivoglia forma di critica al capitalismo è in un certo senso inesatta”. Questo è il punto di vista che l’economista ed esperto del mercato aurifero Thorsten Polleit presenta nel suo libro.

Nell’intervista rilasciata a Sputnik Polleit porta esempi concreti, critica il capitalismo ed effettua un’azzardata previsione delle forme che i nostri soldi assumeranno in futuro.

È ingiusto e inopportuno incolpare il capitalismo di tutti i problemi del mondo e dell’economia contemporanei (disoccupazione, crisi economiche, problemi ambientali, sperequazione della ricchezza), spiega l’autore Thorsten Polleit nell’intervista. L’economista ne parla nel dettaglio nel suo nuovo libro Anticapitalist uscito a metà ottobre. Nel libro le analisi dell’economista di Degussa (la principale società tedesca impegnata nella compravendita di metalli preziosi) corrobora la propria analisi con dati.

Secondo l’economista, il fatto che la nostra società sia effettivamente capitalista è “dal mio punto di vista una diagnosi inesatta”.

“Criticare il capitalismo non significa sfruttarlo, temo che significhi invece reprimerlo. L’illusoria critica al capitalismo è in realtà una critica al socialismo. Non stiamo assistendo al cosiddetto interventismo, secondo cui uno Stato interferisce in maniera sensibile nel settore economico e provoca ingenti danni”.

Questo si riscontra sia nelle attuali discussioni in merito alle perduranti misure di confinamenti, sia sul piano strutturale. “Né in America né in Europa vi è un capitalismo puro”.

Cosa si nasconde dietro la “mentalità anticapitalista”?

La cosiddetta mentalità anticapitalista “è ubiquitaria e quotidianamente si riscontra sotto forme e mezzi espressivi diversi”, scrive Polleit nel suo ultimo libro. Questo concetto fu introdotto già dall’economista australiano-statunitense, nonché massimo esponente della scuola austriaca di economia teorica, Ludwig von Mises nel 1956 nel suo libro The Anti-Capitalistic Mentality. Il capitalismo viene considerato un’entità minacciosa, indesiderabile e raffigurato come un nemico. Viene accusato di tutti i problemi possibili e immaginabili. I cartelli dei manifestanti riportano slogan come “Crisi = capitalismo”.

Von Mises “era tra l’altro un emerito critico del socialismo”, spiega l’economista. “Ha dimostrato che il socialismo nella pratica non può funzionare e che una vita collettiva dovrebbe andare oltre il capitalismo”.

Le forme miste di capitalismo e socialismo sono destinate a fallire.

“Ciò che vediamo oggi in America settentrionale, meridionale, in Europa e in molte aree dell’Asia sono forme di interventismo statale. È un fenomeno dilagante e si distingue per il fatto che lo Stato ha un’ingerenza sempre maggiore sui mercati provocando così criticità di cui poi viene incolpato erroneamente il capitalismo”.

Breve storia del denaro

Questo è “oltremodo chiaro”, secondo von Mises il quale scrisse di questo tema nelle sue pubblicazioni più precoci, ad esempio in un libro del 1929. In suo onore fu fondato il Ludwig von Mises Institute, in Alabama. Polleit visitò in passato l’istituto e ha mantenuto contatti con gli economisti che vi lavorano anche per la pubblicazione del suo nuovo libro.

Lo sviluppo criticato da Polleit può essere rintracciato storicamente già nel XIX secolo oppure durante la “fondazione e l’industrializzazione degli Stati Uniti d’America”. Pertanto, l’economista definisce lo Stato un “monopolista territoriale coatto con il diritto di assumere l’ultima decisione su qualsivoglia situazione di conflitto. Si noti a tal proposito che in tempi passati lo Stato aveva molto meno potere”. Con il tempo le formazioni statali hanno acquisito sempre maggiori competenze, critica l’autore.

