15:10 31 Ottobre 2020
Economia
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Enel spa è intenzionata a chiudere tutte le centrali elettriche a carbone entro il 2025, ma la burocrazia è nemica dell'ambiente e l'infrastruttura inadeguata. La società civile si mobiliti.

Pochi giorni fa l’amministratore delegato di Enel spa, parlando in audizione al Parlamento, aveva annunciato la chiusura di tutte le centrali a carbone entro il 2025. Le prime due dovrebbero chiudere entro quest’anno e Brindisi 2 a gennaio 2021, ma la burocrazia è nemica anche dell’ambiente non solo dell’economia italiana.

Così lo sfogo disarmato dell’amministratore delegato di Enel Italia Carlo Tamburi, che ha partecipato alla presentazione del Festival dello sviluppo sostenibile dell’Asvis che partirà il prossimo 22 settembre:

“Purtroppo, se continuiamo così non si raggiungono nemmeno gli obiettivi che c’erano l’altro ieri, perché i tempi autorizzativi sono troppo lenti, perché le centrali a carbone che vorremmo chiudere tutti quanti e che stiamo facendo di tutto e di più per chiudere al 2025, forse non si riesce”.

Serve l’impegno della società civile

Tamburi afferma che il loro impegno non sta bastando perché in questi mesi in cui la domanda di energia è risalita, “con tanta indisponibilità di altri impianti” sono stati richiamati in servizio “impianti a carbone fermi da mesi e mesi perché, per l’inadeguatezza del sistema, servono”.

L’auspicio dell’ad di Enel spa è che la decarbonizzazione sia al centro dell’attenzione della società civile, come è “al centro del cuore dell’Enel”.

Servono “i comportamenti virtuosi dei singoli” dice Tamburi, serve una “rete resiliente e l’efficienza energetica” o altrimenti gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU resteranno sulla carta.

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Enel, Ambiente
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