01:06 22 Ottobre 2020
Economia
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Gli USA intendono introdurre restrizioni all’operato di SMIC, il maggiore produttore cinese di chip. Il Ministero statunitense del Commercio ha vietato alle società americane di vendere senza previo ottenimento di apposita licenza componentistica e strumentazione destinate a SMIC.

 Il Ministero ha inviato in merito una lettera ai maggiori fornitori americani. In passato, restrizioni analoghe erano state introdotte ai danni della cinese Huawei.

Nella lettera del Ministero del Commercio di cui sono entrate in possesso diverse agenzie di stampa si sottolineava che la cinese SMIC (Semiconductor Manufacturing International Corporation) potrebbe produrre merci dual use. Già ad aprile le autorità statunitensi hanno riesaminato le norme che limitano l’esportazione delle merci. Mentre prima gli USA limitavano le esportazioni di soltanto alcune categorie di merci e tecnologie (ad esempio, i motori per gli aeromobili militari), ora in base alle nuove norme qualsivoglia prodotto, componente o software che possa essere anche solo in via teorica impiegato nel comparto dell’industria militare è passibile di restrizioni. Washington fonda questa sua strategia sul fatto che gli USA non devono in alcun modo contribuire allo sviluppo del potenziale militare dei propri potenziali avversari.

SMIC nega di avere qualsivoglia legame con il comparto militare-industriale cinese. La società ha altresì indicato di non aver ricevuto alcun comunicato ufficiale dagli USA in merito alle limitazioni sulle forniture. Tra l’altro, gli USA avevano utilizzato anche in passato il pretesto della “sicurezza nazionale” per introdurre restrizioni ai danni di società cinesi senza nemmeno portare evidenze concrete. Le nuove norme che limitano l’esportazione di tecnologie dual use sono state scritte in maniera così vaga che qualsivoglia prodotto potrebbe eventualmente essere passibile di restrizione.

Il gigante tech cinese Huawei ne è stato la prima vittima: alla società è stato vietato di partecipare alla costruzione delle reti 5G negli USA. Inoltre, spinti da Washington, anche altri alleati americani si sono mossi in maniera analoga. Gli USA hanno altresì limitato le forniture di chip destinati a Huawei. Dunque, il divieto è stato esteso non solo alle merci di produzione americana in quanto la maggior parte dei produttori utilizza tecnologie e strumentazione americane per la produzione di chip.

Come nel caso di Huawei e di decine di altre società cinesi colpite dalle sanzioni americane, il problema di SMIC non è in alcun modo correlato al comparto militare-industriale né a un’eventuale minaccia per la sicurezza di altri Paesi. Semplicemente gli USA intendono conservare il proprio monopolio sul mercato dei semiconduttori e di altri prodotti ad elevato contenuto tecnologico. Dopotutto, questo conferisce a Washington potenti leve per esercitare il controllo, spiega Wang Yiwei, direttore dell’Istituto di affari internazionali presso l’Università popolare cinese.

“La cosiddetta sicurezza degli USA non ha niente a che vedere con la sicurezza nazionale. Si tratta piuttosto della sicurezza della posizione monopolistica occupata dagli USA. Se gli alleati americani nei loro eserciti utilizzeranno tecnologie strategiche e strumenti di comunicazione forniti da società non americane, gli USA avranno perso il controllo sui loro stessi alleati. Inoltre, chiaramente, la crescita della Cina rappresenta una sfida importante per gli USA. La Cina non è un alleato dei Paesi occidentali, ma ha cominciato a partecipare all’elaborazione di norme comuni nell’area dell’Industria 4.0 e sta altresì occupando posizioni di assoluta rilevanza in diversi comparti. Gli USA non riescono ad accettarlo. È inconcepibile per i Paesi occidentali. Pertanto, gli USA hanno cominciato ad esercitare pressioni su Huawei, TikTok e ora anche su SMIC. L’obiettivo principale di questo approccio è preservare lo status egemonico degli USA e dell’Occidente nel processo di rivoluzione industriale mediante la creazione di norme e regolamenti, nonché la salvaguardia del controllo sullo sviluppo degli eventi”.

SMIC è il principale produttore cinese di chip che è stato in grado di compensare gli effetti negativi delle sanzioni americane comminate ai danni di Huawei. I prodotti SMIC rimangono ad oggi tra i chip più all’avanguardia sul mercato: SMIC impiega un processo tecnologico a 14 nanometri mentre i giganti TSMC e Samsung producono chip da 5 nanometri. Più piccolo è un chip, migliori sono le sue prestazioni in termini di produttività ed efficienza energetica. Tuttavia, i chip a 14 nm sono comunque altamente competitivi e molti produttori di elettronica cinesi impiegano i prodotti SMIC per la propria attività. Huawei dopo l’introduzione delle sanzioni americane ha cominciato ad acquistare una parte considerevole di chip proprio da SMIC. Stando alla dichiarazione del produttore cinese di chip, Huawei rappresenta fino al 20% delle commesse della società. Le restrizioni introdotte dagli USA ai danni di SMIC colpiranno gravemente il comparto tecnologico cinese nel suo complesso in quanto i produttori cinesi di elettronica hanno riposto grandi speranze su SMIC, spiega l’esperto Wang Yiwei.

