13:53 24 Ottobre 2020
Economia
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Federmoda lancia l'allarme: il comparto abbigliamento rischia di bruciare 5,7 miliardi di euro a casa del coronavirus. A pesare sulle vendite è l'assenza dello shopping turistico degli stranieri, che registra un crollo del 75%.

L'epidemia da nuovo coronavirus ha penalizzato il comparto moda e abbigliamento, già sotto pressione per la concorrenza sul web. I cambiamenti della vita quotidiana, come lo smart working, ma anche il minore afflusso di turisti stranieri, hanno determinato un crollo delle vendite e adesso si prospetta una calo pari a 5,7 miliardi, derivanti dalla contrazione dello shopping turistico. L'allarme arriva da Federazione Moda Italia-Confcommercio che con World Capital ha voluto dare una fotografia della situazione pre-covid, nel Fashion & High Street Reportil 2019, in collaborazione con Osservatorio Acquisti Nexi, Global Blue e CCIAA di Milano.

Da quanto emerge della rilevazioni di Federazione Moda Italia sull'andamento delle vendite nei mesi di luglio e agosto, il 62% delle aziende del comparto moda e abbigliamento ha evidenziato un calo su base annua rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, il 22% ha avuto un andamento stabile e il 16% un incremento. 

Il calo medio del fatturato è pari al 17% con maggiori criticità nei centri delle grandi città, rispetto alle periferie, ai centri minori ed alle località turistiche. 

"Siamo molto preoccupati perché lo stallo degli arrivi di turisti amanti del bello e del made in Italy e l’eccessivo utilizzo di smartworking – afferma Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia-Confcommercio – hanno portato ad un cortocircuito dei flussi soprattutto nei centri delle maggiori città. Le nostre stime prevedono un calo di 5,7 miliardi di euro, pari al 75% dei proventi da shopping tourism che, sommato alla diminuzione delle vendite sul mercato interno, potrebbe portare complessivamente alla chiusura di 17mila punti vendita del settore moda con un’incidenza sull’occupazione di 35.000 addetti".

Una boccata d'aria per il settore potrà arrivare con la ripresa in presenza delle lezioni di scuole e università e il ritorno a pieno regime in attività pubbliche e private. Le manifestazioni come la fiera della moda di Milano potranno rilanciare il settore, prosegue Borghi.

La concorrenza del web

"Il comparto retail, già influenzato dalla concorrenza del web – sottolinea Borghi – è una tra le principali vittime del Covid-19".

Per rilanciare il settore sarà fondamentale far rivivere i centri e lo shopping nei negozi di prossimità "che rappresentano l’anima delle città e contribuiscono a valorizzare le relazioni sociali, illuminare animi e strade, dare decoro e pulizia a vie e piazze, offrendo qualità, cordialità e professionalità".

"Tuttavia – conclude Borghi – servono contributi a fondo perduto e una liquidità pronta e veloce, oltre ad una necessaria riforma fiscale, per la tenuta del mercato. Le banche devono poi essere al servizio di tutti coloro che fanno impresa e non soltanto di chi può già permetterselo. Resta, infine, quanto mai urgente una seria riflessione sui tempi della moda e sui rapporti di filiera, nell’interesse superiore del ‘Made in Italy’"

Fashion week di Milano 

Si avvicina l'atteso appuntamento con la Fashion Week di Milano, la fiera della moda che dopo le date interamente digitali proseguirà dal vivo dal 22 al 28 settembre. Addetti ai lavori, appassionati e curiosi da tutto il mondo si ritroveranno nella capitale lombarda, per vedere sfilare sulle passerelle grandi firme come Giorgio Armani, Prada, Etro, Max Mara. Occhi puntati per il grande ritorno di Dolce e Gabbana, da anni i grandi assenti della kermesse milanese. 

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industria, Italia
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