15:23 24 Ottobre 2020
Economia
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La mancata cooperazione tra Cina e USA costerà molto caro a entrambe le parti ed è persino probabile che la Cina decida di elaborare sistemi di pagamento propri, incompatibili con quelli esistenti. Questa è l’opinione espressa da Robert Daly, direttore del Centro Wilson presso l’Istituto Kissinger.

Stando a Daly, nel caso più estremo Cina e USA decideranno di seguire esclusivamente i propri standard tecnologici senza uniformarsi. Ciò significa che il sistema tecnologico e finanziario globale inclusivo smetterà di esistere.

Nella seconda metà del XX secolo gli USA rafforzarono in maniera definitiva il proprio status di potenza mondiale in ambito economico e tecnologico. Si è venuto a creare un sistema finanziario mondiale fondato sull’egemonia del dollaro come principale valuta nelle transazioni tra Paesi diversi. Le sedi dei principali enti quali la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale sono site a Washington. Per molti anni gli USA si sono fatti volano del progresso tecnologico mondiale: a partire dalla diffusione della rete Internet, basata su tecnologie americane, fino allo sviluppo della microelettronica. Dagli anni ’70, quando entrò in vigore il Trattato di cooperazione in materia di brevetti (che garantiva l’esistenza di una procedura unica per la presentazione di domande brevettuali per la tutela dei trovati in ognuna delle nazioni sottoscriventi il trattato), fino al 2019 i leader indiscussi per numero di brevetti sono rimasti gli USA. Con il crollo dell’URSS, gli USA non ebbero rivali a livello internazionale. Così si consolidò un ordine mondiale politico, economico e tecnologico americanocentrico.

Ma la Cina, che per molto tempo seguì le direttive di Deng Xiaoping di “stare nell’ombra”, ha cominciato ad avanzare sempre più pretese sullo scacchiere internazionale. La Cina è diventata la seconda economia al mondo e, secondo le stime degli esperti, considerate le tendenze attuali favorevoli dell’economia cinese e quelle negative degli USA, già entro il 2028 potrebbe superare gli Stati Uniti e diventare la prima economia al mondo. In molti comparti tecnologici la Cina ha già superato gli USA: nel 2019 la Cina si è conquistata la prima posizione per numero di domande di brevetto. Nell’ambito del 5G, della visione artificiale, dell’apprendimento automatico, delle città intelligenti la Cina si è imposta fermamente tra i leader. Rappresentanti cinesi sono a capo di 4 organizzazioni specializzate dell’ONU, ossia FAO, ICAO, ITU e Dipartimento per gli affari economici e sociali. Cresce continuamente la rappresentanza della Cina nelle organizzazioni internazionali deputate alla normazione. Infine, le società cinesi hanno cominciato a dominare i mercati mondiali, in particolare in quei settori in cui tradizionalmente ad essere più forti erano gli americani. All’inizio del 2020 l’app più con una crescita maggiore negli USA non è Facebook, ma TikTok. Più di 50 operatori telefonici americani non riescono a trovare una soluzione alla collaborazione con Huawei. Nella prima metà del 2020 le società cinesi hanno attirato circa metà di tutti i finanziamenti azionari al mondo.

Se analizziamo le sanzioni imposte dagli USA alla Cina, capiamo che sono in realtà indirizzate su quei settori in cui la Cina si è conquistata un peso significativo nel mondo. La Cina è il maggiore esportatore del mondo e gli USA stanno imponendo dazi sui prodotti cinesi. Le società cinesi tech stanno conquistando i mercati mondiali e gli USA le sanzionano. Le società cinesi stanno portando avanti delle IPO da record sulle borse statunitensi e gli USA elaborano nuove regole contabili per limitare la quotazione delle società cinesi. Le motivazioni ufficiali delle sanzioni sono chiaramente varie. Ma in generale pare che Washington non stia affatto colpendo su quei settori in cui la Cina comincia a costituire un concorrente per gli USA.

Come riporta Robert Daly, la Cina non desidera alcuno scontro con la Cina né il totale distaccamento dalla prima economia del mondo. Tuttavia, se la situazione si inasprisse, Pechino si dovrà difendere. In quel caso la Cina creerà proprie alternative agli enti finanziari, ai sistemi di pagamento, agli standard tecnologici internazionali. Questo provocherà una polarizzazione generalizzata e gli altri Paesi saranno costretti a operare una scelta: quale dei due modelli di sviluppo socio-economico e tecnologico prediligere?

L’aspetto paradossale è il fatto che la Cina in realtà non ha mai voluto creare un proprio ordine mondiale né ha mai tentato di isolarsi dal mondo esterno. Ma l’operato degli USA impone alla Cina di difendersi, di adottare contromisure, sostiene Chen Fengying, esperto dell’Istituto di economia mondiale presso l’Accademia cinese di relazioni internazionali contemporanee.

“Ritengo che in questo caso le motivazioni siano più di natura difensiva che isolazionistica (quest’ultima prevede infatti l’esistenza di due sistemi). Huawei ha annunciato la creazione dell’ecosistema proprio Kungpeng in seguito alle misure difensive, ma prima non c’era alcuna intenzione di distaccarsi. Dunque, a mio avviso, se esisteranno davvero due sistemi, sarà la conseguenza di misure di difesa e non di distacco. In fin dei conti, nessuno sa come andranno a finire le elezioni di novembre. Chi vivrà vedrà. Il fenomeno di questo tempo è che molti Paesi prendono posizioni difensive. La Cina non ha mai voluto distanziarsi. Anche perché, se il mondo è uno solo, sarebbe impossibile farlo. Personalmente ritengo che al momento sia in corso una rivalutazione, una ricostruzione dell’ordine mondiale. Tutti i Paesi devono riconoscersi a vicenda. A livello internazionale vi sono stati cambiamenti importanti. La Cina continua come sempre a cercare la cooperazione internazionale secondo il modello della globalizzazione. Ma anche portare avanti una propria linea di comportamento è parimenti normale”.

Per quanto cinico questo possa sembrare, se gli USA hanno deciso di contenere la Cina, lo hanno fatto troppo tardi. Chiaramente le sanzioni statunitensi a breve termine freneranno lo sviluppo di singole società cinesi. Huawei non se la passa bene, Bytedance sta sopportando importanti perdite. Ma nel complesso la Cina ha già acquisito così tante competenze da riuscire a creare sistemi alternativi. Huawei in risposta al divieto di impiegare prodotti Google ha elaborato un proprio sistema operativo e uno store per le applicazioni. La Cina è pronta a proporre al mondo propri standard tecnologici come il protocollo New IP. Infine, la Cina parteciperà attivamente alla elaborazione di norme universali per l’impiego etico dell’intelligenza artificiale, la tutela dei dati personali e la gestione dello spazio cibernetico. Di recente Wang Yi, ministro cinese degli Esteri, ha presentato una iniziativa cinese, fondata su 8 punti e finalizzata a garantire la sicurezza digitale a livello mondiale e la tutela dei dati personali. Dunque, è altamente probabile che molto presto gli americani dovranno capire non tanto come contenere la Cina, ma come non esserne superati.

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