03:05 03 Dicembre 2020
Economia
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L'intervento del premier non eviterà la chiusura dello stabilimento. L'ipotesi è quella del trasferimento delle linee di produzione in un altro Stato, probabilmente in India. Intanto l'azienda ha inviato la lettera di cessazione dell'attività a tutti i dipendenti.

Il governo issa la bandiera bianca e dopo le roboanti assicurazioni fatte ai lavoratori e alla stampa si dichiara impotente di incidere sulle decisioni dei vertici aziendali di Whirlpool Emea, relative alla chiusura dello stabilimento di Napoli. 

"Ieri abbiamo dato massima disponibilità al board americano di Whirlpool e proposto incentivi, decontribuzione al 30% e anche garanzie Sace. Ma Whirlpool ha risposto che non riescono veramente a creare prospettiva per questo stabilimento nella competizione globale", ha riferito il premier Conte ai sindacalisti e ai lavoratori, durante un tavolo in videoconferenza. 

All'incontro di venerdì mattina tra esecutivo e rappresentanti dei lavoratori hanno preso parte Fiom, Fim, Uilm, il ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, il ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano e il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. 

Il titolare del Mise non ha potuto che confermare le parole del premier, assicurando che sarà fatto di di tutto per far rispettare accordo del 2018, ma "non ci sono condizioni per avere strumenti più cogenti per far rimanere attività nel sito di Napoli". 

Nessuna ragione per la chiusura

Patuanelli ripete quanto il sindacato ha più volte dichiarato, e cioè che l'azienda non ha dato alcuna motivazione specifica per la chiusura, ma ha soltanto detto che non ci sono margini per continuare produzione di lavatrici a Napoli. Una decisione apparentemente incoerente con l'andamento economico e l'attività produttiva dello stabilimento partenopeo, visti gli utili ottenuti dall'azienda e l'impiego di manodopera esterna e di lavoratori in straordinario.

Il sospetto che scorre tra i lavoratori è che la multinazionale voglia spostare la linea di produzione all'estero e trapela già l'ipotesi di una delocalizzazione in India, dove è stato messo in campo uno stabilimento verso cui dovranno confluire le produzioni napoletane, secondo quanto apprende Sputnik dalle dichiarazioni dei sindacalisti. 

"Il tema è di principio, la multinazionale ad oggi non ci ha spiegato perché chiude", tuona Rosario Rappa, segretario generale Fiom di Napoli. 

"Patuanelli ha già detto che il governo è impotente. - prosegue - Impotente davanti ad una multinazionale può essere un lavoratore o un sindacalista impotente, ma non un governo dotato di sovranità nazionale. L'azienda non chiude perché è in crisi, perché i soldi adesso ci sono, quindi il punto è: cosa fa adesso il governo per far rispettare la sovranità nazionale e far rispettare quell'accordo? Io mi aspetto che il governo assuma tutte le iniziative per far ripartire la produzione. Faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità - conclude - e vorremmo che il governo sia al nostro fianco".

Il disimpegno della multinazionale

"Consentire la chiusura di Napoli significa dare mano libera alla multinazionale nel nostro Paese", sostiene Anna ReDavid, segretario generale di Fiom-Cgil. La posta in gioco si alza così come il livello di allarme per la possibilità di un disimpegno di Whirlpool Emea su tutto il territorio nazionale, dopo la chiusura dello stabilimento di Napoli. 

"C'è il rischio concreto di un disimpegno progressivo - sottolinea la ReDavid - come dimostra la costruzione di uno stabilimento in India che ci fa intendere che ci sia strategia complessiva che parte da chiusura di Napoli. L'azienda è totalmente inaffidabile. La rabbia delle lavoratrici e dei lavoratori è altissima". 

La lettera dell'azienda

Proprio mentre i sindacalisti erano al tavolo virtuale con l'esecutivo, i lavoratori hanno ricevuto la lettera di fine dell'attività produttiva. 

"La Direzione di Whirlpool Emea S.p.A. comunica la cessazione di tutte le attività produttive presso lo stabilimento di Napoli, con effetto alle ore 00:01 del 1° novembre 2020", è scritto nella missiva. "Da tale momento - si legge ancora - i dipendenti saranno esentati dal rendere la propria prestazione lavorativa presso il sito, fermo restando il mantenimento del rapporto di lavoro in essere con effetto dal 1° novembre, l'azienda pagherà la piena retribuzione ai dipendenti fino al 31 dicembre 2020 con riserva di ulteriori valutazioni successive a tale data". 

Una battaglia di tutti

Al tavolo è intervenuto anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, parlando di un "sopruso e un non rispetto degli accordi della multinazionale". Landini mette l'accento sulla continuità produttiva, "l'impegno che comunque noi dobbiamo realizzare e l'impegno che il governo prende con noi in questa battaglia. E' una battaglia di tutti e noi fino a quando non ci sarà la continuità produttiva, continueremo assieme questa battaglia", ha promesso Landini .

Per Conte la multinazionale che disattende accordo è "un brutto segnale per gli altri stabilimenti e per il Paese. Governo non può rimanere indifferente. Il governo è con voi" ha assicurato il premier, garantendo che verranno messe sul piatto tutte le varie opzioni, ma esclude la strada giudiziaria che "non garantirebbe la continuità produttiva.

Ma questo non basta a placare i sindacati che ritengono un insuccesso l'esito sinora raggiunto dal governo nella vertenza e che andranno avanti con le mobilitazioni a partire dallo sciopero convocato il 5 novembre. 

"L'incontro è andato male", dice senza mezzi termini la ReDavid in un video pervenuto alla redazione di Sputnik Italia di Fiom-Cgil. "Noi riteniamo che ci voglia un impegno maggiore, più netto, per garantire la continuità produttiva del sito e per vincolare la multinazionale al rispetto delle regole".

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