08:31 02 Dicembre 2020
Economia
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Una delle conseguenze della pandemia Covid è stata la crisi occupazionale che ha riguardato, per oltre la metà dei posti di lavoro, le donne. Questo è il risultato che emerge dal focus "Ripartiamo dalle donne" pubblicato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.

Secondo quanto raccolto dall'indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro "Ripartire dalle donne", sono ancora una volta le donne le più penalizzate dalla pandemia. Il bilancio degli effetti prodotti dal Covid-19 sul mercato del lavoro vede, tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, 470 mila occupate in meno, per un calo nell’anno del 4,7%.

Su 100 posti di lavoro persi (in tutto 841 mila), quelli femminili rappresentano il 55,9%, a differenza dell’occupazione maschile, che ha dato prova di maggior tenuta registrando un decremento del 2,7% (371 mila occupati).

Maggiori perdite in occupazioni a termine o nel lavoro autonomo

Come si legge dal comunicato stampa della Fondazione, maggiore contrazione di lavoro femminile si registra nell’occupazione a termine (-327 mila lavoratrici per un calo del 22,7%), nel lavoro autonomo (- 5,1%.), nelle forme in part-time (-7,4%) e nel settore dei servizi, soprattutto ricettivi e ristorativi (qui le donne rappresentano il 50,6% del totale) e di assistenza domestica (le donne sono l’88,1%).

"L’esperienza vissuta durante il lockdown primaverile le ha viste gestire un sovraccarico di lavoro senza precedenti. Da un lato, sono state più impegnate degli uomini nell’attività lavorativa (il 74% ha continuato a lavorare rispetto al 66% degli uomini), dovendo garantire servizi essenziali in settori a forte vocazione femminile: scuola, sanità, pubblica amministrazione. Dall’altro lato, con la chiusura delle scuole, hanno dovuto garantire la presenza al lavoro e al tempo stesso assistere i figli impegnati nella didattica a distanza, con un livello di stress elevatissimo per quasi 3 milioni di lavoratrici con un figlio a carico con meno di 15 anni (30% delle occupate)" si legge nel comunicato.

Necessarie politiche a sostegno dell'occupazione femminile

"Le donne apportano un contributo rilevante all’occupazione in termini di qualificazione e competenza, che non può disperdersi ulteriormente. Per questo è necessario attuare un mix di politiche – dal potenziamento dell’offerta e dell’accessibilità dei servizi che favoriscono la conciliazione vita-lavoro a percorsi formativi spendibili nel mercato del lavoro – che sostengano concretamente l’occupabilità delle donne, arginando il rischio che molte di loro possono chiamarsi fuori dal circuito lavorativo" ha dichiarato il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, Rosario De Luca, facendo notare che solo nelle professioni intellettuali il 54% è donna.

Secondo De Luca un obiettivo prioritario è rappresentato dall'innovazione dell'organizzazione del lavoro, per consentire un adeguato ricorso allo smart working in questo periodo critico della pandemia.

"La crisi sanitaria può essere l’opportunità per molte aziende per rivedere i propri modelli organizzativi e renderli più flessibili alle esigenze delle donne, così da poter superare quelle storiche contraddizioni che caratterizzano il lavoro femminile nel nostro Paese" ha concluso De Luca.

In precedenza il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo aveva annunciato incentivi presenti all'interno del manifesto Valore D, tra cui tre anni a zero tasse per i datori di lavoro che assumono donne.

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