“Negli ultimi decenni lo Stato è diventato sempre più potente come si registra in tutte le moderne democrazie”. L’economista mette in guardia dal cosiddetto “Stato totale” che ingigantisce i problemi esistenti invece di risolverli.

“Il commercio e l’interazione tra persone dovrebbero avvenire in maniera libera e pacifica”, così Polleit descrive le fondamenta dell’economia e delle società. “Oltre a questo vige il necessario rispetto della proprietà, una regola che è presente nel capitalismo puro”. In questo modo si risolvono e appianano i conflitti, sostiene convinto l’autore.  

Il cancelliere Schmidt si sbagliava riguardo al “capitalismo predatorio”?

“Il concetto di capitalismo predatorio è un inganno”, sostiene Polleit. Il concetto fu introdotto dall’ex cancelliere tedesco Helmut Schmidt (SPD) durante la crisi economico-finanziaria del 2008-2009. “Schmidt stesso tentò in ragione delle sue posizioni anticapitaliste di rintracciare le cause di quella crisi nel capitalismo. Molti, a mio avviso, accolsero docilmente questo approccio. Ma nel mio libro tento di spiegare che si tratta di un grande inganno che porta con sé gravi conseguenze”.

Infatti, la realtà è ben diversa.

“Il sistema finanziario internazionale è basato sul denaro monopolizzato dallo Stato. Gli Stati detengono il monopolio sul denaro e gestiscono la regolamentazione bancaria. I problemi che spesso sono causati da questi interventi monetari non sono affatto legati al capitalismo. Nel capitalismo di oggi non esiste una Banca centrale. Il capitalismo non prevede una valuta di monopolio né banche che operano con parte delle riserve. L’unica cosa che prevede è la libertà valutaria e la concorrenza valutaria. È proprio questo, tra l’altro, che ho tentato di dimostrare nel mio libro”.
Cosa direbbe l’autore a Sahra Wagenknecht?

L’ex rappresentante di sinistra al Bundestag, nonché ispiratrice del socialismo contemporaneo, Sahra Wagenknecht, è nota per le sue aspre critiche al capitalismo. Nei suoi libri e interventi critica spesso lo status quo capitalista, come la stessa lo definisce, in tutte le sue manifestazioni critiche. In un’intervista rilasciata a una rivista locale a maggio Wagenknecht dichiara che “i fasti del capitalismo rimangono un ricordo del passato”. Secondo lei, finora il capitalismo è riuscito a cavarsela bene con le proprie crisi.

“Ma il punto è capire se il capitalismo nella sua forma attuale possa ancora essere definito una libera economia di mercato. Si noti anzitutto che il capitalismo viveva i suoi fasti quando era sottoposto a una pesante regolamentazione statale, ossia tra gli anni ’50 e ’80. Proprio in quel periodo il benessere nei Paesi occidentali crebbe per tutte le fasce della popolazione e proprio allora si venne a creare una classe media molto ampia. Ma questo è un ricordo del passato”.

Polleit replica così a Wagenknecht:

“Vorrei provare a dimostrare che il socialismo non può funzionare. Ludwig von Mises è riuscito a dimostrare in maniera scientifica che il socialismo non può essere definito un ordine socioeconomico realmente funzionante”.

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© Sputnik . Vitaly Podvitsky
Inoltre, l’esperto del mercato aurifero sottolinea che non esiste un capitalismo puro. Ma proprio questo approccio può garantire una vita economica produttiva e stabile. “Noi però vediamo uno Stato interventista che si intromette continuamente nel libero mercato provocando criticità e problemi”.

“La scelta della liquidità”: oro e argento come “vere e proprie valute”

Le periodiche crisi economiche e la sperequazione della ricchezza sono conseguenze del monopolio statale sul denaro, secondo Polleit. Tuttavia, solo pochi ammettono l’esistenza di questo problema.

