12:55 21 Ottobre 2020
Economia
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La pandemia che ha improvvisamente paralizzato l’economia del mondo interno ci costerà molto cara: 7.000 miliardi di dollari entro il 2021, secondo i calcoli dell’OCSE.

Gli esperti osservano che la crisi finanziaria del 2008 che si erano affrettati a definire la “grande recessione” impallidisce di fronte a questa. Ma la Russia la sta vivendo molto meglio di altri Paesi. Sputnik cerca di capire se questa contrazione sarà una delle più difficili della storia e chi ne soffrirà di più.

Perdite incalcolabili

Già ad aprile il FMI ammoniva: la “grande recessione” di 12 anni fa non è comparabile a ciò che ci aspetta. Nel 2008 il PIL globale cresceva dell’1,83%, mentre nel 2009 per la prima volta dopo la Seconda guerra mondiale ha registrato una contrazione del 2,3%.

A consuntivo del 2020 l’OCSE prevedeva un calo del 6%. Le stime odierne sono leggermente migliori, -4,5%. Ma si tratta di valori di fatto senza precedenti nella storia moderna.

Entro la fine del 2021, secondo le stime dell’OCSE, le perdite complessive per l’economia mondiale in esito alla pandemia da coronavirus raggiungeranno i 7.000 miliardi di dollari, una cifra paragonabile ai bilanci annui di USA (4.100 miliardi) e Cina (3.200 miliardi) sommati assieme.

Il momento più duro si è verificato nella prima metà dell’anno per via dell’interruzione in massa delle attività imprenditoriali, come da disposizioni per il contenimento del virus. Nel secondo trimestre i Paesi leader a livello mondiale hanno affrontato una contrazione da record. Ad esempio, il PIL degli USA ha registrato un calo del 32,9%, l’UE del 14,4%, la Gran Bretagna del 21,7%.

I governi dei Paesi sviluppati hanno stanziato migliaia di miliardi di dollari di incentivi per riportare l’economia al suo stato originario, ma questo evidentemente non è stato abbastanza. Tra l’altro, osserva l’OCSE, se si interrompessero i finanziamenti pubblici, la situazione peggiorerebbe ulteriormente.

Il comparto più colpito è stato quello dei servizi: trasporti, intrattenimento, turismo, accoglienza alberghiera. In questi settori numerose aziende sono state costrette a dichiarare fallimento. E, ammoniscono gli economisti, si tratta di una situazione inevitabile se la domanda non si ripristina. La conseguenza è la perdita in massa di posti di lavoro, l’aumento della povertà e delle disuguaglianze. Ad essere più a rischio sono i Paesi con un’economia di mercato in via di sviluppo, fra i quali rientra anche la Russia.

La situazione della Russia

Tuttavia, stando a stime preliminari, la Russia starebbe affrontando la crisi da coronavirus leggermente meglio rispetto agli altri. Stando ai dati della Banca centrale russa, nel primo trimestre il PIL è calato di 8 punti percentuali.

Secondo gli esperti di Bloomberg, prima che arrivasse la pandemia, l’economia del Paese si presentava così: inflazione bassa, bassi livelli di disoccupazione, settore bancario stabile, riserve finanziarie solide. Pertanto, le previsioni di ripresa sono più positive.

Per quanto paradossale possa sembrare, uno dei fattori di stabilità della crisi da coronavirus sono le sanzioni introdotte nel 2014. Il Paese al momento dipende meno dagli afflussi stranieri di capitali. Più toccati sono i servizi e le piccole imprese. Bloomberg prevede che nel 2020 l’economia russa registrerà un calo del 4,8%. Stando a Oxford Economics, l’attività economica russa dopo la rimozione delle restrizioni commerciali ha registrato un significativo balzo in avanti segnando un +95% rispetto ai livelli pre-covid.

Al contempo, però, vi è il rischio che questa crescita venga azzerata non appena l’economia assorbirà gli effetti generati dal calo degli stipendi e degli investimenti. Il timore principale è la nuova ondata di coronavirus e l’eventuale secondo confinamento economico.

Quinquennio di coronavirus e caos prolungato

Sebbene si preveda un miglioramento già nel terzo trimestre e sebbene a consuntivo del 2021 il PIL globale potrebbe persino crescere del 5%, non si prevede alcuna rapida normalizzazione. Come ha dichiarato Carmen Reinhart, economista della Banca mondiale, per normalizzare la situazione “ci vorranno ben 5 anni” e a soffrirne di più saranno i Paesi più poveri.

Concorde con questa previsione è anche l’OCSE.

“Dovremmo convivere con il virus per molti altri mesi. Questo esclude la possibilità di tornare rapidamente alla precedente attività economica. È uno sconvolgimento significativo”, osserva Laurence Boone, economista dell’OCSE.

Secondo gli esperti della Deutsche Bank, la crisi sta stravolgendo l’intera struttura dell’economia globale e sarebbe giunta la cosiddetta “era del disordine”.

Il mondo sarà interessato da un nuovo “super-ciclo strutturale” che determinerà tutto: “dall’economia al costo degli asset, la politica e lo stile di vita nel suo complesso”. Il coronavirus non ha fatto altro che accelerare l’avvento di quest’era. Aumentano i disordini, si rallenta la globalizzazione che ha garantito una rapida crescita economica e l’aumento del valore degli asset negli ultimi 40 anni.

I debiti di governi e imprese aumentano. Stando ai dati dell’Istituto di finanza internazionale, il debito mondiale (ossia il debito complessivo di popolazione, imprese, organizzazioni finanziarie e governi di tutti i Paesi del mondo) ha già raggiunto i 255.000 miliardi di dollari, ossia tre volte tanto il PIL mondiale. L’aspetto preoccupante è che questa “bomba del debito” potrebbe esplodere.

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