“Questo indubbiamente eserciterà un significativo impatto poiché la globalizzazione è proprio basata sul sistema americano. Persino quei traguardi che ha conseguito la Cina sin dall’entrata in vigore delle riforme economiche possono essere considerati come una coltivazione delle colture sul suolo americano. Sappiamo che la produzione di chip è un settore chiave nell’era della digitalizzazione. Huawei è il leader indiscusso nel comparto delle tecnologie per il 5G. SMIC aiuta Huawei e altre società cinesi a liberarsi dalla dipendenza dai chip americani. E pare che gli USA non riescano ad accettarlo”.

Persino con un processo tecnologico a 14 nm (come avviene comunque anche per altri chip nel mondo) SMIC dipende dalle tecnologie americane. Il problema non risiede tanto nella necessità di avviare la produzione di chip all’avanguardia, quanto nel fatto che la strumentazione e i software necessari per la produzione di chip sono prevalentemente americani. Cadence Design Systems, Synopsys, Ansys detengono di fatto il monopolio sul mercato dei software per la produzione di chip. Anche le società che forniscono la strumentazione necessaria sono americane: Applied Materials, KLA, ASML. Dunque, le restrizioni imposte alle forniture di questi prodotti avranno inevitabilmente un impatto sulla competitività e la produttività di SMIC. Dopo che sono state annunciate le nuove restrizioni imposte dal Ministero statunitense del Commercio, le azioni di SMIC sulla Borsa di Shanghai hanno registrato un calo del 6% e su quella di Hong Kong del 5%.

Ma a lungo termine gli ostacoli creati dagli USA allo sviluppo del comparto tech cinese contribuiranno al conseguimento da parte della Cina della indipendenza e dello sviluppo del potenziale tecnico-scientifico, secondo l’esperto.

La storia dimostra che, nonostante le restrizioni imposte dagli USA, la Cina alla fine ha sempre raggiunto grandi successi nelle proprie ricerche e invenzioni indipendenti. La cooperazione invece rallenta il progresso tecnico-scientifico della Cina. Si pensi al progetto Two Bombs One Satellite o ancora alla cooperazione sino-statunitense degli anni ’70 per la produzione di un aeromobile di linea proprietario. Dunque, a mio avviso, le sanzioni rendono la Cina più indipendente e forte. Tuttavia, va detto che, sebbene le prospettive siano rosee, il percorso rimane comunque tortuoso”.

Il vantaggio della globalizzazione e della distribuzione internazionale del lavoro risiede nel fatto che i Paesi possono specializzarsi nella produzione di ciò che sanno fare meglio di altri. Ma questo non significa che un Paese sviluppato tecnologicamente non possa in linea teorica acquisire competenze proprie in un dato ambito. La questione in tal senso pertiene esclusivamente alle spese da sostenere. Quando gli USA hanno impedito a Google di prestare i propri servizi a Huawei, è emerso che gli smartphone della società senza i sistemi operativi Android e Google play sarebbero diventati inutili. Tuttavia, nell’arco di pochi mesi Huawei è riuscita a presentare il proprio sistema operativo Harmony OS, nonché un ecosistema di applicazioni mobili, lo Huawei Mobile Service.

Chiaramente la produzione di chip è un processo a maggiore densità scientifica. Ma anche in questo senso la Cina potrebbe rapidamente creare le condizioni necessarie per accelerare il processo di sostituzione delle importazioni. Le autorità del Paese si sono prefisse l’obiettivo entro il 2025 di soddisfare le necessità interne di chip e semiconduttori per il 70%, mentre entro il 2030 di soddisfarle al 100%. Per conseguire questo obiettivo già nel 2014 è stato creato il China Integrated Circuit Industry Investment Fund che ad oggi ha accantonato oltre 30 miliardi di dollari e prevede di accantonarne altri 30 a breve termine. Le risorse del fondo serviranno per stimolare lo sviluppo di produttori quali Naura, Advanced Micro-Fabrication Equipment, Hwatsing, ACM Research, Mattson Technology e Shanghai Micro Electronics Equipment. Quest’ultima società, nello specifico, come comunicato quest’estate dalle agenzie di stampa cinesi, prevede entro il 2022 di avviare le forniture di strumentazione proprie finalizzate a un processo produttivo da 28 nm.

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