Ciò presuppone che “il valore del denaro scomparirà e le economie saranno sempre più oppresse dai debiti. Il contrappeso di tale situazione è un libero mercato della liquidità. Inizialmente questo potrebbe apparire strano”, ammette l’autore. Ma la storia del denaro ci insegna che “quando l’uomo ha avuto la possibilità di scegliere in autonomia la propria valuta, ha sempre scelto in favore dei metalli preziosi: oro, argento e talvolta bronzo. Questa è sempre stata la norma delle politiche monetarie”. Ma lo Stato, perlomeno dopo il 1970, ha ottenuto il monopolio sul denaro e la sua produzione.

Lo Stato “ha rimosso il golden standard sostituendolo con un modello proprio basato su titoli di Stato scoperti. In tal modo, la situazione a livello monetario è innaturale”. Una delle ragioni principali consiste nel fatto che “la massa monetaria in qualsiasi momento potrebbe subire un incremento anche esponenziale solo cliccando un pulsante”. Proprio per questo l’autore da tempo non è a favore della libera concorrenza valutaria e della libera offerta di liquidità.

L’autore è convinto che in fin dei conti la questione riguardi cosa realmente si intenda per denaro, cosa sia in grado di soddisfare la domanda sul libero mercato che dovrebbe registrare la presenza di diversi operatori impegnati nell’offerta di valuta.

In un suo recente articolo per Focus Polleit porta diversi esempi del motivo per cui lo Stato con i “propri soldi” e le banche centrali non siano riusciti a far fronte alla crisi. Anzitutto, l’analisi riguarda il mondo occidentale. Si noti, tuttavia, che la pandemia di coronavirus ha funto da “catalizzatore” accelerando i processi negativi già in atto da diversi anni. Secondo Polleit è giunto il momento di rinnovare l’assetto dell’economia mondiale.

Un futuro oltre la libera concorrenza valutaria?

Polleit fornisce una sua versione di futuro: nessuno (ossia nessuno dei partecipanti ai processi economici) vuole soldi di bassa qualità.

La libera concorrenza valutaria, in termini scientifici, è “un processo aperto, non ne conosciamo gli esiti. Ma siamo a conoscenza di alcuni requisiti fondamentali che deve soddisfare il denaro di buona qualità. Ad esempio, dev’esserci una qualche carenza di quel bene, deve avere forma e qualità univoche, si deve poter suddividere, conservare e trasportare questo denaro. Infine, questo non deve perdere tali caratteristiche nel tempo. Queste sono soddisfatte da oro e argento. Ma in questo caso si preferirebbe pagare non tanto con sonanti monete, quanto con un’apposita app sullo smartphone che acceda direttamente alle riserve di oro e argento fisiche e trasferisca le rispettive somme”.

In futuro vi sarà davvero “concorrenza valutaria”, prevede Polleit. E proprio questa “stabilirà quale forma assumeranno i soldi”.

Semplificando, le persone potrebbero concludere che un metallo prezioso come l’oro rispetto ad altre forme di denaro possa essere la migliore tipologia di denaro. “In questo caso, l’oro diventerà il mezzo di scambio universalmente diffuso”.

I player economici, i clienti, gli intermediari potrebbero allora conservare le proprie riserve di oro e argento in depositi propri oppure sui conti di uno o più operatori. Dunque, i cosiddetti “sostituti monetari” (scontrini e ricevute) in tal caso “confermerebbero che voi disponete di una certa quantità di oro fisico”. Con il loro ausilio sarebbe possibile effettuare acquisti e investimenti. “Allora la concorrenza sarà posta in essere tra operatori che propongono sostituti monetari, mentre il denaro effettivo (in questo caso, l’oro) non sarà toccato”.

Al momento un libero mercato del denaro sarebbe percorribile soltanto a queste condizioni e “vi posso garantire che funzionerebbe senza alcuna criticità”, afferma in chiosa l’autore.

Oggi lo Stato con il suo monopolio sul denaro funge in ultima istanza da “garanzia del dominio, ma non da garanzia del benessere dei cittadini. Sarei felice se il mio nuovo libro dedicato al tema dell’anticapitalismo alimentasse la discussione in merito”, aggiunge.

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