14:51 31 Ottobre 2020
Economia
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Nell’ultimo periodo alla luce delle criticità legate alla conclusione dei lavori per la costruzione del Nord Stream 2 sempre più spesso i media riportano l’opinione secondo cui “Senza forniture russe l’Europa si troverebbe a pagare molto di più per il costoso GNL americano”.

I detrattori di questa tesi ritengono invece che lo stesso GNL americano venga venduto sulla borsa gasiera europea agli stessi prezzi (che al momento sono estremamente bassi) del resto del gas.

Chi ha ragione dunque? La vita, come sempre, rifugge le soluzioni semplicistiche: cerchiamo, quindi, di raccapezzarci.

Anzitutto ricordiamoci che il Nord Stream 2 viene costruito essenzialmente per sostituire buona parte del gas di transito ucraino in quanto in futuro non si prevede un aumento significativo delle esportazioni di gas russo (rispetto al volume “standard” di 200 miliardi di m3 di gas registrato negli ultimi anni).

I gasdotti ucraini (perlomeno finora) hanno consentito di trasportare una quantità molto maggiore rispetto ai volumi attuali. Pertanto, pare che non cambierà nulla a livello di equilibrio domanda/offerta.

Inoltre, i diritti di transito del gas attraverso l’Ucraina sono stati pagati per 4 anni (per un volume di 40 miliardi di m3 l’anno), mentre il Nord Stream 2 avrà una capacità di 55 miliardi. Dunque, in questa fase di riflessione interrompere la costruzione del Nord Stream 2 per sempre o per un periodo di tempo indefinito genererebbe solamente evidenti perdite finanziarie per Gazprom (dopotutto le ingenti somme destinate alla costruzione si potrebbero semplicemente detrarre), ma non indurrebbe necessariamente l’Europa ad acquistare GNL americano invece del gas russo.

Pertanto, se partiamo dal presupposto che la parte americana, mettendo i bastoni tra le ruote del NS2, intende accaparrarsi una nuova nicchia per la vendita del proprio GNL (su volumi pari al NS2 o ai gasdotti ucraini, ossia circa 50 miliardi di m3), la conclusione può essere una sola: dopo il blocco del NS2 dovrà essere bloccato anche il sistema di gasdotti ucraino (non importa per quali ragioni: usura delle tubazioni, dazi proibitivi o altre circostanze).

Cerchiamo di approfondire ulteriormente la questione. In tali circostanze il GNL americano sarebbe davvero d’aiuto?

In primo luogo, in ogni caso il gas (e GNL) subirà un rincaro e la rimozione dal mercato di 50 miliardi di m3 è un volume piuttosto significativo per il mercato globale. I prezzi di mercato che si alzeranno inevitabilmente genereranno un aumento della profittabilità delle vendite di GNL americano.

In secondo luogo, aspetto molto importante, si ricordi che nell’ambito delle attuali esportazioni di gas liquefatto gli USA percepiscono comunque un introito garantito per l’attività di liquefazione. Ad essere colpiti dai prezzi bassi a livello globale sono piuttosto gli intermediari. Ciò significa che, considerando i grandi numeri, gli USA non hanno alcuna necessità di promuovere le vendite di GNL a partire da stabilimenti già esistenti.

È molto più rilevante riuscire a concludere nuovi contratti per la fornitura di GNL. Infatti, dopo che gli importatori di GNL americano si trovano a non dover nemmeno acquistare il gas, ma a pagare un tributo obbligatorio per la liquefazione (che è circa metà del prezzo finale del GNL), sarà assai difficile convincere nuove realtà a concludere un accordo a queste condizioni. E i progetti mai portati a termine sono già molti. In tal senso, il mercato europeo sarebbe perfetto.

Da queste osservazioni deriva, certo, un apparente contraddizione alla quale abbiamo accennato sin dall’inizio. Sì, ora il GNL americano, come qualsiasi altro, viene effettivamente venduto a prezzi bassi anche in Europa. Il mercato sta vivendo una crisi, ma bisogna comunque continuare a produrre perché gli stabilimenti sono stati costruiti e gli intermediari hanno contrattato l’acquisto del gas in base alla condizione “liquefare o pagare”.

