18:43 28 Novembre 2020
Economia
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Entro il 2035 il PIL pro capite cinese raggiungerà i livelli dei Paesi mediamente sviluppati. Questo l’obiettivo prefissato dai dirigenti cinesi durante la quinta plenaria del 19° congresso del Comitato centrale del Partito comunista cinese.

È stato elaborato un nuovo piano quinquennale che prevede il passaggio da una crescita quantitativa a una qualitativa, nonché l’incremento delle entrate dei cittadini e la decarbonizzazione dell’economia.

Per la prima volta la Cina non si è limitata a fare previsioni quinquennali, infatti i dirigenti cinesi hanno fissato anche obiettivi a scadenza quindicennale.

Il quattordicesimo piano quinquennale in ottica 2025 segue per molti aspetti le direttive già indicate nei precedenti piani.

Dei 4 “obiettivi strategici multilaterali” 3 sono rimasti uguali.

  • il miglioramento delle riforme
  • la promozione della prassi di gestione governativa basata sulla legge 
  • l’osservanza di una rigida disciplina di partito.

Tuttavia, l’obiettivo concernente la costruzione di una società mediamente benestante è stato sostituito da quello consistente nella costruzione di una nazione contemporanea e socialista.

Tuttavia, il nuovo piano quinquennale presenta anche novità significative legate alla contingenza internazionale radicalmente mutata.

L’attenzione è ora posta sul rafforzamento delle attività finalizzate a sviluppare l’innovazione e sulla creazione di competenze proprie nelle principali tecnologie chiave.

Come si dice "innovazione" in cinese?

La parola “innovazione” figura nel comunicato conclusivo della quinta plenaria per ben 20 volte e la parola “tecnologie” per 13 volte.

Il quattordicesimo piano quinquennale sottolinea la necessità di uno sviluppo economico il più possibile sostenibile.

E per la prima volta nel documento non si fa menzione di indicatori target di crescita del PIL. Si dà priorità non tanto ai ritmi, quanto alla qualità della crescita economica e al benessere dei cittadini.

Inoltre, a differenza degli altri anni, ora vengono stabiliti obiettivi anche in ottica quindicennale. Entro il 2035 la Cina dovrà rientrare tra i Paesi leader dell’innovazione tecnologica, nonché raggiungere per PIL pro capite i livelli dei Paesi mediamente sviluppati.

Stando alle norme della Banca mondiale, il PIL pro capite dei Paesi mediamente sviluppati si attesta intorno a 30.000 dollari.

Ciò significa che per conseguire questo obiettivo la Cina dovrà raddoppiare questo parametro in 15 anni.

Non è un obiettivo poi così ambizioso, sostiene Mei Xinyu, esperto del Ministero cinese del Commercio, secondo il quale la Cina anche in passato è riuscita a raddoppiare il PIL e il PIL pro capite in un solo quinquennio.

“A mio avviso, l’obiettivo di raddoppiare il PIL e il PIL pro capite in 15 anni non è poi tanto complesso. Dopotutto, questi parametri hanno registrato un raddoppio in ciascun quinquennio passato e addirittura sono triplicati su un orizzonte decennale. Se consideriamo periodi di tempo più lontani nel passato, vediamo che il sesto piano quinquennale (1981-1985) ha registrato un aumento del PIL del 98% e del PIL pro capite dell’85% rispetto al 1980. Nel quinquennio successivo l’incremento di questi parametri si è attestato rispettivamente al 126% e al 108%. Durante l’undicesimo quinquennio (2006-2010), nonostante la crisi dei mutui negli USA, questi parametri in Cina sono cresciuti del 120% e del 114%. I valori dell’ultimo quinquennio ovviamente non sono così elevati, ma vediamo comunque che il PIL è raddoppiato nell’arco di 6 anni, mentre il PIL pro capite nell’arco di 7. Porsi obiettivi di crescita durante la redazione dell’ennesimo piano è un processo complesso."

Dall’altro lato, però, si consideri che oggi la situazione è cambiata e il mondo intero è in una fase di crescita lenta. Pertanto, la Cina dovrà impegnarsi moltissimo per conseguire questo obiettivo.

© Sputnik . Kseniya Naka

"Oggi l’economia mondiale è entrata in una fase in cui i ritmi di crescita sono lenti e la volatilità è elevata. Questo trend si conserverà per un certo periodo di tempo. Pertanto, anche noi abbiamo rivisto al ribasso i nostri obiettivi di crescita, ma ciò non significa che il PIL non sia più il principale obiettivo del nostro sviluppo. Dopotutto, la crescita economica continua a porsi come fondamento di tutti gli obiettivi economici e di tutte le decisioni sulle criticità esistenti. Anche nel comunicato conclusivo della quinta plenaria si indica con chiarezza che per la Cina non si è ancora concluso il periodo delle opportunità strategiche”.

