05:26 24 Ottobre 2020
Economia
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Il governo pensa ad una legge delega per introdurre la nuova riforma fiscale. Alla base del rinvio le differenti sensibilità all'interno dell'esecutivo e lo stallo nella trattativa europea per il Next Generation Eu.

Approderà domani in Consiglio dei Ministri la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza che dovrà tracciare il quadro macroeconomico alla base della manovra 2021. "Un esercizio complesso", lo ha definito così lo stesso ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, in audizione al Senato.

Il governo deve fare i conti con il crollo di nove punti percentuali del Pil a causa dello tsunami che ha travolto il Paese con l’emergenza Covid e mettere nero su bianco le prime ipotesi di utilizzo dei fondi in arrivo da Bruxelles. Programmazione, questa, che, secondo Gualtieri, è necessaria “per utilizzare al meglio i fondi". 

A riassumere il contenuto della legge di Bilancio è lo stesso Gualtieri, citato dal Sole 24 Ore, che, sempre in audizione al Senato sul Recovery Plan, la scorsa settimana, ha fatto sapere che gli elementi chiave saranno il “taglio del cuneo fiscale sul lavoro, la revisione complessiva della tassazione verso una maggiore equità, la lotta all'evasione e la revisione del sistema degli incentivi ambientali, di quelli per il sostegno delle famiglie e alla genitorialità e per la partecipazione al mercato del lavoro”.

Nella manovra dovrebbero essere inseriti anche gli incentivi per l’acquisto delle auto e la stabilizzazione del superbonus al 110%.

Per la riforma fiscale, invece, sottolinea Il Giornale, si dovrà aspettare, forse, addirittura fino al 2023. La riforma del fisco, infatti, non verrà introdotta con la nuova legge di bilancio ma con una legge delega. La road map sarà più lunga e complessa e dovrà passare per l’approvazione in Parlamento e i decreti attuativi.

Una scelta obbligata per il governo, che subisce gli effetti della trattativa a livello europeo, con l’Olanda che minaccia di non ratificare il Next Generation Eu, che quindi partirà in ritardo. Questo, evidenzia sempre Il Giornale, rischia di pesare per 15 miliardi di euro sulla manovra 2021.

E poi ci sono le diverse sensibilità all’interno dell’esecutivo. Gualtieri, per la riforma dell’Irpef, pensa al modello tedesco, che prevede una no tax area per redditi inferiori ad una certa soglia e l’aliquota che cresce in base al reddito lordo. Ma Italia Viva, ad esempio, non è d’accordo. In più ci sarebbero gli assegni familiari che sostituirebbero le detrazioni per i figli, ma variano in base al reddito, scontentando i contribuenti che si trovano nella fascia che va tra i 40mila e i 55mila euro lordi l’anno.

Per il momento, quindi, restano in piedi sia il regime forfettario per le partite Iva fino a 65mila euro, sia la cedolare secca sugli affitti, che il governo avrebbe voluto ritoccare.

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