D’altro canto, anche l’Europa deve comprendere che il conveniente gas americano è nella realtà l’eccedenza che in altre circostanze sarebbe rapidamente destinata ai mercati asiatici, spesso più profittevoli. Se volete forniture garantite, firmate un contratto a lungo termine e pagate di più.

Quanto più caro sarà il GNL americano rispetto ad altre forniture?

Qui va detto che al momento esistono tre principali modalità di individuazione del prezzo del gas (GNL): (1) basata sul mercato spot, (2) ancorata al prezzo del greggio e (3) basata sul prezzo del gas all’interno degli USA e maggiorata del costo di liquefazione. Quest’ultima modalità si applica solamente per il GNL americano.

Si ritiene che, qualora il mercato torni alla normalità, le quotazioni in Borsa del gas si attesteranno a circa 200 dollari per 1.000 m3. Indicativamente si comporteranno in maniera analoga anche le quotazioni del gas ancorate al greggio, con un prezzo al barile di 50 dollari. In ogni caso al momento Gazprom sta già vendendo grandi quantità di gas all’UE in base alle quotazioni di Borsa, pertanto è meglio partire da questi valori piuttosto che considerare quelli basati sul greggio.

E quali saranno invece i prezzi per le operazioni di scarico del GNL americano? Il costo dipenderà dal valore che il gas avrà assunto all’interno degli USA (tale valore fluttua e questo rappresenta il principale fattore di incertezza), nonché dal costo di liquefazione e dai costi di fornitura verso l’Europa. Senza scendere in tecnicismi, si consideri che la forbice di prezzo va da 220 a 270 dollari per 1.000 m3.

In altre parole, mentre inizialmente, nel 2013, il GNL americano risultava più conveniente rispetto alle altre forniture (allora, infatti, il greggio era caro e anche il gas sul mercato spot era più caro), nelle circostanze attuali (greggio rincarato, maggiore concorrenza sul GNL) risulta più costoso.

Un’altra questione da affrontare riguarda ovviamente il motivo per cui l’Europa debba acquistare proprio il GNL americano. Perché non quello del Qatar o della Russia. Del resto, non sorprenderebbe se a breve parte del gas qatariota venisse venduta a prezzi ancorati a quelli di Borsa.

Se lasciamo da parte gli aspetti legati alle peculiari relazioni che intrattengono UE e USA, non vi è ragione di preferire un gas piuttosto che un altro. A ben vedere, l’UE potrebbe colmare l’eventuale deficit energetico con qualsivoglia gas.

Probabilmente, per questo ora si parla di scambio: alcuni terminali del GNL in Germania operano con GNL americano (10-20 miliardi di gas, ossia il 20-40% della potenza di NS2) in cambio dei permessi per la costruzione del gasdotto.

Volgiamo al termine di queste riflessioni.

Primo. Sostituire il gas russo con il GNL americano è possibile solo se vengono soddisfatte contemporaneamente due condizioni: la chiusura del progetto NS2 e l’interruzione dei flussi di transito dall’Ucraina. In tal caso, la limitazione delle esportazioni russe sosterrà i prezzi su tutto il comparto gasiero.

Secondo. In ogni caso il GNL americano sarà il 10-30% più caro di qualunque altro gas sul mercato o al massimo allo stesso prezzo degli altri: questo dipenderà dalle quotazioni del gas sul mercato interno statunitense. Ma concludendo accordi a lungo termine per la fornitura di GNL americano, l’Europa si assume il rischio legato ai prezzi del gas sul mercato interno americano.

A sua volta, il conveniente GNL americano e non solo che c’è oggi in Europa è la conseguenza di un’eccedenza di gas sul mercato: gli intermediari lo vendono per compensare almeno in parte le perdite derivanti dai contratti per la fornitura di GNL americano. Ma se l’Europa desidera forniture garantite dagli USA, dovrà pagare in base al metodo di individuazione del prezzo stabilito dagli americani senza possibilità di recesso.

Ultimo punto. Vincolando l’Europa al proprio gas, gli USA non stanno pensando tanto alle forniture attuali, ma a quelle future: nello specifico, pensano ai nuovi stabilimenti di liquefazione e alla possibilità di vincolarli mediante contratti di fornitura. La costruzione degli stabilimenti richiede circa 4 anni e proprio alla fine di questo periodo si concluderà l’accordo di transito attualmente in vigore con l’Ucraina.

di Aleksandr Sobko

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