01:06 30 Ottobre 2020
Economia
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La compagnia petrolifera libica (NOC) ha abrogato lo stato di emergenza in giacimenti e porti, il che consente la ripresa della produzione e dell'esportazione di petrolio, ha affermato la compagnia in un comunicato.

I vertici della compagnia hanno fatto notare che in primo luogo è importante la salute degli impiegati che lavorano sul posto ed hanno invitato a non politicizzare il lavoro dell’organizzazione, che tra i propri compiti annovera la soluzione delle questioni di natura logistica e tecnica legate unicamente al petrolio.

“Viene abrogato lo stato d’emergenza nei giacimenti sicuri e nei porti. Gli ordini sono stati comunicati a tutte le organizzazioni operative, nonché alle amministrazioni associate alle strutture petrolifere statali. Dovranno iniziare a compiere i propri doveri diretti e avviare estrazione ed esportazione”, spiega la nota.

Lo stato d’emergenza rimane in vigore nei giacimenti dove sia stata comprovata la presenza dei gruppi armati che potrebbero ostacolare i lavori della NOC.

"La National Oli Company ribadisce il suo impegno a lavorare in conformità con i più alti standard internazionali e la trasparenza nelle sue operazioni commerciali", aggiunge il comunicato.

Il capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) maresciallo Khalifa Haftar in precedenza aveva annunciato il riavvio di estrazione ed esportazione del petrolio dai porti della Libia dopo un intervallo di alcuni mesi.

La maggior parte dei giacimenti e porti libici sono stati chiusi da gennaio per via del blocco delle infrastrutture petrolifere seguito agli scontri armati. Il presidente della Camera dei rappresentanti (parlamento) della Libia orientale, Aquila Saleh aveva annunciato il ravvio dei lavori alle strutture petrolifere ed ha anche dichiarato che "i proventi saranno congelati in un conto speciale finché non sia raggiunto un accordo politico".

Petrolio in Libia

La Libia possiede le più grandi riserve accertate di petrolio nell'Africa. Prima dell'operazione delle forze aeree della NATO per estromettere Muammar Gheddafi nel 2011, il paese era uno dei più ricchi e sviluppati del continente.

La produzione di petrolio della Libia, che superava 1,5 milioni di barili al giorno prima del colpo di stato nel Paese, ha subito un calo massiccio dopo la morte di Gheddafi e soltanto a fine 2018 ha raggiunto nuovamente la quota stabile di 1 milione di barili al giorno.

Il blocco delle strutture petrolifere ha causato un drastico calo dei guadagni della Libia dalle esportazioni di petrolio, e come conseguenza il calo nella qualità della vita, blackout e problemi associati nelle aree controllate sia dall'esecutivo di Tripoli, sia da quello di Tobruk.

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