La maggiore priorità del presente piano quinquennale è la componente ambientale: garantire uno sviluppo economico green.

In passato il presidente cinese Xi Jinping in un intervento alla settantacinquesima sessione della Assemblea generale dell’ONU dichiarò che la Cina entro il 2060 intende conseguire la neutralità carbonica.

Quella dichiarazione stupì molti analisti poiché la Cina continua a basarsi in misura significativa sulla produzione di carbone.

Per conseguire questi obiettivi, entro il 2035 la Cina deve raggiungere il suo picco di emissioni di CO2.

E questo intento si riflette nel nuovo documento in cui si parla della volontà cinese di tener fede alle promesse fatte in passato, sostiene Aleksandr Gabuev, direttore del programma “La Russia nella regione Asia-Pacifico” presso il Carnegie Moscow Center.

“La volontà di Xi Jinping di conseguire un’economia a zero emissioni di carbonio entro la metà del secolo si riscontra anche nei documenti programmatici della plenaria e probabilmente la vedremo anche a marzo del prossimo anno in occasione della sessione dell’Assemblea nazionale del popolo: infatti, nel complesso le riforme ambientali e gli insegnamenti del presidente Xi in merito alla nuova civilizzazione ambientale sono una direzione che viene seguita in maniera piuttosto coerente da quando il presidente iniziò il suo mandato nel 2012. La Cina considera l’ecologia sia come un tema universale sia come un tema che influisce direttamente sulla stabilità del regime politico: infatti, le proteste ambientaliste sono una delle più frequenti cause scatenanti dei disordini civili delle più grandi città cinesi”.

Il nuovo piano quinquennale sottolinea la necessità di far affidamento sulle proprie forze e sullo sviluppo della “circolazione interna” per garantire la crescita economica.

Per rendere possibile la circolazione interna è necessario sviluppare volani di crescita interni: mercato interno, domanda interna, innovazioni interne.

Nel piano quinquennale non si fa menzione esplicita di singoli Paesi; si dice solamente che la decisione è legata alla difficile contingenza internazionale.

Tuttavia, è chiaro che il riorientamento della Cina verso le “proprie forze” è in larga parte conseguenza dei sempre più difficili rapporti con gli USA.

Chi fa da sè non ha bisogno degli USA

La guerra commerciale che si è poi tramutata in contrapposizione sul piano tecnologico e finanziario ha lanciato un chiaro segnale ai dirigenti cinesi: gli USA non possono più essere un partner affidabile.

Pertanto, contare sulla diffusione internazionale del lavoro e sulla condivisione delle tecnologie non è un approccio percorribile sul lungo periodo.

Con una sola firma l’amministrazione Trump ha messo a rischio l’attività di Huawei e di molte altre società del settore vietando le forniture di chip e altra componentistica.

È emerso, dunque, che, per ottenere vantaggi concorrenziali su cui fare affidamento e per sostenere la creazione di valore a livello mondiale, la Cina deve conseguire l’indipendenza tecnologica. Inoltre, si riduce il potenziale degli introiti derivanti dalle esportazioni per via della perdurante pandemia da coronavirus.

Sebbene la stessa Cina figuri tra i pochi Paesi ad essere riusciti a superare l’epidemia, la situazione negli altri Paesi (USA, UE, Asia) continua ad essere critica.

E questo si riflette sulla crescita delle loro economie e sulla capacità di generare domanda di prodotti cinesi. Pertanto, la Cina a breve termine dovrà sfruttare il potenziale del mercato interno per sostenere la crescita del PIL.

Per fare questo è necessario anzitutto incrementare il potere d’acquisto dei cittadini, consolidare i traguardi ottenuti nel debellamento della povertà.

I cittadini cinesi della classe media sono ormai 400 milioni. Si prevede che nei prossimi anni la Cina supererà gli USA come maggiore mercato di consumo al mondo. Tuttavia, il divario dei redditi tra comunità urbane e agricole continua a rallentare lo sviluppo cinese.

Pertanto, il nuovo piano quinquennale si pone l’obiettivo di contrastare la sperequazione delle entrate di diverse categorie di cittadini, nonché identifica come prioritario lo sviluppo dell’agricoltura e la tutela di un maggiore benessere della popolazione agricola.

Nel comunicato conclusivo della quinta plenaria si sottolinea che la Cina non intende chiudersi al mondo esterno, ma anzi continuerà la direzione intrapresa finalizzata allo svolgimento di riforme e all’apertura della propria economia verso l’esterno.

Tuttavia, non sono state fornite spiegazioni dettagliate in merito alla futura strategia di “doppia circolazione” e nemmeno in merito alle modalità di integrazione tra componente interna ed esterna dello sviluppo economico.

Probabilmente, questi aspetti saranno acclarati in seguito alla pubblicazione del testo integrale del nuovo piano quinquennale che verrà adottato in via definitiva durante la sessione dell’Assemblea nazionale del popolo nella primavera del 2021.

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