05:33 24 Ottobre 2020
Economia
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Khalifa Haftar ha annunciato la ripresa delle attività estrattive e commerciali del greggio dai porti libici dopo uno stallo durato diversi mesi. La maggior parte dei giacimenti petroliferi e dei porti in Libia sono stati chiusi da gennaio in poi per via del blocco degli impianti petroliferi legato alle operazioni militari.

Il governo di Bengasi ha esortato a supportare la decisione di Haftar circa la ripresa delle attività estrattive. Gli esperti libici hanno spiegato a Sputnik quali prospettive può aprire questa mossa per la Libia e a quali condizioni Est o Ovest del Paese dovranno ripartire i proventi del greggio.

Nuove opportunità di normalizzazione e loro pericolosità

Il politologo libico Ibrahim Belqasem considera questa mossa un tentativo di risolvere il conflitto in via politica.

“Dal momento che sono riprese le attività estrattive, significa che tra i due principali player in Libia verrà concluso un primo, seppur debole, accordo politico ed economico degno di nota. È evidente che nessuna delle parti rinuncerà a qualcosa per via di questo piccolo accordo. Anzi, il Consiglio nazionale di transizione e l’Esercito nazionale libico non faranno che rafforzarsi grazie all’Alto Consiglio di Stato guidato da Khalid al-Mishri o grazie alla Camera dei rappresentanti di Tobruk presieduta da Aguila Saleh”, osserva.

In merito ai reciproci vantaggi l’esperto libico sostiene: “È chiaro che la riapertura dei giacimenti poteva avvenire soltanto a condizione che i proventi dell’estrazione del greggio venissero ripartiti tra Tripoli e Bengasi. E, se anche l’Esercito nazionale libico intende essere coinvolto, la ripartizione dei proventi dev’essere del 60% a Bengasi e del 40% a Tripoli. Altrimenti l’affare non si conclude”.

Ma non tutto è stato così semplice. Secondo l’esperto, mentre i vantaggi economici derivanti dal consenso raggiunto dai player libici sono chiari, quelli politici non lo sono altrettanto.

“Il problema consiste nel fatto che la nuova ripartizione dei proventi può effettivamente ostacolare la normalizzazione politica del conflitto, come tutti invece si aspettano. Il nuovo sistema di ripartizione dei proventi potrebbe, infatti, mutare l’equilibrio delle forze coinvolte nel Paese e di conseguenza richiedere l’elaborazione di nuovi approcci nella ricerca di risoluzioni politiche. E finché le cercheranno, ahinoi, la crisi potrebbe assumere forme del tutto impreviste e complesse”, spiega l’esperto.

Un accordo fondamentale

L’ex viceministro libico degli Esteri Mustafa Zaidy osserva che la ripresa delle attività estrattive è senza ombra di dubbio un segnale di buon auspicio per la futura normalizzazione del conflitto.

“In primo luogo, questa mossa è davvero il primo accordo che le parti coinvolte nel conflitto libico hanno concluso senza l’ausilio di player esterni. Ciò significa che i libici vogliono e possono trovare un consenso. Chiaramente, se decideranno di risolvere questo conflitto, possono sedersi al tavolo delle trattative in maniera autonoma senza aiuti o ingerenze dall’esterno. Il segnale che è stato dato è, dunque, molto incoraggiante”, osserva.

In merito al motivo per cui l’accordo è stato concluso così rapidamente, l’esperto aggiunge: “In secondo luogo, dall’estrazione e dalla vendita di greggio dipendono la vita di molte persone, l’equilibrio di forze e la suddivisione dei poteri nel Paese. Infatti, dopotutto le questioni relative alla risoluzione politica del conflitto si trovano totalmente nelle mani dell’ONU e delle forze esterne. E questo è completamente assurdo. Spero che questo progresso sia un primo passo verso una interazione politica indipendente tra i protagonisti della questione libica”.

Secondo Mustafa Zaidy, questo progresso ha tutte le carte in regola per aiutare la Libia a ripristinare la normalità e la stabilità di prima.

“Tuttavia, si teme che sia i terroristi sia forze esterne (quali la Turchia e diversi Paesi arabi) ostacolino il fruttuoso lavoro che ha portato alla conclusione dell’accordo sull’estrazione. Tutti questi player, infatti, non hanno alcun interesse nella stabilizzazione della questione libica e sono pronti a ostacolare anche i più piccoli progressi”, conclude.

Ad ogni modo l’Alto Consiglio di Stato libico guidato da Khalid al-Mishri ha annunciato domenica l’adozione dell’accordo sull’inizio delle attività estrattive e ha chiesto al Consiglio nazionale di transizione di avviare un’indagine sulla vicenda.

A sua volta, Kamal al-Jatlawy, membro del Consiglio di Stato libico, ha commentato brevemente per Sputnik l’annuncio:

“Speriamo che nel prossimo mese si giunga a un nuovo organico del Consiglio presidenziale e del Consiglio nazionale di transizione che insistano sull’osservanza di posizioni basate sul principio di sovranità. Solo così riusciremo a far uscire questo Paese dalla crisi”.   

Ad ogni modo sabato sera la National Oil Corporation libica ha dichiarato ufficialmente di aver rimosso lo stato di emergenza dalle attività sui giacimenti libici.

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Economia, Libia
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